Si può affrontare il futuro dell’automobile senza un piano globale che metta sullo stesso piano i clienti che le comprano, i dipendenti che le costruiscono e l’ambiente che deve essere tutelato? È tempo, da un lato, che manager e ricercatori si tirino su le maniche e rivoluzionino l’offerta con proposte ecocompatibili, e che dall’altra parte i governi decidano onerosi investimenti per realizzare le infrastrutture stradali, elettroniche, di rifornimento per auto elettriche, a idrogeno, a gas, che consentano di entrare davvero in una nuova dimensione automobilistica. Il blasone, le prestazioni, l’autorevolezza, infatti, non bastano più. È vero, sono doti importanti, ma contribuiscono a realizzare piccoli numeri di vendite, quando invece ormai i fabbricanti d’automobili si stanno concentrando per dare vita a un numero ristretto di colossi, come le alleanze Fiat-Chrysler, Renault-Nissan capaci di fabbricare e vendere oltre 5-6 milioni d’auto l’anno.

Cultura verde

Un importante elemento di riflessione per chi analizza gli scenari futuri è costituito dall’esigenza di coniugare automobile e ambiente investendo sempre più risorse su motori più sobri nei consumi e più puliti nell’impatto ambientale. Si può però fin d’ora affermare che i risultati di anni di ricerche stanno dando frutti positivi. Due sono le strade che l’industria automobilistica sta battendo: l’investimento in nuove tecnologie e gli interventi diretti sul territorio. In Europa sono già stati fatti notevoli passi avanti per effetto delle norme d’omologazione sempre più severe. Tanto che, se si confronta un modello del 1990 con uno del 2009, consumi ed emissioni sono quasi dimezzati, e alcune sostanze inquinanti quasi del tutto eliminate con l’introduzione di catalizzatori sempre più complessi. Nella graduatoria dei costruttori che hanno proposto nel 2007 sul mercato europeo autovetture con meno emissioni di CO2, stilata dalla Jato Dynamics, leader mondiale nella fornitura d’intelligence e dati sul mercato automotive, la casa più “amica” dell’ambiente è risultata Fiat. Il centro studi ha assegnato al Lingotto il primo posto grazie alla sua media di emissioni di 137,3 g/km (posizione mantenuta anche nel 2008 con una media di emissioni di CO2 scesa a 133,7). Dietro a Fiat si sono guadagnate il podio Peugeot (141,9 g/km) e Citroën (142,2 g/km). Il quarto posto va ancora a una francese, Renault (146,4), seguita da Toyota (148,8 g/km), Ford (149,1 g/km), Opel/Vauxhall (152,9 g/km), Volkswagen (161,7 g/km), Bmw (176,7 g/km) e Mercedes-Benz (188,4 g/km). «Naturalmente sono i costruttori il cui portfolio è dominato dalle city-car a ottenere le migliori performance» osserva Nasir Shah, direttore dello sviluppo globale del prodotto di Jato. «Si può in ogni caso dire che, data la gamma alta della loro proposta, Bmw e Mercedes-Benz hanno fatto molto bene». Non è un caso. Entrambi i marchi del lusso tedeschi hanno investito ingenti capitali nella ricerca e sviluppo di tecnologie d’avanguardia (Mercedes-Benz, in particolare, spende oltre 4 miliardi di euro all’anno). Tuttavia la prima a proporre un’immagine ecologica, a trasferire e a spalmare massicciamente su prodotti di serie i vantaggi dei nuovi dispositivi che consentono di tagliare consumi e gas nocivi è stata Bmw. La sua filosofia amica dell’ambiente si chiama Efficient dynamics, ha l’obiettivo di rispettare il pianeta senza nulla togliere al piacere di guida e permette di raggiungere risparmi vicini al 20% rispetto ad auto di due generazioni precedenti. Questi risultati si ottengono grazie all’utilizzo della tecnologia multijet per i motori a benzina e alla funzione di start/stop. C’è poi il recupero dell’energia durante la frenata e l’impiego di un servosterzo elettrico che permette l’utilizzo d’energia solo quando effettivamente utilizzato (quando è azionato il volante), a differenza di quelli idraulici che per funzionare necessitano di un costante lavoro e messa in pressione dell’olio nel circuito del servosterzo. Inoltre le prese d’aria poste nella parte frontale del veicolo, indispensabili per raffreddare il motore, ma che costituiscono al tempo stesso un’inefficienza dal punto di vista aerodinamico, si aprono solo quando occorre un afflusso d’aria sul radiatore.

La tecnologia all’avanguardia

Naturalmente nella corsa al risparmio energetico e alla riduzione dei consumi tutti i costruttori pian piano si allineano e “copiano” le soluzioni migliori. All’Efficient dynamics di Bmw, il gruppo Volkswagen contrappone la BlueMotiontechnologies. Uno dei punti forti nell’offerta Volkswagen è il cambio a doppia frizione Dsg perché riunisce due assolute novità: è il primo cambio a sette marce posto in posizione anteriore-trasversale e il primo cambio a doppia frizione a secco. Quali sono i vantaggi? Offre il comfort di un cambio automatico convenzionale, abbinato alla dinamica di un cambio manuale, consentendo una riduzione del 10% del consumo di carburante rispetto a un sistema automatico convenzionale. Mercedes-Benz punta su un’offerta variegata di soluzioni ecologiche. Alcune pronte, altre prossime ad arrivare sul mercato. Nel 2010 saranno vendute mille Smart elettriche e mille Classe A elettriche. «La mobilità del domani non può essere garantita da una soluzione unica. Il peso deve, metaforicamente parlando, poggiare su più spalle» commenta Dieter Zetsche, il boss di Mercedes Benz. Di questa filosofia ne sono esempi le versioni BlueEfficiency, 58 delle quali saranno già disponibili entro la fine dell’anno. Il successo è attestato dalla nuova Classe E, che abbina i propulsori più moderni e il migliore coefficiente di resistenza aerodinamica al mondo in questa classe di vetture a un peso limitato e a un sistema di gestione intelligente dell’energia. Nel complesso, dicono alla Mercedes-Benz, si raggiunge fino al 23% in più d’efficienza rispetto al precedente modello, mentre i motori diesel BlueTec sono i più puliti al mondo.

… E le strategie

Alla strada dei risparmi ottenuti con la tecnica si affianca quella sempre più interessante d’operazioni sul territorio, che vedono coinvolti in modo solidale clienti e costruttori. Toyota di recente ha lanciato l’Eco tagliando. Ha costi leggermente superiori a quello tradizionale. Per esempio, un controllo ecocompatibile su una Yaris 1.0, giunta a 15 mila km di percorrenza, comporta una spesa di 139 euro contro i 90 di un controllo tradizionale. Si tratta di una maggiore spesa che, però, si ammortizza nel tempo per effetto dei minor consumi cui andrà incontro la vettura grazie all’uso di materiale ecocompatibile. Inoltre l’Eco tagliando prevede la compensazione delle emissioni di CO2 delle vetture clienti con un progetto di forestazione. Fiat, per il lancio della Grande Punto Natural Power, ha scelto un originale evento che rispecchia il suo impegno a 360 gradi verso l’ambiente. La presentazione stampa è stata realizzata con la formula Impatto Zero, progetto di LifeGate (la piattaforma per il mondo eco-culturale e partner di riferimento per le aziende che vogliono impegnarsi per lo sviluppo sostenibile). In questo modo, calcolando l’impatto ambientale generato dall’evento dedicato alla Grande Punto Natural Power, Fiat l’ha compensato con 6.668 mq di foreste nel Parco del Ticino, oltre ad aver impiegato nella manifestazione carta riciclata e materiali ecocompatibili.Nissan, nell’ambito del suo Green program 2010, è la prima casa automobilistica in Giappone a introdurre un programma di compensazione delle emissioni d’anidride carbonica (denominato Carbon offset campaign) legato alla vendita di un veicolo: per ogni Micra venduta, Nissan depositerà una tonnellata di crediti d’emissioni presso la Carbon Offset Japan, un’organizzazione non profit per la tutela ambientale che agisce secondo le linee guida del Protocollo di Kyoto. Skoda, per il terzo anno consecutivo, aderisce al progetto “Un albero per ogni auto venduta”, grazie al quale dal 2007 sono già state messe a dimora 131.977 piante. Compie invece 11 anni “Pozzo di carbonio”, un’iniziativa di mecenatismo scientifico ed ecologico avviata da Peugeot nel 1998, in collaborazione con l’Ufficio nazionale delle foreste brasiliano. L’obiettivo? Finanziare un progetto quarantennale di riforestazione, allo scopo di catturare il carbonio in Amazzonia. Dal debutto di Pozzo di carbonio, i risultati sono incoraggianti: due milioni gli alberi impiantati di 50 specie diverse - e 53 mila tonnellate di CO2 immagazzinate nei 1.742 ettari delle piantagioni, per una media di 5,1 tonnellate di CO2 per ettaro e per anno. Insomma trasformare l’appuntamento con il concessionario o con il meccanico in un contributo concreto nei confronti dell’ambiente può diventare utile: per il portafoglio ma anche per il futuro della Terra.