Lo Sportello unico per l’immigrazione esiste dal 2002, da quando fu istituito con la legge numero 189, meglio nota come Bossi-Fini, quella che provava a disciplinare il fenomeno migratorio. La legge prevede che ce ne sia uno in ogni provincia, presso la Prefettura o Ufficio territoriale del governo.

La prima competenza dello sportello: i nulla osta lavorativi

La sua utenza è composta da extracomunitari o italiani che hanno rapporti lavorativi con cittadini extra Unione europea. È il lavoro, infatti, l’ambito di competenza originario dello sportello. Era l’ufficio competente per il disbrigo delle pratiche e della procedura relative all’assunzione di lavoratori subordinati stranieri, a tempo determinato come a tempo indeterminato.

La legge prevede che per assumere un extracomunitario si debba presentare domanda presso lo sportello della provincia in cui ha luogo la prestazione lavorativa e che sia necessario ottenere un nulla osta, rilasciato previa consultazione delle quote di lavoratori extracomunitari ammesse in Italia, in base al decreto flussi, e dopo verifica del visto consolare e dei dati anagrafici del richiedente.

Una competenza acquisita: il ricongiungimento familiare

Col tempo, lo sportello è diventato competente anche per le pratiche relative alle domande di ricongiungimento familiare. Il sito del ministero dell’Interno spiega che “il cittadino straniero che si trova regolarmente nel territorio nazionale con un permesso di soggiorno di validità non inferiore a un anno può chiedere allo sportello unico il nulla osta per ricongiungimento familiare con: coniuge maggiorenne non separato legalmente; con i figli minorenni non coniugati, con il consenso dell'altro genitore; con i figli maggiorenni a carico (per invalidità totale) oppure con i genitori a carico, se non hanno altri figli nel paese di origine/provenienza, oppure ultra 65enni con altri figli che non possano mantenerli per gravi motivi di salute.

Allo sportello ci si deve rivolgere anche per i test di lingua italiana. La legge infatti prevede che il cittadino extracomunitario che voglia ottenere un permesso di soggiorno di lunga durata deve superare un test che accerti la sua conoscenza dell’italiano. Per farlo, deve inoltrare domanda, per via telematica, alla prefettura della provincia in cui sia domiciliato, andare sull'apposito sito  e compilare l’apposita domanda. Salvo errori di compilazione o altre irregolarità, il richiedente riceverà una convocazione entro 60 giorni dalla presentazione della domanda, in cui verrà specificato data e luogo della prova.

Infine, è a questo sportello che gli stranieri si devono rivolgere per effettuare una conversione del proprio permesso di soggiorno: può capitare infatti che un permesso rilasciato per motivi di studio o per un tirocinio debba poi essere trasformato in un permesso di lavoro; è una conseguenza logica. Chi viene per studiare o per fare un apprendistato può vedere il proprio percorso concludersi con un’assunzione. In tal caso, spetta allo Sportello unico convertire il permesso originariamente accordato in uno che consenta di essere assunti.