Italiani: più fiducia nei Ceo delle aziende che nel governo

Image by Gerd Altmann from Pixabay 

Oltre il 60% degli italiani considera il capitalismo un male, ma assegna agli amministratori delegati delle aziende un ruolo più importante del governo nel guidare il cambiamento. È questo uno dei risultati che emergono dalla ventesima edizione della ricerca Edelman Trust Barometer, la più importante al mondo sulla fiducia, presentata a Roma nella giornata di giovedì 6 febbraio.

Italia: un Paese in chiaroscuro 

Realizzata da Edelman in 28 Paesi su un campione di 34 mila persone – diviso tra élite (la parte più informata e con maggior tenore di vita) e il resto della popolazione – l’indagine fotografa un Italia in chiaroscuro nel quale la fiducia continua a crescere (+3 punti rispetto allo scorso anno e secondo posto in Europa dopo l’Olanda) e che assegna un ruolo molto importante agli amministratori delegati nel guidare il cambiamento senza attendere il governo (il 60% degli italiani è d’accordo, in crescita di 11 punti rispetto al 2019); ai Ceo l’89% degli italiani chiede di prendere posizione in merito a grandi temi quali l’impatto dell’automazione sul lavoro, l’uso etico della tecnologia, la formazione sui lavori del futuro. Fiducia, quindi a chi guida le aziende, ma il 61 considera il capitalismo come un fattore più negativo che positivo nel mondo e ritiene l’avanzamento tecnologico troppo veloce (67% del campione). L’Italia è inoltre al primo posto tra tutti i Paesi analizzati nel considerare la delocalizzazione come ragione principale di perdita del posto di lavoro.

Italia: più fiducia per Ong, aziende e media, governo in calo

Nel 2020 le élite ritengono degne di fiducia aziende, media e associazioni non governative lasciando in territorio neutrale il governo che dieci anni fa riscuoteva invece più fiducia rispetto alle aziende (32% contro 27%) ma la situazione si capovolge considerando il resto della popolazione per la quale nessuna delle quattro istituzioni riscuote fiducia. Considerando l’intero campione, la situazione rispetto allo scorso anno è però migliorata, in quanto le associazioni non governative hanno guadagnato 5 punti percentuali, le aziende e i media 4 punti mentre il governo ne ha persi 2. Il trend di lungo periodo è sostanzialmente positivo in quanto, tenendo presente il dato delle élite, dal 2006 la fiducia nelle aziende è aumentata del 17%, nel governo del 18%, nei media del 18% mentre le Ong hanno perso il 6% partendo però dal 66% di fiducia, dato più alto in assoluto.

Tra le voci considerate più credibili, gli esperti accademici restano in testa ma guadagnano 5 punti i dipendenti aziendali che riscuotono più fiducia degli stessi Ceo (48% contro 35%).

Aumenta in Italia la fiducia nei media rispetto allo scorso anno con il nostro Paese che è secondo in Europa con il 49% del campione ma il 76% degli italiani è preoccupato che le fake news possano essere usate come arma, un dato che cresce di 6 punti percentuali rispetto a due anni fa e che è superiore rispetto a quanto registrato in Francia e Germania mentre il 63% del campione teme che i media possano essere contaminati da notizie inattendibili, dato superiore rispetto al 57% registrato su scala globale. Considerando il grado di fiducia nelle varie tipologie di media, continua la discesa dei social che perdono 3 punti percentuali nell’ultimo anno e 14 punti dal 2012 mentre i media tradizionali sono cresciuti passando dal 57% al 65% in termini di fiducia rispetto a otto anni fa.

Più fiducia nell’Unione europea, meno nella tecnologia

Gli italiani sono scettici verso la tecnologia, infatti il 67% del campione pensa che i progressi in questo campo siano troppo veloci e l’80% crede che il governo non comprenda le tecnologie emergenti in misura tale da riuscire a regolamentarle efficacemente. Un dato quest’ultimo superiore rispetto a quello di Francia (61%) e Germania (75%). Aumenta la fiducia nell’Unione europea (9 punti percentuali in più rispetto al 2019) e nelle Nazioni Unite (+5 percentuali) anche se non abbastanza per portare le due istituzioni in territorio positivo e nel caso dell’Onu, il dato è inferiore di 4 punti alla media globale.