Insieme per l’ambiente: intervista all’a.d. di Vaillant Italia, Gherardo Magri

Gherardo Magri, amministratore delegato di Vaillant Group Italia dal 2010, è un manager con una solida esperienza nel marketing ma anche nella produzione e nelle vendite, con un passato in Nabisco, Fisher-Price, Philips, Fiat, Blu e Candy

Il futuro sarà elettrico. E se lo dice un’azienda che, fino a ieri, ha prosperato nel business delle caldaie a gas, allora deve essere davvero una rivoluzione. Già cominciata peraltro: oggi Vaillant, il marchio del comfort domestico fondato nel 1874 in Germania, 13 mila dipendenti e 2,6 miliardi di euro di fatturato, produce non solo caldaie alimentate a gas, ma soprattutto pompe di calore elettriche e pannelli solari. Perché la direzione ormai è chiara a tutti. «I nostri investimenti, da oggi in avanti, saranno mirati alle pompe di calore elettriche», dice infatti Gherardo Magri, amministratore delegato di Vaillant Group Italia, «che prima compravamo e ora invece produciamo. Del resto, tutte le ricerche ci dicono che tra dieci anni questo mercato sarà molto più grande di quello del gas».

Il futuro di Vaillant, dunque, sarà green ed elettrico. Come ci arriverete?
Cambiando tutto, ma un passo dopo l’altro. Proprio qualche giorno fa Norbert Schiedeck, il Ceo a livello globale, mi ha detto chiaramente che, piano piano, dovremmo diventare una “heat pump company”, cioè produrre solo pompe di calore: per noi che siamo nati con lo scaldabagno a gas e siamo da oltre 150 anni nel settore non è certo un passaggio semplice, anzi. Ma gli investimenti vanno tutti in questa direzione. Non ci arriveremo però dall’oggi al domani: siamo in un periodo di transizione e prima di raggiungere l’elettrico al 100% continueremo a sfruttare il gas, anche quello green e con macchine ibride. La risposta più efficace ai cambiamenti climatici, in ogni caso, sarà il progressivo abbandono dei combustibili fossili, affiancato dalla ricerca di una sempre maggiore efficienza energetica e dalla produzione e dall’utilizzo di energia da fonti rinnovabili.

Come si traduce, concretamente, il vostro impegno per la salvaguardia dell’ambiente, e in particolare per il miglioramento della qualità dell’aria?
In Italia abbiamo un progetto di responsabilità sociale dell’azienda, Green Evolution , che preme l’acceleratore sul verde. Nella sede di Milano, per esempio, abbiamo installato l’impianto fotovoltaico sul tetto, che l’anno scorso ha consentito di coprire gran parte dei consumi elettrici dell’edificio. Stiamo poi rinnovando la flotta aziendale, oggi per metà ibrida, ed eliminato tutta la plastica di consumo, dai bicchieri alle bottiglie. In ufficio non stampiamo quasi più nulla: la digitalizzazione totale delle fatture ci ha consentito un taglio di 240 mila fogli di carta, pari a 7 tonnellate di CO2 . Nel complesso, noi di Vaillant Italia abbiamo ridotto la nostra impronta ecologica per un totale di 97 tonnellate di CO2 , che equivalgono alle emissioni assorbite in un anno da 7.760 alberi. L’impegno si manifesta poi anche con la promozione del rinnovamento del parco caldaie più obsoleto: l’aggiornamento degli impianti ha prodotto, nel solo 2019, una riduzione di 20kt di CO2, pari all’assorbimento annuale di 1,6 milioni di alberi sul territorio. E quest’anno, oltre ai contributi che diamo per incentivare la rottamazione delle caldaie vecchie e inefficienti, ci siamo dati da fare per contrastare l’effetto dei gas serra piantando e curando gli alberi in due importanti riserve naturali, il Parco del Ticino e il Parco dell’Aniene.

Una volta salvato l’ambiente, quando torneremo a casa come sarà la nostra smart home del futuro? 
Oltre ad arrivare al traguardo di zero emissioni di CO2 , la casa di domani sarà tutta organizzata attorno al concetto di connettività. Nulla a che vedere con la vecchia domotica, mai decollata per mille motivi. Piuttosto, immagino di usare internet e il cloud per connettere alle piattaforme tecnologiche tutti gli apparecchi, caldaie e pompe di calore comprese, così da poterli controllare da remoto, oppure lasciarli guidare da algoritmi di intelligenza artificiale, in ogni caso costantemente sorvegliati dal nostro centro assistenza, che potrà intervenire da remoto, senza fare uscire il tecnico, con evidenti risparmi di tempo e costi. Dimenticavo: non è la casa del futuro, perché questi sistemi esistono e li stiamo vendendo.

Vaillant-caldaia-EcoTEch

Storicamente affermato nel mondo delle caldaie, il gruppo Vaillant sta ora investendo sulle pompe di calore elettriche, ritenendo che sarà questo il mercato del futuro

Quali sono le altre tecnologie che avranno l’impatto più forte nel vostro settore?
Nel breve periodo sono senza dubbio le pompe di calore elettriche, soprattutto per il mercato residenziale nuovo, grazie alla possibilità di accoppiare le macchine col raffrescamento e riscaldamento a pavimento, e dove la legge prevede che più del 50% dell’energia debba arrivare dalle rinnovabili. Nel caso di ristrutturazioni, invece, è più facile che vengano installate caldaie di ultima generazione, ma non meno ecologiche di quelle full-electric.

Argomento inevitabile: il Covid. Lo scoppio della pandemia pone infatti molte sfide. È possibile, per esempio, costruire sistemi di ventilazione che sanificano l’aria degli ambienti chiusi, a casa o in ufficio?
Allo stato attuale delle cose, anche conoscendo il lavoro dei competitor, mi pare che nessuno lo stia facendo e neppure si stia muovendo in questo senso. Piuttosto, noi per il momento preferiamo lavorare più sul concetto della riciclabilità: abbiamo una linea Green IQ fatta di parti con plastiche nobili riciclate e altre con plastiche nuove, ma che potranno poi essere riciclate al 100%, nel pieno spirito dell’economia circolare. Macchine antivirus, però, a oggi non ce ne sono.

Cambiamo argomento: lei ha sempre dato molta importanza al lavoro di gruppo e in una intervista di due anni fa, sempre su queste pagine, ci raccontava come nei periodi di crisi le persone si mostrano per quello che sono davvero, aggiungendo che collaborazione e condivisione sono fondamentali per la crescita personale e del business. Come si declina tutto questo con la prospettiva di un lavoro sempre più online? 
Il discorso è ancora più valido oggi di ieri. Durante il lockdown abbiamo chiuso tutti gli uffici e tutte le sedi in Italia per quasi tre mesi. Il rischio era di perderci non solo di vista, ma come sentimento di gruppo e di rapporti personali, e invece è iniziato un dialogo nuovo con le mie 130 persone: quotidianamente scrivevo e poi condividevo un diario di bordo che è durato 81 giorni, sabato e domenica compresi. Ho scritto tutti i giorni e non solo di business. Il fatto importante è che in molti rispondevano. È stato come un fil rouge, la condivisione di qualcosa che ci ha tenuto uniti e ci ha dato coraggio. Ora che siamo rientrati in ufficio, lo stesso spirito è rimasto vivo e il diario continua, anche se in versione settimanale.

Infine, quali dovrebbero essere, secondo lei, le priorità dell’agenda italiana post Covid? E quali invece le priorità di Vaillant? 
La priorità è lavorare insieme, tutti noi del settore e a uno stadio pre-competitivo: metterci insieme ai competitor e fare investimenti che da soli non riusciremo a fare. Non è utopia: in Francia lo hanno fatto i big del settore moda, quando Macron chiamò François Pinault, fondatore del gruppo Kering, con l’incarico di chiamare a raccolta le aziende del lusso e del tessile. Risposero in più di 100 per sottoscrivere insieme un patto sull’ambiente. È un modello che dovremmo imitare anche noi in Italia: lo Stato potrebbe chiedere alle aziende di fare fronte comune e unire gli sforzi, anche economici, a prescindere dalla competizione sul mercato. Mi piacerebbe essere quello che inaugura il tavolo comune: chiamerei tutti i competitor ma non solo, anche i rappresentanti del settore dell’automotive, uno tra i più inquinanti ma con i piani di riconversione green allo stadio più avanzato. E mi piacerebbe sedermi accanto ai big del largo consumo, che hanno una più spiccata sensibilità nei confronti non solo degli azionisti ma degli stakeholder, clienti, dipendenti, fornitori e comunità. Mettendo da parte gli interessi, sono convinto che si possa far fronte comune, unire le forze e dichiarare gli obiettivi comuni, non solo e non tanto economici ma, finalmente, anche green.

Articolo pubblicato su Business People, novembre 2020