Tiger Woods © GettyImages

Il campione americano Tiger Woods, un istante dopo aver eseguito un perfetto drive

Chi ben comincia… Anche nel golf, infatti, iniziare con il piede (o meglio, con il colpo giusto) rappresenta forse non la proverbiale “metà dell’opera”, ma sicuramente il modo migliore per aumentare le probabilità di un buono score su qualsiasi percorso e in ogni buca, sia essa un par 5, 3 o 4.E il vero re, tra i colpi a disposizione dei golfisti, quello che più affascina, è il “drive”. Sarà perché porta (o dovrebbe portare) la pallina lontano, aprendo in tal modo prospettive importanti nel prosieguo del gioco sulla buca, o forse perché si effettua con il “driver”, il bastone più appariscente all’interno della sacca. Fatto sta che drive e driver risultano decisamente in cima alla lista delle attenzioni e, non ultime, delle scelte d’acquisto da parte dei giocatori. Con l’aiuto di Carlo Alberto Acutis, dopo aver visto insieme come ottenere il massimo con il chipping intorno al green, ci concentriamo in questa occasione su una delle componenti più importanti del gioco lungo: il drive.

IL PRIMO E L’ULTIMO

Il gioco del golf è sicuramente molto complesso e presenta una varietà di colpi e di situazioni difficilmente riscontrabili in altre attività sportive. Tutti i colpi sono importanti per ottenere un buon risultato, ma due lo sono in maniera maggiore: il drive e il putt. Se è vero che per vincere a qualsiasi livello la capacità di imbucare con il putt è determinante, è altrettanto vero che se il drive non funziona a dovere, nessun giocatore si troverà mai in condizioni di vincere e anzi, più probabilmente, farà anche fatica a finire il giro con un numero di colpi decoroso.

I golfisti si confrontano spesso su drive e distanza raggiunta e, di conseguenza, sogni e acquisti spesso si concentrano proprio sui vari modelli di driver. Si tende a scegliere bastoni con caratteristiche al limite dell’ingiocabilità (da far arrossire il mitico arco di Ulisse) pur di poter esporre l’ultimo ritrovato tecnologico, con però relative magre figure in campo…

Una volta questo bastone era in assoluto il più difficile della sacca. La lunghezza dello shaft combinata con il loft ridotto della faccia del bastone lo rendevano uno strumento adatto a pochi buoni giocatori, mentre rimaneva un serio problema per tutti gli altri. Anni fa avevo addirittura fatto una serie di test con la collaborazione di alcuni miei allievi, e risultava evidente che effettuando il tee shot con un legno 4/5 e togliendo il drive dalla sacca il miglioramento dello score era immediato. Al giorno d’oggi, grazie alla tecnologia applicata soprattutto su questo bastone, il drive è sicuramente alla portata di tutti. Le dimensioni sempre più importanti della faccia del bastone, gli shafts in grafite con punti di flessione, torsione, peso ideati per ogni tipo di velocità di movimento, oltre alla possibilità di variare sia il loft che l’angolazione della faccia del bastone, fanno sì che molti giocatori possano trovare una combinazione che riduca gli errori sul volo della palla anche con delle caratteristiche di swing non ottimali.

Qualche consiglio per gli acquisti?

Per i giocatori alle prime armi consiglio semplicemente un drive con 11 o 12 gradi di loft e uno shaft in grafite regular, che all’inizio è più che sufficiente. Per coloro che già giocano regolarmente può essere invece molto utile una sessione di “fitting”. È veramente stupefacente come si riesca a migliorare il rendimento con un bastone che abbia le caratteristiche di peso, flessibilità, loft e angolazione della faccia più adatte per il proprio swing.

Il club fitting

Come scegliere il ferro giusto in funzione dello swing (e non solo) del giocatore

Grazie alle analisi di tecnici esperti, e con l’aiuto di strumenti sempre più sofisticati e in grado di tracciare ogni minima fase del volo della pallina e delle caratteristiche e delle attitudini del golfista (la preparazione fisica, la velocità del movimento, l’altezza), si possono individuare le specifiche che devono avere i bastoni all’interno della sacca per far funzionare al meglio lo swing del giocatore, di qualsiasi livello questo sia. Con una sessione di club fitting potranno così essere testati e scelti i bastoni in termini di loft della faccia (in particolare per i driver, legni, ibridi, wedge) e, per quanto riguarda gli shaft, in termini di rigidità (regular, firm, stiff, extra stiff), flessibilità, peso, materiale (acciaio o grafite) e punto di torsione.

IL MOMENTO DELLA VERITÁ

Una volta scelto il driver più adatto, arriva il momento in cui ci si trova soli di fronte alla pallina, con unico amico lo swing e le sue “certezze”. Sappiamo che, in linea generale, lo swing rimane lo stesso indipendentemente dal bastone che si utilizza. Ma forse, per il driver, qualche accorgimento è utile adottarlo. Cosa bisogna sapere, cosa bisogna fare per produrre il miglior tee shot con il nostro driver?

Detto del fitting, ci sono alcune regole base da rispettare per giocare il drive correttamente a partire dal set up: la posizione della palla ottimale è in corrispondenza del tallone sinistro (foto 1a) e il peso del corpo lievemente più a destra di un colpo dal fairway perché la parte superiore del corpo è leggermente inclinata verso destra (foto 1b). Questo aiuta a colpire la palla con un angolo ascendente della testa del bastone (ricordiamoci che la pallina è supportata dal tee) che migliora il contatto e la distanza.

 

Sembrerebbe piuttosto semplice e, invece, una volta colpita, la pallina spesso prende strade alquanto diverse da quelle sperate. Tra le più frequenti, c’è il cosiddetto “slice”, uno degli incubi dei giocatori. Qualche suggerimento?

Un buon esercizio per ridurre lo slice consiste nel provare a tirare colpi con il drive senza rompere o muovere il tee dal terreno (foto 2a e 2b). Chi rompe un tee ad ogni colpo è sicuramente afflitto da un grosso difetto, quello di azionare il bastone in discesa su un angolo troppo verticale, che oltre allo slice determina anche altri errori gravi come pull (con la pallina che gira eccessivamente verso sinistra) o pallonetti. Un altro ottimo esercizio per migliorare istantaneamente il rendimento con il drive consiste nel piazzare una scatola di cartone all’esterno della linea di tiro (foto 3a) e cercare di evitare di colpirla durante l’impatto (foto 3b, 3c e 3d). Un ulteriore suggerimento per chi soffre di slice cronico è girare le due mani in senso orario (foto 4), e cioè usare un grip lievemente più forte del normale per aiutare la chiusura della faccia del bastone attraverso l’impatto. Un’altra posizione chiave da verificare è la posizione del dorso della mano sinistra all’ apice del backswing. Se è convessa (foto 5) la palla facilmente girerà a destra mentre se è in linea con l’ avambraccio sinistro (foto 6) otterremo colpi molto più dritti.

 

Slice e Hook, colpi “tagliati e agganciati”
Lo slice è l’effetto (ma si dice normalmente “ho fatto uno slice”, assimilandolo al colpo stesso) che porta la palla, dopo il colpo, a girare fortemente da sinistra verso destra (al contrario, nel caso di giocatore mancino). Di solito, la causa principale di tale effetto è da ricercare nella eccessiva apertura della faccia del drive al momento dell’impatto in relazione alla linea su cui si muove la testa del drive. Al contrario, l’hook o “gancio” è l’effetto (ma si dice anche del colpo) determinato quando la faccia del bastone, nel momento in cui impatta la pallina, risulta chiusa rispetto alla linea su cui si muove la testa del bastone stesso

 

Abbiamo capito cosa fare per evitare lo slice. Ma anche l’errore opposto, ovvero l’hook (il gancio) comporta gravi effetti sullo score del giocatore. Che fare per correggerlo?

È un problema che riguarda una percentuale molto ridotta di giocatori, normalmente quelli con handicap basso o professionisti. Il comune denominatore di ogni colpo che gira a sinistra è una esagerata rotazione delle mani durante l’impatto (foto 7) che è causata da un grip forte o da una traiettoria di discesa verso la palla troppo interna. Un ottimo sistema per rendere le mani passive nell’attraversamento della palla è quello di effettuare degli swing di prova con il bastone impugnato sullo shaft (foto 8a e 8b) cercando di non colpirsi nella fase di post impatto (foto 9a e 9b) fino al finish (da effettuare all’inizio con un driver, per poi passare al ferro). Questo esercizio riduce l’azione della mano destra mantenendo la faccia del bastone più dritta e riducendo così lo spin a sinistra. Un altro buon esercizio consiste nel praticare il drive con il tee molto basso o addirittura dal terreno. Come sopra menzionato, chi fa hook aziona il bastone su una linea troppo interna verso l’impatto, e con questo esercizio per riuscire a colpire la palla si è costretti ad arrivare in maniera più verticale. Il colpo che dovrebbe risultare con questo accorgimento è un piccolo fade, e cioè una lieve curvatura da sinistra verso destra.

 

CARLO ALBERTO ACUTIS
Laurea in Business Administration all’Università di Miami, Usa (1983), negli anni ‘80 partecipa a varie competizioni internazionali, intraprende quindi la carriera dell’insegnamento con diversi ruoli all’interno della Federazione. La formazione, agli inizi con il maestro A. Angelini poi con K. Venturi alla University of Miami, è continua con stage e corsi sulle varie componenti del golf (con i coach Tosky, Ballard, Leadbetter, Mc Lean, Swash). Partecipa quale oratore a convegni in particolare sugli aspetti medici e biomeccanici dello swing ed è del 2001 il suo primo libro Golf, uno sport per sempre (Sperling & Kupfer).Dopo uno stage a Dallas presso il Golf Studio di H. Haney (già coach di T. Woods) nel 1991 fonda con A. Rogato e G. Bordoni la Blue Team Golf Academy (www.blueteamgolf.com), da subito innovativa per le tecniche d’insegnamento in cui l’analisi computerizzata e audio-video dello swing affianca la competenza dei maestri. Non perde il contatto con il golf giocato e partecipa a diversi eventi di primissimo livello quali il PGA Championship dello European Senior Tour 2011, vince la gara di qualificazione al British Senior Open in Inghilterra ed il Campionato Italiano di Doppio della PGAI. Nel 2010 è Campione Nazionale Open Senior e si aggiudica la qualificazione (3°) per il British Senior Open a Carnoustie in Scozia.