Il mondo dei vini dolci, muffati, passiti e liquorosi offre ogni anno novità e grandi classici che s’impongono all’attenzione. E sono i nostri estremi Nord e Sud a sfornare i prodotti più “curiosi”. Partiamo proprio da qui, da una novità per i vini liquorosi, che vantano una lunga tradizione in Sicilia. La Pellegrino, tra le famiglie storiche del Marsala, ha da poco presentato Malvasia e Zibibbo liquorosi bio, ottenuti con vendemmie leggermente ritardate, macerazione di sei-otto ore, affinamento in vasca a temperatura controllata, quindi aggiunta di alcol per esaltare i profumi e preservare da ossidazioni che ne limitino l’espressività. Rimanendo in Sicilia e stando sul passito, passiamo a Cammarata (Ag), dove Feudo Montoni produce il suo passito bianco da uve Grillo e Catarratto con note sapide e dolcissime di anice, vaniglia e pepe bianco. Sul versante “isola nell’isola”, in Sicilia non si può non menzionare le Lipari, con la Malvasia passita e naturale di Cantine Colosi il cui Na’jm struggente di agrumi canditi, fico maturo e floreale bianco di gelsomino è addirittura entrato nella classifica de L’Espresso  tra i 100 vini dal rapporto qualità prezzo migliore d’Italia. Sempre sull’isola ecco una chicca nuova, ma al contempo antichissima: l’Idromiele Acqua di Aron, secondo molte fonti la più antica bevanda del mondo, ottenuta dalla fermentazione di miele in acqua e successivo invecchiamento in barrique per almeno due anni. La sua versione moderna, è prodotta da Cantina Giostra Reitano, che consiglia l’abbinamento con il cioccolato di Modica.

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Volando a Nord, arriviamo in Veneto, dove la dolcezza dei vitigni è stata esaltata in diversi modi, ma tra i precursori non possiamo non citare Maculan e il loro Torcolato, antico passito da uve Vespaiola restituito a vita nuova. Muovendo verso Nord-Est troviamo la Ribolla “Leonardo” di Simcic, una versione dolce di questo vitigno al confine tra Italia e Slovenia che dà il meglio grazie all’appassimento, il quale permette di estrarre dalla buccia un concentrato di aromi e note balsamiche davvero originali. Ancora più originale l’ 8.9.10 di Joško Gravner, sempre da uve Ribolla ma completamente botritizzate sulle viti. Il nome deriva dalle tre vendemmie coinvolte, quelle del 2008, 2009 e 2010. Dopo una fermentazione in anfora interrata compresi i raspi, passa in piccole botti di rovere e viene imbottigliato con luna calante nel luglio 2015, senza chiarifica né filtrazione: solo 1.200 bottiglie per un prezzo da collezione – 350 € – e un vino che suggella anni di ricerca di Josko su questo iconico vitigno. In Alto Adige i passiti sono una consuetudine secolare e uno che non può mancare in una all star è il Terminum, Gewürztraminer vendemmia tardiva di Cantina Tramin, ottenuto da uve botritizzate, ideale per dolci con frutta secca, i locali strudel, creme brulé o formaggi stagionati ed erborinati. In Piemonte il vino dolce è sempre e soprattutto bollicine con Moscato d’Asti e Asti spumante, ma si muove qualcosa sul fronte dei passiti, come dimostra il Piemonte Doc Moscato all’Antica di Cantine Volpi, perfetto per i baci di dama di Tortona. Infine, sul lago di Garda proviamo la dolcezza della Turbiana, uva autoctona sconosciuta ma che dopo appassimento naturale in cassette è pronta, come nell’Accordo Passito di Le Morette di San Benedetto di Lugana, a dare agrumi canditi, anice e menta.

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