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L’abbiamo attesa tanto, dopo metri di neve, interminabili giorni di pioggia, nuvole che sembravano non voler più abbandonare i nostri cieli. Ma ora ci siamo: è arrivata l’estate, mai tanto desiderata come questo 2012, in cui la stagione del freddo ci aveva quasi abituati a un’insolita voglia di vin brulè. Sole e spiagge bollenti sono ormai una realtà, e se sulle riviste di moda impazzano i consigli per l’estate per la perfetta abbronzatura, qui non possono mancare i “must have” della nuova stagione da portare nei secchielli del ghiaccio sotto l’ombrellone, o da gustare nella fresca brezza delle sere d’estate. È giunto il momento di scegliere i vini per la stagione estiva e dare uno sguardo a ciò che c’è di nuovo tra le ultime tendenze (ma senza mai dimenticarci i classici intramontabili) i cui calici renderanno unica la nostra estate.

UN’ESTATE DI BOLLICINE

Il primo pensiero che si insinua tra le bottiglie della nostra cantinetta estiva è quello delle bollicine: un innato splendore seducente, sempre perfette in ogni occasione. E decisamente francesi. Quest’anno lo champagne per l’estate è senza ombra di dubbio rosè: Veuve Devaux con i suoi rosati dalla Aube (la zona della Champagne più calda, quella del Sud) e in particolare la cuvée “D” Rosé composta da pinot nero e chardonnay con un notevole e fragrante 12% di pinot nero rosso. Ci regala un naso soave e squillante d’arancio e fragolina vanigliata, spezie delicate, bocca fresca, sensuale e succosa con nota minerale profonda. Per restare invece tra le bollicine più classiche, un brand tradizionale che si sta reiventando è Mumm, che propone un Blanc de Blancs proveniente dal cru di Cramant. Per dirla alla francese, ça va sans dire che sia ideale per una cena “vista spiaggia”, ad accompagnare aperitivi e frutti di mare: presenta una minore pressione di anidride carbonica e quindi bollicine leggere e fragili che si risolvono in una spuma fine e cremosa. In bocca grande profumo di fiori bianchi di frutta fresca e di limone, delicato ma dal finale ricco e persistente con anche sentori di pompelmo e kumquat. L’abbinamento ideale delle bollicine per l’estate? Provate con la pizza, sia nella versione classica che con qualche gustosa variante, dalle alici ai salumi, senza escludere le provole campane affumicate. E se siete in vacanza in costiera amalfitana, la nuovissima pizzeria gourmet sul lungomare è al Bikini di Vico Equense.

 

PER NON SBAGLIARE MAI

Tra i grandi classici c’è un vino bianco passpartout che non sfigura su nessuna tavola, ed è un Sauvignon blanc. Ma anche qui si può essere originali e pensare a una notte stellata proponendo il “Vette” di Tenuta San Leonardo, cantina tra le più titolate e famose d’Italia (celebre per i vini rossi a base cabernet sauvignon e merlot) che esordisce quest’anno con un bianco. Il sauvignon “Vette” traduce in bianco i classici punti fermi della casa, ovvero freschezza, equilibrio e mineralità senza mai essere sdolcinato e stucchevole. Del resto il sauvignon è il vino d’eccellenza bianco del Bordeaux, regione a cui si ispirano i capolavori di San Leonardo Rossi. Rispetto ai francesi, questo bianco può contare sui grandi profumi e intensità di sapori delle Dolomiti che donano una dimensione nuova a questa tipologia (sui 15 euro in enoteca).Tra i bianchi del Sud, una sorpresa di freschezza arriva dalla solare Puglia: esile, delicato e quasi trasparente nella sua croccante semplicità, ecco a voi il Verdeca, di Cantele (Le). Una delle più splendide realtà salentine ci regala con questo vino un naso floreale con sambuco e fiori di pesco, e soprattutto una bella balsamicità finale in cui si scorgono erbe aromatiche come salvia e rosmarino. Per finire con le isole, impossibile non nominare la Sicilia, meta estiva a dir poco ambita soprattutto se pensiamo a posti come la bellissima spiaggia di Porto Palo a Menfi, proprio davanti a Capo Passero. Pensando all’estremo lembo di terra di fronte al mare è d’obbligo menzionare un vino come il Tirsat di Gurra di Mare, primo vino prodotto qui da vigne che arrivano quasi sull’arenile da Feudi del Pisciotto. Un blend internazionale di chardonnay e viognier in blend, dorato come i tramonti alla vista, e complesso con frutta estiva al naso: albicocche, pesche gialle e speziatura intensa con un retrogusto mielato che rendono esotica la bevuta. L’abbinamento perfetto potrebbe essere uno tra i piatti più celebri della cucina siciliana dello chef Ciccio Sultano del Ristorante Duomo di Ragusa Ibla, che tra le sue ricette propone il “Timballo del Gattopardo” ispirato al libro di Tomasi di Lampedusa. Una ricetta che racchiude in sé l’essenza del barocco, dal momento che unisce molti elementi tra carni e uova, pasta fatta a mano e ingredienti tipici del territorio, tra cui il formaggio Ragusano Dop.

 

LA STAGIONE DEI COLORI

La bella stagione è tale anche per via dei colori accesi e delle sfumature calde dei tramonti, che in noi suscitano un suadente desiderio di vino rosso, specie se arriva sulle tavole con l’accortezza di temperature di servizio più fresche, così da farne prelibati calici da bere amabilmente anche nei torridi giorni d’estate. Dopo un inverno rigido, reso gentile dal piacere dell’assaggio di austeri baroli e nobili brunelli, cerchiamo il sole anche nei calici e ci spingiamo ancora una volta a Sud. Rimaniamo in Trinacria e partiamo dal rosso cupo e scuro di un siciliano di razza come il Seligo di Settesoli, blend di nero d’Avola e syrah (ma solo un 15% di quest’ultimo) che incarna l’ideale semplice ma accattivante di un vino fruttato con sentori di amarena e confettura di fragola, resi piccanti da un tocco di pepe del syrah. Tra l’altro Seligo è anche bianco con grecanico e viogner, gessoso e agrumato, dalla bocca molto dritta e sapida. Un vino che sa il fatto suo e si dimostra scattante e pronto. Intramontabile come stile, ma non adatto a chi cerca mollezze ed eccessiva femminilità... (tutti e due a meno di 7 euro in enoteca). Sempre in Sicilia, nelle notti stellate d’estate c’è un astro nascente al femminile che brilla più di altri, con uno stile e un carattere degni di nota: è Arianna Occhipinti, che nella “sua” Vittoria produce un vino decisamente di classe. Il Grotte Alte è il suo primo Cerasuolo di Vittoria Docg e rappresenta, al tempo stesso, il punto ideale di arrivo e di partenza del lavoro in cantina e in vigna di questi anni. È fatto dai vitigni frappato e nero d’Avola che qui a Vittoria si armonizzano per profondità e ricchezza, con l’acidità del frappato che regge tutto mentre la beva si arricchisce con il corpo del nero d’Avola. Lasciando le isole per la terraferma, troviamo una vera e propria dichiarazione di indipendenza in rosso: si tratta del Primitivo di Manduria 2010 di Gianfranco Fino, erede del 2009 che fu premiato da tutte le guide dei vini d’Italia. Un nettare che in teoria sarebbe improponibile d’estate, con i suoi 16% di alcol, ma che paradossalmente sa essere potente, elegante bevibile e rinfrescante, con note di caffè e cacao appena tostato. E dato che i tannini sono piuttosto eleganti, nessuno vi vieta di servirlo dopo qualche minuto nel secchiello del ghiaccio. Se cercate un passpartout per ogni occasione, tra i vini rossi della nuova stagione sarà sicuramente il Chianti Classico 2009 di San Felice: forte di una nuova veste, ma soprattutto di un nuovo contenuto (con il blend fatto non solo da sangiovese ma anche da pugnitello) torna il vitigno tutto spezie e colore che proprio San Felice ha rilanciato dopo anni in cui era quasi sparito dai campi vitati della Toscana. Più spessore e rotondità, ma stessa freschezza di sempre per questo vino, caratteristiche ideali sulla tavola dell’estate. E se vi trovate in una delle località più esclusive della Toscana, a Forte dei Marmi, provatelo in abbinamento all’Agnello di Zeri che è presidio Slow Food, tra le ricette di Andrea Mattei, chef neostellato del Ristorante La Magnolia dell’Hotel Byron. Infine, per chi ama le scelte ardite ma indimenticabili, tra i rossi suggeriamo la sensualità dell’Amarone, vino sfacciato e prorompente, che d’estate bisogna osare servire a una temperatura leggermente inferiore. In questo caso, scegliete un grande classico come quello di Allegrini: dolce e intenso, cangiante, con mirtillo e pepe, lampone in confettura, bocca a suo modo delicata, secca fresca e suadente finale, un vino dalla lunga vita davanti ma già godibilissimo oggi.