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Ogni anno le cantine vinicole di tutto il mondo immettono sul mercato migliaia di etichette. Qualcuna è particolarmente fortunata per le sue caratteristiche, divenendo con il tempo rara, preziosa e ricercata dai collezionisti. Non necessariamente per il suo valore, quanto per il fatto che rappresenta un momento speciale, una fotografia unica dell’annata che l’ha prodotta, spesso eccezionale, ma se capita l’occasione di trovarle, possono diventare un regalo di Natale straordinario per ogni appassionato.

BOLLICINE FRANCESI

Difficile di questi tempi non parlare di Champagne, vino per il quale il periodo natalizio continua a essere il momento più importante nonostante tutti gli inviti a destagionalizzare e al consumo più disinvolto. Di certo non potrà però essere disinvolto l’assaggio e il reperimento delle proposte, per esempio, di Perrier Jouët, che da pochissimo ha lanciato il progetto Art du Millésime, una collezione di tre ottime annate di Belle Époque, la sua cuvèe de prestige. Si parte dalla 1996 (50% chardonnay, 45% Pinot Noir e 5% Pinot Meunier), con profumi particolari di aneto e zafferano, glicine, ginestra e rafano, arancio giallo e caffè, ostrica e pepe e una bocca, che è ancora incredibilmente giovane. Più complessi ed evoluti gli altri millesimi con la Belle Époque 1985 floreale e raffinata di zenzero e lime, con calore e potenza in un’eco lontana: pesca e sale, miele di acacia, tostature e pan di spezie, thè al bergamotto. La bocca è vinosa e armonica, con grande lunghezza e personalità in tabacco e vaniglia, il finale è agrumato solare e piccante, decisamente e ancora gourmande. Ovvero da tavola. Chiude il trittico la Belle Époque 1982 dalle note di menta, pesca e cacao, arancio rosso e peperone, cioccolato fondente e arancio candito, con bocca ampia, stuzzicante, radiosa e vitale, maturità affascinante e una ricchezza incredibile. Anche se da pietanze più leggere rispetto alla forze del 1985.

 

Krug, forse il nome più esclusivo e ricercato della regione, presenta la sua Christmas Collection radunando Vintage e Clos de Mesnil 2000 e il sontuoso e costosissimo Clos d’Ambonnay 1998 (100% Pinot Nero, circa 4 mila euro), che divide e appassiona i cultori di Champagne visto che ancora è quasi ingiudicabile, tanta è la potenza e la complessità che accenna all’assaggio. Già invece godibile e memorabile la coppia 2000 rappresentata dal Vintage, assemblaggio delle migliori uve provenienti da quasi 40 cru della regione, e la cuvèe di culto Clos du Mesnil, raffinatissimo e umorale Chardonnay proveniente da un clos (ovvero un vigneto recintato in piena Cotes des Blanc) a Le Mesnil, appunto. Se da una parte abbiamo la celebrazione dello stile Krug, ovvero l’assemblaggio di varie note per realizzare l’armonia di un’orchestra, dall’altra un virtuoso solista che colpisce al cuore ma che non è adatta a tutti, sia per il prezzo (850 euro) che per la tipologia molto peculiare di vino che rappresenta. Clos du Mesnil 2000 ha una nota tropicale impressionante, insieme alla frutta secca e alle tostature appena accennate, poi mela, kumquat e mandarino, con una bocca ovviamente giovane. Ma ha la sua maturità con note fruttate e floreali in un equilibrio fantastico, dove la mineralità tiene ogni elemento al suo posto. Anche la Vintage 2000 (215 euro) è ancora all’inizio del suo cammino, eppure è solare e gioiosa, con note di pasticceria, cedro candito e lime, burro e salvia, caffè. Un vino goloso con note di caramella agli agrumi, pompelmo e una bocca ficcante ancora molto sulle acidità. Chicca da non perdere per gli appassionati, visto che stiamo parlando di Clos, è la nuova edizione da collezionisti per il Clos de Pompadour (millesimo 2002 ma non dichiarato) di Pommery, forse l’unico vigneto (di Chardonnay) davvero cittadino di tutta la Champagne: sorge quasi in centro a Reims nel parco di proprietà della Maison. Per il mercato italiano sono disponibili non più di 240 bottiglie al prezzo di 600 euro. Ma va considerato che è in formato magnum, ovvero 1,5 litri.

LE RARITÀ DEGLI ALLEGRINI

Arriviamo ai grandi rossi italiani e partendo dal Nord-Est, tappa quasi obbligata è la Valpolicella, dove gli Allegrini hanno preparato due confezioni speciali con tre bottiglie ciascuna, di cui una ha come nome e tema “L’eredità di Giovanni Allegrini” (153 euro), e l’altra “Allegrini e le Riserve” (309 euro). Il primo è un omaggio al capostipite della famiglia, tra i principali artefici della rinascita enologica di questa terra, e comprende due bottiglie di Amarone della Valpolicella Classico 2008, dolce e intenso, cangiante di mirtillo, pepe e lampone, già godibilissimo, e una di Recioto, la versione dolce dell’Amarone. L’altra confezione è più trasversale, ma anche più impegnativa: racchiude il “Dedicato a Walter”, un ottimo Cabernet Franc in purezza da Bolgheri, la sontuosa Riserva 2006 di Brunello di Montalcino San Polo (la tenuta di proprietà Allegrini a Montalcino, ovviamente 100% Sangiovese) e la storica “La Poja”, il cru di Corvina che Allegrini ha reso celebre nel mondo. Tre zone e soprattutto tre vitigni mostrati a un potenziale di espressione davvero elevato.

TRA CHIANTI CLASSICO E MONTALCINO

La terra del grande Sangiovese regala sempre emozioni forti. Oltre a solide realtà con un catalogo storico come Badia a Coltibuono a Gaiole, a San Casciano troviamo Castello di Monsanto che ha da poco festeggiato il mezzo secolo di vita per la Riserva Il Poggio, un Chianti Classico Riserva di cui sono disponibili quasi tutte le annate con l’eccezione della prima, il 1962, e il 1966, anno di nascita di Laura Bianchi, figlia di Fabrizio Bianchi fondatore dell’azienda. Vini che girano per le aste del mondo (24 bottiglie di 1982 sono state battute a Hong Kong a fine novembre per cifre ragguardevoli) e che sono sempre un regalo apprezzatissimo da parte di appassionati conoscitori. Un Sangiovese che non conosce età. Giusto per fare un esempio, un 1979 profuma ancora di mughetto e cipria, tabacco dolce, ambra, floreale, viola e frutta nera e rossa in confettura, macchia mediterranea, pepe rosa e sale di maldon e conserva una bocca stupenda, carnosa e stuzzicante. Spostandosi nel Senese, incontriamo gli esperimenti di recupero di vecchi vitigni messi in opera, ormai da quasi vent’anni, da Agricola San Felice in collaborazione con l’Università di Agraria di Firenze. Oltre al grande successo del Pugnitello Igt, in purezza giunto ormai alla quinta vendemmia, si è aggiunto negli ultimi giorni una gamma completa con il Pugnitello a duettare con Ciliegiolo (antica uva toscana antenata del Sangiovese dal punto di vista genetico) e con il Sangiovese stesso a dare rispettivamente “Mater Vitis” e “Arkeos”: produzione limitatissima di cui una buona parte inserita in 600 speciali confezioni con i tre vini proposti a 110 euro. Passando a Montalcino, non è così facile trovare aziende che possano vendere vecchie annate in cantina. Ma Mastroanni, nome noto agli appassionati e di recente acquisito dal gruppo Illy, riesce a proporre alcuni esemplari del suo Brunello di Montalcino 2001 che svela un mondo fatto di bergamotto, sottobosco, frutta sottospirito, arancio, zenzero e kumquat con bocca ancora viva, carnosa quanto basta e un finale elegante. Dato che siamo attorno ai 65 euro, potreste fare un pensiero su una piccola scorta di un vino che tra trent’anni sarà ancora meraviglioso, come il Brunello di Montalcino 2007 Schiena d’Asino. Floreale e balsamico, con note di pasta di mandorla, frutta integra e carnosa che si rivela solo in bocca, dove è dolce e fine in maniera incredibile. Il finale è sodico e croccante, con aromi di fragola fresca sandalo e chiusura di tabacco.

 

IL SUD È GIOVANE, MA NON TROPPO

Spostandoci a Sud, diventa più difficile trovare cantine che abbiano conservato grande traccia della loro storia, perché l’affermazione a livello nazionale e internazionale è più recente. Ma realtà come Mastoberardino in Irpinia o Tasca d’Almerita in Sicilia nascondono tesori preziosi. Il Rosso del Conte viene per esempio prodotto dagli anni ’70, quando ancora veniva imbottigliato nella borgognotta. Attualmente ogni anno, in concomitanza con l’uscita dell’ultima annata, viene rilasciata un’annata di circa un decennio prima. Adesso è possibile acquistare l’annata 1998 del Rosso del Conte per 250 euro, prezzo adeguato se si pensa alla grande qualità e storicità di questo elegante e raffinato Nero d’Avola.