Cirò: il vino dei vincitori

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Il primo caso nella storia di spon­sorizzazione sportiva di una manifestazione e il vino più rappresentativo della Enotria miti­ca dell’antichità: il Cirò, l’antico “Krimisa” era il premio per i vincitori delle Olimpiadi e un rimedio medico per chi doveva riprendere le forze. Oggi ha da poco compiuto 50 anni come Doc e ha ricevuto un grande impulso in termini di qua­lità come di quantità grazie all’arri­vo di nuove generazioni in cantina e al lancio di iniziative inedite. 

Per esempio, Cataldo Calabretta pro­duce ottimi bianco e rosso, ma an­che un sorprendente rosé, che al naso ha note di melograno, ribes rosso, bacche nordiche, camemoro, ribes bianco e poi note pepate; men­tre al palato dà una sensazione quasi tattile e sapidità importante. Sempre in tema di rosé, è ottimo quello dell’a­zienda Romano Rocco Pirito, con note di ciliegie e amarene, arancio rosso, cuoio e liquirizia, da immaginare sulla cacciagione più che sul pesce. Più clas­sica la versione di Tenuta del Conte, dagli aromi di vaniglia e mela caramel­lata, poi amarene e confettura.

Cirò-Vino-Italia

Da destra verso sinistra, il Cirò Gemme dell’azienda Dell’Aquila,100% Gaglioppo; la versione “bio” di Cote di Franze; il rosato di Tenuta del Conte; l’eccezionale rosso di Cantine Scala, vero vintage anni 60; e l’elegante Cirò della cantina ’A Vita di Francesco de Franco

Un grande ruolo lo ricoprono anche i rossi con le loro sensazioni spezia­te, i ricordi fruttati e di erbe aromati­che. Partiamo dal Rosso Cantine Fezzi­gna, rifinito in ogni dettaglio ma ancora capace di conservare una sua rustica eleganza e originalità. Un altro bell’e­sempio di Cirò è il Gemme Azienda Dell’Aquila. Sergio Arcuri con il suo Aris ci mostra un vino unico e specia­le: profondo, con note di sottobosco e senape, bocca con tannino e sapi­dità, sentore di amarene, tabacco, io­dio e liquirizia. Suo fratello gemello in eleganza e ruolo simbolico è ’A Vita di Francesco de Franco. Il suo 2015 è una meraviglia, forse il Cirò più “nebbiole­sco” con tannini fini, sottili, scontro­si ma saporitissimi e profumi di erbe officinali e macchia mediterranea. Eti­chetta meravigliosa e bellissima quel­la di Cantine Scala, vero vintage anni 60, che prelude a un vino più rotondo e accomodante di altri Cirò, ma che è perfetto per esemplificare come que­sto mix particolare di macchia mediter­ranea, erbe officinali e spezie d’Orien­te possa combinarsi perfettamente con note più fruttate di cassis, ribes e mir­tilli, mentre tabacco, pepe e tannino lo rendono dinamicamente rustico e ap­passionante.

Se siete amanti del gusto naturale e “bio” non perdetevi Cote di Franze, ideale per capire la difficoltà che ci può essere nell’avvicinarsi a questi nettari particolari. Tra i bianchi gusto­sissimi e dal grande rapporto qualità prezzo rammentiamo, oltre a quelli di Cote di Franze, Ippolito 1845 e Santa Venere, quello dello storico Librandi: un’azienda con attenzione al detta­glio e alla cura del vino da vero arti­giano nonostante si estenda per qua­si 350 ettari, distribuiti in sei tenute in quattro Comuni, e vinifichi le uve di altre 42 piccole imprese per ulterio­ri 150 ettari.