Cinque trend per il mercato del lavoro 2021

Foto di USA-Reiseblogger da Pixabay 

Nonostante un anno di pandemia, crisi economica e incertezza per il futuro, oltre la metà delle aziende ha ampliato il proprio organico nel corso del 2020. È questo il primo dato positivo che emerge dall’indagine Trend Mercato del Lavoro 2021 , realizzato dalla piattaforma di ricerca di lavoro online Infojobs. Certo, la percentuale è decisamente inferiore a quel 74,3% del campione (le aziende attive sulla piattaforma) pronto ad assumere nuove risorse a inizio 2020, ma la crescita dell’organico nella maggior parte delle aziende è comunque un segnale positivo: il 25,8% afferma di aver assunto addirittura più professionisti di quanto previsto, il 36% ha assunto anche se in numero ridotto rispetto ai piani, mentre il 25,7% non ha assunto nessuno e il 12,5% ha dovuto ridurre l’organico.

Imprese: ottimismo per il 2021

Altro dato incoraggiante: la maggior parte delle aziende intervistate afferma di essere pronta ad ampliare il numero di risorse che collaborano con esse. Il 47% è ottimista su un incremento, seppure debole, il 25,7% addirittura dichiara di prevedere un aumento consistente, dovuto al fatto che il business in cui opera o non si è mai fermato o è in ripresa. Rimane comunque un 12,5% che prevede nuove assunzioni solo in caso di sostituzione delle risorse dimissionarie, un 9,7% che non intende assumere in nessun caso e un 5,6% che valuta di ridurre l’organico.

Per chi nel 2021 assumerà, è fondamentale puntare sulla qualità delle risorse (37,2%), mentre per il 31% non cambieranno le modalità di selezione dei candidati rispetto al passato. Infine, il 16,8% delle aziende preferirà conferire incarichi flessibili, più adatti all’attuale momento di incertezza, mentre solo il 5,3% delle imprese dichiara di avere la necessità di assumere nuove figure professionali rese necessarie dall’emergenza e dalle nuove esigenze del mercato.

Niente assunzioni? Tre aziende su quattro puntano sulla formazione

Ma chi non assumerà nuove figure nel 2021 come affronterà il business? Quasi all’unanimità (74,4%) le aziende sono pronte a investire sulla formazione e sullo sviluppo delle risorse interne per trattenere i talenti già nell’organico, eventualmente riqualificandoli. Il 18,8% farà invece ricorso alla cassa integrazione per non ridurre l’organico, cosa che potrebbe fare il 5,3%. 

Trend per il mercato del lavoro 2021

  1. Data Driven Hr, ovvero la digitalizzazione al servizio delle persone (34,5%): in crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente, la tecnologia e la digitalizzazione si sono dimostrati partner indispensabili al servizio delle persone e dell’HR per affrontare gli eventi del 2020. Il digitale è essenziale non solo per chi lavora in smart working ma anche come strumento per l’ottimizzazione di tempi e processi di tutte le aree e funzioni aziendali, HR in primis. Gli strumenti digitali quindi diventano un alleato affidabile, imparziale, in grado di accelerare e semplificare i processi, anche di assunzione, liberando così tempo a valore aggiunto per i dipendenti.
  2. Upskilling e reskilling, ovvero formazione continua (25%): l’investimento in formazione è sinonimo di rafforzamento delle hard ma anche delle soft skill, sempre più importanti nel nuovo scenario lavorativo. La formazione è un valore, soprattutto per le risorse già integrate in azienda, che possono essere accompagnate in percorsi di sviluppo e crescita ma anche reindirizzate verso percorsi nuovi, adatti alle mutate condizioni dell’azienda.
  3. Organigramma liquido, ovvero gli obiettivi vincono sul cartellino (16,4%): la priorità e la valutazione delle performance si concentrano sempre di più sugli obiettivi raggiunti, sull’autonomia e sull’empowerment, soprattutto in un anno che ha fatto scoprire lo smart working di massa, dove controllo e presenza cessano di essere un valore di riferimento.
  4. Purpose driven hr ovvero creare cultura d’impresa (15,5%): la scommessa per il futuro, e in qualche modo la premessa per arrivare davvero a un’organizzazione liquida funzionante, è la creazione di una forte condivisione di valori e cultura d’impresa a tutti i livelli, dai vertici ai dipendenti, perché lo scopo per cui si fa business è sempre più centrale per il business stesso. Segnale debole nel 2020, questo è il trend cresciuto maggiormente rispetto all’anno precedente (+9%).
  5. Employer branding (8,6%): la necessità di far sentire i dipendenti parte del gruppo è fondamentale sia per chi entra in un nuovo team sia per trattenere chi è già nell’organico e far sì che anche l’eventuale distanza del lavoro agile non sia un ostacolo al senso della squadra.