Chi è sotto “quota 37” è un esperto di precarietà e lavoro marginale

Non sono i 50 e nemmeno i 65 anni. Oggi la vera età spartiacque è rappresentata dai 37 anni. Perlomeno dal punto di vista lavorativo. Infatti, se chi ha superato questa soglia in genere ha sperimentato almeno una volta il contratto pieno e a tempo indeterminato, chi è al di sotto forse non ne avrà mai l’opportunità. Per una volta, insomma, non c’è nulla da invidiare ai più giovani. La conferma arriva da uno studio realizzato da due ricercatori, Antonio Firinu, dell’Università di Cagliari, e Lara Maestripieri, dell’Università Autònoma di Barcelona, presentato nel corso della terza edizione del Jobless Society Forum. Secondo l’analisi, chi è sotto “quota 37” è ormai fuori dalla zona di sicurezza ed è entrato in quella del cosiddetto “marginal work”, il lavoro marginale.

In sette anni la precarietà è esplosa

I due autori hanno analizzato i cambiamenti nel mondo del lavoro tra il 2009 e il 2016 nelle diverse fasce d’età. Ebbene, secondo i dati in loro possesso, per gli over 37 l’impatto della crisi è stato praticamente nullo: nel 2009 ad avere un contratto a tempo pieno e indeterminato era il 36,3% di loro; nel 2016 la percentuale è addirittura salita, arrivando a quota 37,6%. Il contrario di quanto successo ai loro colleghi più giovani, diventati loro malgrado esperti di massima flessibilità. Infatti, se i giovani tra i 25 e i 36 anni con un contratto a tempo pieno e indeterminato erano il 40,1% nel 2009, nel 2016 sono precipitati al 32,3%. Senza dimenticare i cosiddetti “involuntary non standard”, ossia i lavoratori che non hanno scelto ma hanno dovuto accettare un contratto meno sicuro: sono saliti nello stesso periodo dal 9,9% al 14%. E, ancora, i disoccupati sono passati dal 7,2% al 12% e i marginalizzati veri e propri, che saltano da un lavoretto all’altro, dal 3,6% al 3,9%.