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Motivare i propri dipendenti è una delle chiavi fondamentali che le imprese hanno per attrarre e trattenere i migliori talenti. Per farlo, il management predilige strumenti quali diversificazione dello stile di leadership, aumenti salariali, miglioramento dell’equilibrio fra lavoro e vita privata e costruzione di un ambiente di lavoro più sereno e stimolante. Ma c’è anche un altro aspetto ancora poco considerato nei contesti aziendali che incide in modo decisivo sulla motivazione dei lavoratori. Si tratta della giustizia organizzativa, la capacità dei manager di analizzare qualsiasi decisione di natura organizzativa, come la distribuzione di un premio tra colleghi, il sistema di valutazione delle performance, la definizione del budget, la progettazione di un sistema di alleanze tra imprese, attraverso le lenti della giustizia e dell’equità per prevenire insoddisfazione nel personale e contrasti fra gli interessi delle persone e quelli dell’impresa in cui lavorano.

La giustizia organizzativa, dunque, è un concetto che si basa sulla percezione di quanto equamente si venga trattati sul posto di lavoro. Nei processi di selezione, ad esempio, molti strumenti di verifica del profilo e delle prestazioni del candidato, pur essendo validi, possono essere percepiti dai candidati come iniqui, non sufficientemente focalizzati sulla mansione o parzialmente scorretti perché non in grado di rappresentare adeguatamente la complessità dell’individuo. È quanto emerso nel corso del workshop “Ancore di carriera e giustizia organizzativa: conversazione sulla motivazione delle risorse in azienda ”, organizzato da Randstad, operatore mondiale nei servizi per le risorse umane.

Il seminario ha evidenziato anche che per mantenere e incrementare la motivazione delle risorse umane è necessario valorizzare le potenzialità di candidati e lavoratori, cogliendone talenti, bisogni e valori, ma non sempre i manager riescono a creare le condizioni per un’interazione soddisfacente fra le persone e l’organizzazione in cui lavorano. Uno strumento utile per condurre questa indagine sono le ancore di carriera di Edgar Schein, un questionario di autoanalisi attraverso il quale il candidato o il dipendente, rispondendo a 40 domande sulla propria vita professionale, può valutare i propri talenti, capacità, bisogni, valori e comportamenti, e scoprire cosa lo motiva maggiormente in un lavoro.