Ansia e nervosismo in ufficio: ecco i motivi principali

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Per il 65% dei lavoratori lo stress sul luogo di impiego è un problema. E a causare ansia e preoccupazione in ufficio sono spesso degli obiettivi poco chiari e definiti. Lo pensa il 41% dei lavoratori intervistati dalla piattaforma di recruiting Comparably che in una recente indagine ha analizzato i fattori di ansia per i lavoratori statunitensi.

E i risultati sono piuttosto sorprendenti. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, infatti, i principali motivi di malumore per i professionisti non sono il tragitto da casa all'ufficio o dei turni di lavoro troppo lunghi, che pure incidono negativamente sul nostro stato d’animo tanto da essere considerati la seconda e la terza causa di stress.

Il primato spetta invece a una definizione poco trasparente degli obiettivi in ufficio, che si riflette in uno stato di preoccupazione per il 37% delle donne e addirittura per il 43% degli uomini intervistati. Resta poi alto il tasso di nervosismo generato dal rapporto difficile con i colleghi e da un cattivo management, citati dai lavoratori come la quarta e la quinta causa di stress.
E gli effetti di tutti questi fattori combinati non possono essere che devastanti sul benessere psicologico: più della metà degli intervistati infatti dichiara di sentirsi esausto e demotivato sul lavoro.

Burnout: i giovani sono più a rischio

Il 59% dei dipendenti in posizione entry-level sta vivendo una forma di esaurimento da lavoro: si tratta della percentuale più alta tra quelle rilevate da Comparably per i diversi livelli di anzianità. Seguono i lavoratori con un’esperienza professionale che va da 1 a 3 anni e quelli che hanno raggiunto dai 6 ai 10 anni di anzianità: per entrambe le categorie la percentuale di lavoratori in burnout raggiunge il 56%. Poco dietro i dipendenti con un esperienza da 3 a 6 anni e quelli con più di 10 anni di lavoro alle spalle (54%).

Diverse sono infine anche le preoccupazioni che attanagliano i lavoratori che vivono una condizione di stress. Il 45% di loro teme una possibile stagnazione della propria carriera, mentre il 23% degli intervistati è più preoccupato di un eventuale crollo legato all’eccessivo stress. Chiude al terzo posto la paura di non essere preso in considerazione per una promozione, timore citato dal 19% dei rispondenti.