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Entro il 2030 l’Intelligenza artificiale avrà un impatto economico globale stimato in 13.000 miliardi di dollari, pari a un aumento del 16% del prodotto interno lordo mondiale. È la stima elaborata dal McKinsey Global Institute che in un recente studio ha analizzato gli effetti di questa tecnologia sullo sviluppo economico e sociale a livello globale.

Si tratta di valori impressionanti, che rendono bene l’idea delle potenzialità dell’intelligenza artificiale sui processi produttivi. Ma capaci anche di accendere un campanello d’allarme sugli effetti negativi che questo strumento potrebbe avere a livello economico e sociale se non venisse gestito con responsabilità e lungimiranza.

IA, luci e ombre sul futuro

Tante sono le voci di dissenso che vedono come una minaccia l’utilizzo sempre più pervasivo nelle aziende delle nuove tecnologie basate sull’IA. Per molti, il rischio è che l’automazione e la velocità crescente dei processi porteranno nel medio e lungo termine a una costante riduzione del numero degli occupati. Più macchine intelligenti, quindi, e meno lavoratori, con un conseguente crollo della domanda interna e delle economie globali.

A lanciare l’allarme di recente è stato anche l’OCSE che nel suo Employment Outlook 2019 ha quantificato gli effetti dell’automazione sui livelli di occupazione nei Paesi membri.

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in Italia il 15,2% dei posti di lavoro è a rischio a causa della crescente automazione: si tratta di un dato solo leggermente superiore alla media calcolata su tutti i Paesi membri (14%) e inferiore ai valori registrati per Spagna (21,7%), Germania (18,4%) e Francia (16,4%).

A preoccupare gli analisti dell’OCSE, però, non è solo la possibile riduzione dei posti di lavoro, ma anche la loro progressiva trasformazione. In Italia nei prossimi anni il 35,5% degli impieghi potrebbe subire cambiamenti radicali, in particolare nel numero e sul tipo di mansioni attualmente gestite dai lavoratori.

Se questa evoluzione non venisse gestita in modo adeguato, la qualità del lavoro potrebbe peggiorare con rischi importanti in particolare per i lavoratori con bassa retribuzione.

Sviluppo tecnologico sostenibile, la ricetta McKinsey

Una crescita sostenibile è quindi possibile solo a patto che le grandi aziende facciano un uso consapevole delle nuove tecnologie. Per trarre il massimo vantaggio dall’innovazione, i leader digitali dovranno guardare costantemente a nuovi prodotti e nuovi mercati, in modo da aumentare le proprie possibilità di accrescere o stabilizzare la forza lavoro, anziché ridurla.

Allo stesso tempo, il capitale umano dovrà essere sempre più al centro delle loro strategie, in questo modo potranno dotarsi dei talenti capaci di implementare e guidare la trasformazione digitale e far crescere il business.

Non sorprende che un numero crescente di aziende stia investendo in programmi di formazione interni per fornire ai propri dipendenti le competenze di cui avranno bisogno in un ambiente di lavoro più automatizzato. E che brand internazionali come Amazon e Facebook abbiano aumentato il salario minimo dei lavoratori per attrarre e premiare i talenti.