Smartworking, a guadagnarci è anche il portafoglio

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Lo smartworking è vantaggioso non solo dal punto di vista della praticità, ma anche in termini economici. Perlomeno negli Stati Uniti. Secondo l’ultimo rapporto del Census Bureau Usa, infatti, le persone che hanno ricevuto la retribuzione mediana migliore nel 2018 sono state quelle che hanno lavorato da remoto. Con i loro 42.400 dollari, gli smartworker hanno superato tutti gli altri lavoratori. Per quale ragione? Perché ricoprono mansioni molto ben pagate e hanno incarichi dirigenziali o legati alle tecnologie più avanzate. Sarà per questa ragione che dal 2011 al 2018 il numero di coloro che hanno scelto la flessibilità lavorativa è passato da 5,9 milioni a 8,3 milioni, per una percentuale pari al 5,3% (contro il 4,3%) della forza lavoro statunitense. C’è però anche una fetta di smartworker che ha una busta paga inferiore ai 15mila dollari: probabilmente si tratta di individui che arrotondano con qualche lavoretto da casa. Anche le persone che per andare al lavoro scelgono i mezzi pubblici invece dell’auto privata hanno un ottimo stipendio.

E in Europa? Anche nel Vecchio continente lo smartworking è abbastanza diffuso, specie nei Paesi Bassi (13,7%), in Lussemburgo (12,7%) e in Finlandia (12,3%). L’Italia, con una percentuale di poco inferiore al 4%, è nella parte bassa della classifica, dietro a Malta e Repubblica Ceca. Gli ultimi posti sono occupati dalle nazioni dell’ex blocco sovietico, come Bulgaria (0,3%) e Romania (0,4%).