© iStockPhoto.com/alexander kirch

Mamma, mi si è smaterializzato il benefit! Niente paura: non si vede e non si tocca, ma c’è ancora. Sono sempre di più le aziende che integrano la busta paga dei propri manager con nuove forme di retribuzione capaci di aumentare le performance e la produttività sul lavoro. La nuova frontiera? Si chiamano cyber-benefit e sono strumenti di incentivazione digitale che semplificano la vita a dipendenti e ufficio del personale, aggiungendo alla retribuzione di fine mese un extra valore. A costo zero. Già, perché se una volta con il buono di carta si pagava il pasto e basta, oggi con il ticket sul cellulare si fanno molte cose in più, come cercare gli esercizi commerciali nelle vicinanze e visualizzare la mappa per raggiungerli, condividere info e recensioni sui social, tenere traccia dei buoni spesi o controllare se in pausa pranzo si sta sgarrando la dieta. Dal canto loro, le società affiliate possono contare su transazioni più sicure e hanno a disposizione un nuovo strumento di marketing e comunicazione: il telefono dei loro clienti. Costo aggiuntivo rispetto alla carta? Zero. Con l’ulteriore vantaggio che il telefono registra tutti i pagamenti e dialoga con le intranet delle aziende permettendo a queste la massima trasparenza, economia e controllo. In un click. Ma a che punto siamo? La sperimentazione è in fase avanzata e in campo ci sono molti player, dai big dei buoni pasto come Edenred e Qui! Group ai gestori tutti di telefonia, dai produttori di smartphone agli istituti bancari.

PORTAFOGLI, ADDIO!
Il tornello si apre col telefonino
La prima è stata Wind: già da un anno, infatti, i dipendenti dell’azienda telefonica passano il tornello senza “beggiare”. Entrano passando il telefono e con lo stesso sistema fanno acquisti al bar. Con lo smartphone si può anche aprire l’auto aziendale, lo sperimentano Bmw e Audi, oppure entrare in palestra dopo l’ufficio o in metropolitana per tornare a casa, come succede in Usa, Giappone e Germania.
Tra cinque anni anche il bonus arriverà sullo smartphone
Se il cellulare diventa il nuovo Bancomat, molte aziende potrebbero decidere di erogare alcuni bonus direttamente sul telefono. Si, ma quando? Non manca molto: secondo una simulazione del Politecnico di Milano, a fine 2016 gli esercenti in grado di accettare pagamenti via smartphone (ce ne saranno 25 milioni in circolazione) oscilleranno tra i 4 e i 600 mila, per un valore dei pagamenti da 5 a 11 miliardi di euro l’anno.
Professionisti e artigiani, a domicilio pagateli col cellulare
Basta un piccolo apparecchio da collegare allo smartphone via Bluetooth e già da oggi il telefono si trasforma in un Pos in grado di leggere le carte di credito e completare la transazione. E la ricevuta di pagamento arriva via e-mail. Due le aziende all’avanguardia nel campo del mobile Pos e sono entrambe italiane: Jusp e Payleven.

«L’ambizione è quella di consentire al processo di dematerializzazione dei voucher di fare un ulteriore salto di qualità», racconta a Business People Maria Grazia Filippini, amministratore delegato di Edenred, «per innescare un paradigma di trasformazione virtuosa dell’intero mercato. Attualmente il nostro percorso di innovazione digitale è focalizzato su due soluzioni: il Ticket Restaurant Mobile e lo Smart Point. Il primo consente il pagamento del pasto con il cellulare, con una customer experience del tutto nuova e ricca di servizi aggiuntivi, social e hi tech. Il secondo è un Pos innovativo per la lettura dei buoni cartacei e delle smart card con la funzione di terminale per servizi quali le ricariche telefoniche, le carte prepagate e i pacchetti per la Tv digitale e satellitare. La mia previsione è che nel giro di cinque anni assisteremo a una completa migrazione al digitale, con ripercussioni positive su tutti gli attori della filiera, oltre che sull’ambiente». Il benefit smaterializzato si gestisce fin da oggi su piattaforme on line che sollevano le aziende da ogni attività di carattere operativo, amministrativo o di controllo, riducendo tempi e costi ed eliminando tonnellate di carta. «Come quella dei giustificativi per le note spese», aggiunge Francesca Bertinotti, che in Edenred è responsabile dello sviluppo del mercato Smart Solutions, «i giustificativi non servono più perché ogni acquisto viene fatto con una tessera ed entra nel flusso informatico».

COSÌ FUNZIONA FUORI DALL’ITALIA
Usa
Si chiama NutriSavings il progetto che consentirà alle aziende americane di ricompensare in maniera diretta gli impiegati che più si prendono cura della loro forma fisica. Per ogni acquisto al supermercato viene attribuito un punteggio alimentare in base alla qualità nutrizionale del prodotto scelto. Poi, on line, si controllano i progressi e gli obiettivi. Chi li raggiunge ha diritto a sconti e buoni spesa da utilizzare per prodotti sani. Il vantaggio per le imprese? Un impiegato sano fa meno giorni di assenza e non grava sul budget sanitario: le azienda Usa spendono mediamente 800 dollari al mese per ogni dipendente in cure sanitarie relative a problemi di obesità. E con la Commuter Check i dipendenti di 12 mila aziende pagano le spese dei mezzi di trasporto per raggiungere il posto di lavoro.
America Latina
La carta elettronica vale anche per la famiglia: il lavoratore può richiederla all’ufficio del personale e regalarla alla moglie, che la usa per ottenere sconti e promozioni negli esercizi convenzionati.
Finlandia
Con la card aziendale si comprano libri, biglietti per spettacoli, mostre e film. Ma serve anche per entrare gratis in palestra, fare la sauna o una seduta al beauty center.

Del resto lo confermano alcuni recenti studi: strumenti di incentivazione più efficaci si traducono in un maggiore aumento delle performance e della produttività in azienda. E alcuni benefit, se mancano, possono addirittura diventare il motivo per cui si rinuncia a un nuovo posto di lavoro. Per le aziende, certo, è anche un costo.

Per fortuna arriva in soccorso la tecnologia, che taglia le spese: perché con il welfare benefit 2.0 tutto diventa più agile. Grazie, come sempre più spesso accade, a tablet e smartphone che diventano un portafoglio elettronico con dentro buoni pasto e regalo, coupon, boarding pass, sconti, buoni benzina, fidelity card e carte di pagamento. «La gestione di questi cyber-benefit», spiega Gregorio Fogliani, presidente di Qui! Group, «avviene attraverso tutti i canali possibili, dalla card elettronica al cellulare con tecnologia Nfc. Il presente corre veloce, dobbiamo essere capaci di guardare sempre oltre, ecco perché abbiamo investito negli ultimi anni 15 milioni di euro in ricerca e sviluppo che ci hanno permesso, tra le altre cose, di dare vita a un prototipo di piattaforma di social shopping col Politecnico di Torino o di brevettare il sistema Easyvoucher per la dematerializzazione del buono pasto cartaceo, che può essere esteso a molte formule prepagate come i voucher e ha un potenziale enorme di crescita per la digitalizzazione dei sistemi». Naturalmente, non poteva mancare l’App. Si chiama App iPay Voucher e la stanno sperimentando i negozianti di Roma: serve per fare la foto a coupon cartacei di ogni tipo per inviarli elettronicamente all’azienda che li ha emessi, validandoli e annullandoli al contempo, con notevole risparmio di costi e tempistiche. Un solo click: poi i buoni di carta finiscono direttamente nel cestino.

LE COCCOLE RESISTONO, SPECIE ALL’ESTERO
Il digitale è già riuscito a smaterializzare buoni pasto, note spese, shopping, biglietti e denaro. Ma quando si parla di coccolare i propri manager, alcune cose non hanno prezzo. Come i 17 bar di Google con oltre 20 menu gratis, oppure il cibo macrobiotico e a chilometro zero di eBay, le palestre di Sas Institute e Goldman Sachs, super accessoriate per il freeclimbing e le arti marziali, i massaggi e il pilates. Oppure il meccanico aziendale nella sede americana della Johnson & Johnson: gli lasciate l’auto al mattino quando arrivate e lui la pulisce, fa il check-up e se serve la ripara. Possono rilassarsi in sala giochi gli impiegati di Dropbox a San Francisco e quelli di Emporio Adv a Udine, bicicletta, pasti e accessori per computer gratis, negozi e barbiere in azienda per i fortunati impiegati di Facebook.