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Il lavoro c’è ma la manodopera manca, nonostante si offrano 15 mensilità – che con gli straordinari possono toccare i 2.500 euro al mese – e un alloggio a stretto contatto con la natura, dove c’è ancora spazio per lasciare giocare i propri figli nel verde della campagna. È la vita dell’allevatore di mucche, “un lavoro che gli italiani non vogliono più fare”, afferma il Tg1  che dedica un approfondimento a questo settore che negli ultimi tempi si è rivolto agli indiani per colmare la richiesta di manodopera. “Un lavoratore su tre negli allevamenti oggi viene dal Punjab”, afferma nel servizio Federica Balestrieri che sottolinea come mentre gli italiani preferiscono “restare disoccupati o andare alla catena di montaggio guadagnando meno”, per gli indiani non è un problema lavorare a stretto contatto con le mucche, per loro sono sacre. È vero, non è un lavoro facile e chiede sacrifici: si lavora 365 giorni l’anno e si richiede massima flessibilità. Ma forse il problema non è solo questo: “Ci sono parecchi ragazzi italiani che vengono da noi e ci chiedono opportunità di lavoro – racconta Daniele Cavalleri, segretario generale Fai-Cisl – però il fatto di lavorare in un settore zootecnico piace poco e piace ancora meno ai genitori pensare di avere un figlio che lavora in agricoltura perché viene visto ancora come qualcosa di disdicevole”.