Millennial: alle aziende chiedono flessibilità, benefit e carriera

Sono disposti a rinunciare al posto fisso e non pretendono una retribuzione da capogiro, ma in cambio chiedono più flessibilità, un miglior bilanciamento fra vita lavorativa e privata e possibilità di crescere. I Millennial, dunque, hanno priorità e valori molto diversi rispetto a quelli delle generazioni che li precedono, ma non per questo sono incompatibili con loro. A dirlo uno studio realizzato dalla School of Management della Bocconi su 1.600 lavoratori con lo scopo di mettere a confronto le tre fasce d’età che convivono oggi nelle aziende: i Baby boomer, nati fra il 1946 e ’60; la Generazione X, che comprende le persone nate fra il 1961 e il 1979; e appunto i Millennial, figli degli anni Ottanta e Novanta. Complice la crisi economica e la situazione difficile degli ultimi anni, i trentenni attuali considerano più importanti le opportunità di sviluppo e formazione rispetto al clima respirato nell’ambiente di lavoro, ai rapporti coi colleghi e alla retribuzione fissa. Non sono disposti a rinunciare facilmente alla possibilità di crescere e di far carriera, ai benefit e agli orari di lavoro flessibili, resi possibili dall’approccio digitale, e se l’azienda in cui lavorano non riesce a soddisfare i loro obiettivi in tempi brevi non hanno problemi a fare gli scatoloni e a cercare fortuna altrove.

Le aziende sono spesso spaventate dall’intraprendenza dei Millennial e, invece, dovrebbero vederla come opportunità. “Le aziende corrono il rischio di cadere in due errori. Da una parte tendono a non investire sui Millennial per paura che se ne vadano. Dall’altra rischiano di perdere di vista le due generazioni precedenti che pur rappresentano ancora la maggioranza della forza lavoro” ha commentato Beatrice Manzoni, autrice dello studio e professore associato alla School of Management della Bocconi. La ricetta magica? Favorire il confronto e l’integrazione fra le diverse generazioni.