La metà dei dipendenti italiani è in attesa del rinnovo del contratto

Oltre la metà dei lavoratori dipendenti italiani, più precisamente il 52,4% del totale, pari a sei milioni e mezzo di persone, è in attesa del rinnovo del contratto. Il numero è in lieve miglioramento rispetto al dato di febbraio, quando era al 53%, ma rimane comunque alto. A dirlo le statistiche Istat, che rivelano anche che nel periodo gennaio-marzo sono stati recepiti due accordi, mentre 27 sono scaduti (15 della Pubblica Amministrazione). In totale, i contratti che devono essere rinnovati sono 41. C’è, però, anche una nota positiva: i tempi di rinnovo sono in calo. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 6,6 mesi, in forte diminuzione rispetto a un anno prima (25,0). In miglioramento anche gli stipendi: le retribuzioni orarie sono invariate rispetto al mese precedente, ma in aumento dell’1,4% nei confronti di marzo 2018. Complessivamente, nei primi tre mesi del 2019, la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2018. La situazione migliore è quella dei vigli del fuoco: la loro busta paga oraria è salita del 10,3% sullo scorso anno. Seguono i dipendenti di scuola e regioni e autonomie locali (3,7%). In generale, le retribuzioni contrattuali orarie hanno registro un incremento tendenziale del 3,4% per i dipendenti della pubblica amministrazione e dello 0,8% per quelli del settore privato (+1,1% nell’industria e +0,4% nei servizi privati).

Il rinnovo dei contratti resta un problema

La situazione, dunque, è in miglioramento, ma non basta. “Finalmente, grazie ai rinnovi contrattuali e alla fine del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010, le retribuzioni sono state adeguate all’aumento del costo della vita e a marzo sono salite dell’1,4% contro un’inflazione dell’1%, ma siamo ancora molto lontani dall’aver recuperato quanto perso in questi anni di crisi e di mancati rinnovi. Senza contare che l’incremento per i dipendenti del settore privato è pari appena allo 0,8% su base annua” ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. E, infatti, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è ancora debole: nel 2018 è inferiore del 6,6% rispetto al 2007.