È una di quelle esperienze che ti rende migliore, che ti fa vedere il mondo da un altro punto di vista e che ti avvicina alle persone con cui lavori in modo speciale». Questo è stato il commento di Valeria Ventricini, una degli otto dipendenti di American Express che hanno partecipato all’attività di social team building organizzata dall’azienda in Marocco. Noi di Business People abbiamo fatto parte della spedizione, verificando sul campo quanto sia davvero un’esperienza in grado di lasciare il segno. Durante questa attività di formazione esperienziale, un team della multinazionale è stato impegnato nella realizzazione di un prodotto concreto, volto a migliorare la qualità della vita di una piccola comunità nel deserto: il gruppo ha consegnato e installato un parco giochi in un villaggio berbero a pochi chilometri da Hassilabied. «La gioia dei bambini e il calore della gente dopo aver lavorato duramente tutto il giorno ha compensato totalmente la fatica del viaggio. Non credevo che questa esperienza mi avrebbe dato così tanto», racconta Mario Coppola, altro partecipante alla spedizione. I giochi consegnati nella remota cittadina di Khamilia sono stati interamente realizzati dal team di American Express, partendo da legno grezzo e altri materiali ecologici, senza schemi e in totale libertà. L’obiettivo era quello di costruire altalene, dondoli e cavallucci a molla, cementando il gruppo attraverso la progettazione e l’assemblaggio di qualcosa di assolutamente inusuale, avendo un limite di tempo di poche ore. «Abbiamo una consolidata cultura aziendale di responsabilità sociale, questa attività è stata solo una delle molte che American Express fa in tutto il mondo alimentando un progetto più ampio che si chiama Serve2Gether», ci dice Carlo Liotti, Vice President & General Manager, Head of Global Commercial Payments del gruppo. «Il successo di questa iniziativa è legata al fatto che i nostri dipendenti si sono sentiti chiamati in causa in modo personale, andando oltre il loro impegno lavorativo, rispondendo con entusiasmo a un progetto fuori dalla loro zona di comfort in un Paese non semplicissimo». In effetti il coinvolgimento è stato molto elevato e, assumendosi anche qualche piccolo rischio personale, il team ha accettato di partecipare senza riserva. Non sorprende quindi che, da misurazioni fatte internamente in Amex, questo gruppo abbia registrato livelli di affiatamento e attaccamento all’azienda superiori rispetto ad altri.

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IMPEGNANDOSI NEL SOCIALE,

MOLTE IMPRESE TRASMETTONO I

PROPRI VALORI AI DIPENDENTI

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VIVERE UN’ESPERIENZA
Le esperienze di team building non sono una grande novità. La “costruzione del gruppo” fa riferimento a tecniche mirate a sviluppare la cooperazione e il lavoro di squadra. Per costituire un team efficace, i suoi membri devono condividere un obiettivo, avere fiducia e rispetto ed essere motivati a utilizzare i punti di forza di ogni singolo per raggiungere il traguardo prefissato. Negli Stati Uniti e in Nord Europa è dagli anni ’50 che vengono adottate queste tecniche e anche in Italia sono ormai diffuse e praticate. Molte aziende ne sfruttano le potenzialità quando si trovano di fronte a un gruppo costituito da poco o quando la squadra è in crisi, o ancora quando è sotto stress o semplicemente non rende come ci si attende. Il team building ha quindi preso in prestito e rielaborato alcune attività ludiche, sportive, teatrali, musicali e così via, divenendo sempre più un contenitore flessibile e articolato. Gli interventi più efficaci vengono effettuati con metodologie esperienziali. Il presupposto è che le situazioni di maggior impatto e, quindi, di miglior apprendimento sono quelle sperimentate con tutte e cinque i sensi. È tuttavia necessario distinguere tra esperienze formative e d’incentivazione. «Prima di decidere quale attività svolgere è fondamentale definire con l’azienda gli obiettivi si vogliono raggiungere», spiega a Business  People  Gianni Carchiolo, psicologo del lavoro e business coach di Reply. «Se si punta sulla formazione, quindi con la volontà di analizzare e modificare le dinamiche d’interazione tra le persone o i gruppi, si sceglieranno modalità di team building adeguate con precisi momenti di debriefing, altrimenti, se si opta per esperienze di mera incentivazione, si privilegeranno attività ludiche». Nel caso di eventi formativi, l’obiettivo è la consapevolezza nei partecipanti di poter cambiare atteggiamento e modalità di relazione, nel secondo caso è l’esperienza in sé.

Perché puntare sul social team building 

1 - Favorisce e sviluppa all’interno del gruppo un clima relazionale fondato sulla fiducia, la valorizzazione delle differenze e delle specificità e la reciprocità, in particolare nelle fasi di cambiamento, trasformazione e riorganizzazione

2 - Sviluppa e potenzia un sistema di competenze personali e organizzative adatte a costruire gruppi di lavoro orientati al compito

3 - Incrementa competenze di gruppo come problem solving e decision making, gestione dei conflitti e negoziazione

4 - Promuove processi rapidi di integrazione e cooperazione nei gruppi di lavoro temporanei (gruppi di progetto, task force, ecc.)

5 - Favorisce processi di integrazione su valori e culture organizzative di lavoro coinvolti in processi di fusione e acquisizione

6 - Aiuta a conoscere e riconoscersi nella mission e nei valori aziendali, soprattutto quelli etici e sociali

UTILI ALLA COMUNITÀ
Il social team building è sicuramente un’attività di formazione esperienziale, ma cambia il paradigma di fondo rispetto alle modalità tradizionali. L’evento formativo non è fine a se stesso, in cui l’unico beneficiario è il gruppo di lavoro, ma si trasforma in un’iniziativa in cui il prodotto dell’esperienza comune crea qualcosa di concreto, utile e di valore per la comunità. I vantaggi coinvolgono l’intera azienda, che diventa parte integrante del fine benefico, testimoniando il proprio orientamento etico. «Il social team building è una metodologia didattica in grado di rispondere ai bisogni delle aziende attraverso iniziative di responsabilità sociale», sostiene Francesco Rullani coordinatore Ers Lab (Etica, responsabilità, sostenibilità) della Luiss Business School. «Lo scopo principale è ovviamente quello di favorire la conoscenza reciproca e di creare uno spirito di corpo, facendo cambiare la percezione da semplici “persone” che lavorano in uno stesso contesto a “gruppo” che si impegna a raggiungere un obiettivo comune. Aggiungendo la componente sociale, la finalità aumenta di livello». Il social team building coniuga così il bisogno formativo dei singoli e dei gruppi con la realizzazione di qualcosa che migliorerà la vita del beneficiario. C’è di più. Queste attività manifestano la volontà delle aziende di incarnare i propri valori etici in modo più ampio, dentro e fuori dai contesti lavorativi. «Sempre più imprese sentono la necessità di impegnarsi nel sociale e di trasmettere questi valori ai propri dipendenti, producendo non solo un cambio di mentalità, ma anche aumentando il senso di appartenenza e la fiducia dei lavoratori », prosegue Rullani.

BASTA PERDITE DI TEMPO
Secondo un’indagine svolta da Vodafone Uk in collaborazione con You-Gov, molti dipendenti ritengono che le attività di team building siano una perdita di tempo. La maggioranza degli intervistati ha dichiarato che simili esperienze non offrano alcun aiuto nel migliorare le relazioni tra colleghi. Saltare con il bungee jumping, ma anche farsi afferrare dal compagno mentre si cade indietro bendati, sono considerati metodi inefficaci. Invece di sprecare denaro in cose del genere, gli intervistati pensano che bisognerebbe concentrarsi su altre priorità come il miglioramento dell’ambiente di lavoro, la comunicazione interna e l’adozione di maggiore flessibilità. La percezione cambia però se l’attività proposta ha una finalità sociale. «Le formule tradizionali di team building hanno un po’ esaurito la loro spinta, sia in termini di efficacia che di creatività, specialmente quando non vengono affiancate da esperienze formative. Se però le attività hanno un obiettivo finale più alto come quello di far del bene, non solo vengono accettate con maggior favore, ma aiutano anche l’azienda a realizzare progetti più ampi il linea con i propri principi di responsabilità sociale», sottolinea Carchiolo. D’altra parte, quasi sempre, le persone coinvolte in attività sociali riconoscono che si tratta di un’esperienza emozionante e irripetibile. Ma attenzione a non confondere il social team building con il volontariato: andare a pulire i parchi o impacchettare i regali sono un’altra cosa. Non è mai semplice misurare gli effetti di un team building, tantomeno attività come quelle sociali che hanno ripercussioni spesso intime e a lungo termine. «È fondamentale che siano iniziative serie e trasparenti. Non sono pochi i casi in cui la beneficenza è solo un’operazione di facciata, purtroppo alcune aziende fanno del mero green washing anche in ambito sociale», mette in guardia Rullani. L’efficacia viene massimizzata solo se coinvolge in profondità l’azienda a ogni livello. «Spesso si pensa che fare ogni tanto del bene sia sufficiente a rendere tutti migliori, ma ovviamente non è così. Perché queste iniziative diano i loro frutti è necessario non solo investire sulle persone con attività come quelle di social team building, ma anche fornire ai lavoratori strumenti adeguati e cambiare i processi interni», ricorda Carchiolo. Insomma, se le attività di formazione sociale sono sporadiche e occasionali e non supportate da una sincera strategia etica, servono a poco. Inoltre, ricorda ancora Rullani «è necessario costruire un ponte tra le aziende e gli enti beneficiari, un dialogo continuo, un legame costante, altrimenti si rischia di limitare i benefici al mero momento della donazione».

Team-Building-American-Express

Il risultato del lavoro del team di American Express a Khamilia, in Marocco: un parco giochi realizzato con materiali ecologici

FORMAT E COSTI
Non ci sono dipartimenti o funzioni aziendali più adatti da coinvolgere in un’attività di social team building. L’ideale sarebbe rendere partecipe qualsiasi dipendente e ovviamente non è possibile. Generalmente queste attività vengono scelte da società medio/grandi selezionando un numero limitato di dipendenti. Problemi logistici e soprattutto i costi incidono parecchio. «Sono soprattutto banche, assicurazioni e aziende farmaceutiche a chiederci di realizzare un social team building», ammette Emanuele Doria, fondatore di Made in Team. «Il costo dipende molto da tipo di attività scelta e dal numero di persone coinvolte, si può andare da un minimo di 100 euro a persona fino a 1000. Un’attività tipica che prevede la realizzazione di giochi certificati e che coinvolge un centinaio di persone può costare circa 20 mila euro». I format disponibili sono diversi, ad esempio: assemblare un parco giochi in legno presso una casa famiglia, un centro per minori, una scuola o una ludoteca pubblica; progettare e realizzare un percorso stradale cittadino 2D in grande scala per insegnare l’educazione stradale; ideare e costruire laboratori esperienziali sulle fonti di energia alternativa per le scuole primarie e centri di educazione ambientale; arredare un appartamento destinato a scopi di edilizia sociale costruendo, allestendo ed eventualmente installando in loco mobili e arredamento. «Fin dal 2008 ci siamo specializzati in progetti di social team building e, sulla base della nostra esperienza, possiamo dire che le iniziative che hanno maggiore successo sono la costruzione di parchi giochi e la realizzazione di arnie che permettono di offrire il recupero lavorativo di ragazzi con disabilità o disagio sociale in Italia, ma che rappresentano anche una importante risorsa bio-naturale per alcune comunità con cui siamo in relazione, specialmente in Marocco», aggiunge Emanuele Doria. Esperienze diverse tra loro, ma con un denominatore comune: aiutare concretamente chi ha bisogno. E non c’è gratificazione più immediata di constatare come il proprio operato sia stato davvero utile. Se il social team building è solo l’inizio per un cambiamento più profondo, è sicuramente un ottimo inizio.