Istat: disoccupazione è in calo, ma diminuiscono anche le ore lavorate

Dal mercato del lavoro italiano arrivano segnali agrodolci. La buona notizia è che la disoccupazione è in calo. La cattiva è che lo sono anche le ore lavorate. Nel dettaglio, dall’ultimo rapporto Istat sul secondo trimestre emerge che rispetto al primo periodo del 2019, l’occupazione è salita in media dello 0,6%, ossia di 130mila unità, tanto che il tasso dei senza lavoro è sceso al 9,9%. Si tratta del nono trimestre consecutivo di diminuzione per il numero di disoccupati, di entrambi i sessi, in tutte le regioni e di tutte le età: complessivamente, in un anno i disoccupati sono scesi di 260mila unità, per un ottimo -9,3%. Tuttavia, sono calate anche le ore lavorate, sia rispetto al periodo gennaio-marzo (dello 0,1%) sia rispetto all’anno prima (dello 0,4%). Del resto, a crescere è stato soprattutto il tempo parziale, mentre il tempo pieno è rimasto pressoché fermo. C’è da dire però che l’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti è scesa di 0,2 punti in un anno, arrivando al 17,2%, mentre quella dei dipendenti permanenti è salita dell’0,3%, pari a +78mila unità in un anno. Infine, c’è da sottolineare che, dopo due trimestri di calo, è tornato ad aumentare il numero di inattivi, cioè di coloro che non hanno lavoro né lo cercano, nella fascia d’età 15-64 anni (+63 mila in un anno, +0,5%). Insomma la situazione è a luci e ombre. “Queste dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in una fase di sostanziale ristagno dell’attività economica confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale nulla del Pil” commenta l’Istat.

Anche dal lato delle imprese ci sono sia buone sia cattive notizie. La domanda di lavoro è in crescita: le posizioni lavorative dipendenti sono salite dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% su base annua. Le ore lavorate per dipendente sono scese però dello 0,6% su base congiunturale e dello 0,9% su base annua. Infine, il costo del lavoro, fa registrare un + 0,1% rispetto al trimestre precedente e un + 2,4% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, riflesso di un aumento delle retribuzioni (+0,1% su base congiunturale e +1,6% su base annua) e degli oneri sociali (+0,3% su base congiunturale e +4,5% su base annua).