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Maternità e conciliazione casa-lavoro: sono dei tabù che complicano la vita professionale di lavoratrici autonome costrette a lasciare l’attività per gestire bebé in arrivo o emergenze familiari. Il movimento Donne Impresa chiede per le piccole imprenditrici gli stessi diritti che hanno le lavoratrici subordinate.

Il presidente del movimento, Edgarda Fiorini, ha indetto a Roma un incontro dedicato all’argomento, Valore artigiano-ipartiamo dai fondamentali , sottolineando l’importanza della conciliazione vita-lavoro e accesso al credito, diritti essenziali per l’imprenditoria al femminile e le lavoratrici autonome.

MATERNITA’ DOLENTE. Mentre il governo Renzi propone il bonus “pannolini” di 80 euro alle mamme, il nostro Paese per la maternità discrimina le donne in «lavoratrici di serie A e serie B», come scrive Corriere.it . Le lavoratrici di serie B sarebbero proprio le piccole imprenditrici e le professioniste della partita Iva che, in gravidanza o per assistere i familiari, sono costrette a sospendere la propria attività facendo i conti con le conseguenze del caso.

MENO BAMBINI, MENO TUTELA. Dati alla mano, secondo l’ufficio studi di Confartigianato imprese, per le lavoratrici autonome l’indice di intensità della maternità obbligatoria (percentuale beneficiari di maternità obbligatorie per professioniste in età fertile) è meno della metà rispetto a quello delle dipendenti (2,3% contro il 6%).

«L’ampia differenza» spiega l’Osservatorio in una nota, «rende evidente il ricorso dimezzato alla maternità obbligatoria, a cui sottende una minor natalità, delle donne lavoratrici autonome»

PARI DIRITTI, COME? L’incontro ha messo in luce varie proposte per raggiungere le “pari opportunità” tra libere professioniste e dipendenti, come ad esempio il reddito di cura (aiuto economico per famiglie con malati over 65 a carico, ndr ), parificazione dei congedi parentali e di allattamento, incentivi di rientro rapido al lavoro con servizi all'infanzia e di sostegno all'assistenza con familiari disabili o infermi.