La torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano © Gaetano VIrgallito

Per il terzo anno consecutivo è Luanda la città in assoluto con il più alto costo della vita per gli espatriati; nonostante la capitale dell’Angola sia relativamente economica, i beni di importazione sono accessibili solo ad un prezzo elevato. Seguono Hong Kong e Zurigo (entrambe in crescita), mentre giù dal podio si piazzano Singapore e Ginevra. Perdono posizioni – diventando quindi più attraenti per le aziende – le italiane Roma e Milano. Sono solo alcuni degli aspetti che emergono dalla 21esima edizione dell’indagine Cost of Living di Mercer sui costi di beni e servizi in 207 città nel mondo.

Cost of Living 2015 

L’ITALIA. Come accennato, a livello globale le città italiane diventano più attraenti. Nel 2015 Milano è scivolata dalla 30° posizione dell’anno scorso al 53° posto, mentre Roma passa dal 31° alla 59°. Questo spostamento nella classifica – così come per altre città europee – è dovuto principalmente alla svalutazione dell’euro rispetto al dollaro e riguarda quindi molti paesi dell’Eurozona. Tuttavia, nella performance delle città italiane ha influito anche una battuta d’arresto registrata nel costo degli affitti delle case e da una maggiore possibilità di contrattare sui prezzi. A livello macro invece, a influire positivamente sul mercato italiano, riducendo l’aumento dei prezzi, è stata la stabilità dell’inflazione.

L’EUROPA. Confrontando tra loro le città europee, senza effetto cambio con il dollaro, si nota la buona performance delle città tedesche che si concentrano in media dalla 100esima posizione in poi. La Germania da circa 10 anni, con l’entrata in vigore dell’Euro, ha avuto una certa attenzione e rigore nel controllo dei prezzi, riuscendo così a mantenere sotto controllo il costo della vita. A Francoforte (98) ad esempio c’è un costo della vita inferiore a Milano del 9%, a Berlino (106) del 10% in meno. Costo della vita contenuto anche in Spagna e Portogallo, dove la crisi ha tenuto bassi i prezzi. A Madrid (115) si registra un costo della vita inferiore del 10% rispetto a Milano, a Lisbona (145) dell’11% in meno.

IL PERCHÉ DELL’INDAGINE. New York viene utilizzata come città base, e tutte le altre sono confrontate con questa; i movimenti valutari sono quindi misurati a confronto con il dollaro USA. Il costo della vita delle città non è da intendersi in senso assoluto ma come costo per mantenere condizioni di vita e di lavoro simili a quelle del paese di provenienza. Attraverso questa indagine Mercer determina cioè “l’indennità di costo vita” che deve essere riconosciuta ai dipendenti espatriati, perché sia tutelato il loro potere d’acquisto quando chiamati ad incarichi internazionali. Il report fa parte di una ricca banca dati che Mercer mette a disposizione alle multinazionali, ai governi ed alle grandi aziende.