Secondo i ricercatori dell’M&A Research Centre (MARC) della Cass Business School di Londra il tempo che gli Amministratori delegati hanno per lasciare un’impronta della propria azione in azienda è limitato.
Lo studio sostiene, infatti, che sono i CEO capaci di effettuare delle operazioni di rilievo durante il primo anno d’incarico, quelli candidati a registrare performance positive nel lungo periodo.
La ricerca, che ha preso in esame 276 operazioni importanti realizzate dai CEO nel primo anno d’incarico, individua le quattro condizioni ottimali che, rendendo possibile un’operazione importante entro i primi 12 mesi, sarebbero capaci di garantire un mandato di successo:

  1. Tipo di successione: se il CEO è stato nominato in sostituzione di un predecessore che è stato spinto alle dimissioni;
  2. Tipo di assunzione: se il CEO è stato nominato dall’esterno;
  3. Performance d’impresa: se il rendimento delle azioni è sceso sotto il livello previsto prima della nomina del CEO;
  4. Corporate governance: se la società ha una percentuale elevata di azionisti istituzionali.

I CEO con mire di longevità professionale – il periodo medio del mandato di un CEO è di soli 4,4 anni dovrebbero tenere presente questa griglia di valori in quanto, come afferma Scott Moeller, Direttore del Centro Fusioni e Acquisizioni presso la Cass, “un nuovo CEO sa bene che non resterà sulla breccia per sempre e che ha un lasso di tempo limitato per dispiegare la sua influenza. Una piccola acquisizione potrebbe non bastare. Se si vuole lasciare il segno in un settore, se si vuole modificare l’ambiente, lo si deve fare in fretta. Le fusioni-acquisizioni realizzate in questa fase hanno migliori opportunità di riuscita, perchè le motivazioni dei CEO sono generalmente fondate”.