Ai, anche i laureati rischiano il posto di lavoro

Gli operai non dovrebbero essere i soli a temere l’automazione del lavoro. L’intelligenza artificiale, infatti, avrà ripercussioni importanti anche sui cosiddetti “colletti bianchi”. Secondo un nuovo studio pubblicato da Brookings Institution gli algoritmi di macchine e robot saranno in grado di svolgere alcuni dei compiti che oggi sono ad appannaggio di professionisti laureati e ben pagati che operano nel settore del business, della finanza e del tech. Non è vero, dunque, come si è sempre pensato fino a oggi, che le posizioni più rischio sono quelle caratterizzate da compiti ripetitivi e meccanici. Anzi: stando alla nuova ricerca, chi ha una laurea triennale e svolge ruoli di responsabilità sarà esposto agli effetti dell’intelligenza artificiale cinque volte di più dei lavoratori che hanno un diploma di scuola superiore. I lavori più a rischio? I market research analyst, i sales manager, i programmatori di computer, i management analyst, gli advisor finanziari: tutti lavori che richiedono capacità analitiche e di supervisione e che implicano lo svolgimento di compiti di tipo previsionale.

I lavoratori che subiranno meno l’impatto di questa tecnologia saranno invece quelli impiegati nella preparazione dei cibi, nella cura alla persona, nell’assistenza sanitaria, nell’istruzione. I professionisti istruiti e ben pagati, comunque, non devono allarmarsi: gli algoritmi potrebbero anche lavorare al loro fianco, senza rubare posti di lavoro. Potrebbero però cancellare alcune funzioni o task e, dunque, comportare una riduzione dello stipendio.