© GettyImages

Anche se il referendum dovesse confermare il programma del governo sul ritorno all’energia nucleare, le centrali non potranno essere realizzate senza l’assenso delle Regioni interessate. È quanto affermato dal sottosegretario alle Attività produttive, Stefano Saglia, nel corso di una seduta notturna delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera. Come affermato dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, anche Saglia è convinto che sarebbe un errore bloccare il piano per il ritorno all’atomo alla luce dell’escalation dell'emergenza nucleare in Giappone. “La tragedia in atto in Giappone - ha aggiunto Saglia - non sia connessa con le scelte per il nucleare, ma si tratta di una catastrofe inimmaginabile con conseguenze imprevedibili”. Inoltre dei 55 reattori nucleari presenti in Giappone, 11 sono stati bloccati secondo le procedure di sicurezza; solo 4 reattori stanno attraversando una fase critica e di questi 4 solo un reattore ha registrato il mancato funzionamento dei sistemi di raffreddamento”.
Tornando alla costruzioni di centrali in Italia, il piano del governo prevede un parere obbligatorio da parte delle regioni, ma non vincolante. Il sottosegretario Saglia, però, ha ribadito “come non si potranno realizzare le centrali nucleari nelle regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio e che il programma energetico nucleare non potrà essere realizzato in assenza di una totale condivisione delle comunità territoriali coinvolte”. La domanda è: referendum permettendo, cosa succederebbe se le 20 Regioni d’Italia “si esprimeranno negativamente” sulla localizzazione delle centrali?