B Corp e Società Benefit: imprese a fin di bene

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Migliorare il mondo che ci circonda e, nel frattempo, pensare al fatturato. Una tendenza nata qualche anno fa e che si sta consolidando nel tempo, nonostante due anni di pandemia. Le Società Benefit e le B Corp stanno dando vita a un nuovo modo di fare business. Ma quali sono le differenze fra di loro? E quali vantaggi, ma anche obblighi, implicano?

Società Benefit: quando l'Italia è virtuosa

Partiamo dalle Società Benefit e diamoci subito una medaglia. Perché l’Italia è stato il primo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, a normare e introdurre questo nuovo concetto di azienda. In grandissima sintesi, possiamo dire che le Società Benefit prevedono nel proprio oggetto sociale, oltre gli obiettivi di profitto, anche un impatto positivo o sulla società o sulla biosfera. Va subito sottolineato che non si tratta di un nuovo modello societario. Qualunque tipologia societaria può trasformarsi in Società Benefit. Bisogna ovviamente che ogni azienda, in base alla sua natura predisponga una struttura interna pensata ad hoc per le sue esigenze. Accortezze che non sembrano davvero spaventare imprenditori e manager, visto il successo di questa formula.
Ma perché, proprio in Italia, questo nuova filosofia aziendale ha avuto un successo così peculiare? Business People  lo ha chiesto al professor Carlo Bellavite Pellegrini, ordinario di Finanza aziendale all’Università Cattolica di Milano e autore del libro Società Benefit. Profili giuridici ed economico-aziendali . «Le ragioni del successo delle società Benefit in Italia», spiega il professore, «sono sostanzialmente due. La prima più di carattere di storico è il fatto che molte società italiane per la loro storia avevano già sviluppato una determinata attenzione a una tipologia di stakeholder. Il secondo è sicuramente dato dall’attrazione esercitata dai temi legati alla sostenibilità in Italia e quindi molti probabilmente hanno sviluppato qualcosa che già facevano e lo hanno strutturato come Società Benefit».

Applausi, quindi. Ma quali sono le caratteristiche delle Società Benefit? E quali vantaggi comporta aderire a questo concetto di azienda? Il primo passo da fare è stabilire in che cosa consista il beneficio che vogliamo perseguire. E qui, il prof. Bellavite dà un prezioso consiglio: «Se la società è sul mercato da tempo, consiglio di guardare la sua storia, se invece è una start up bisogna vedere quale mission possono porsi. Possono essere davvero le più svariate e qui vorrei dire una cosa. La legge parla di beneficio o benefici. Quindi, lo stakeholder potrebbe essere uno o più di uno. Io dico sempre che il beneficio può essere uno, due rischiano di essere già tanti. Voglio dire che occorre concentrare le energie su un obiettivo, aiuta a realizzarlo al meglio». Va sempre considerata, infatti, la visione strategica sul lungo termine e quali effetti questa scelta possa avere sulla governance e sulle attività di rendicontazione annuale. Una volta individuato che cosa si vuole fare, occorre nominare un responsabile della valutazione dell’impatto, che avrà il compito di rendere concreto il raggiungimento del beneficio e, tutti gli anni redigere una relazione di impatto da allegare al bilancio e nella quale si spieghi cosa si sia fatto in concreto per perseguire il beneficio comunque e quali siano gli obiettivi per l’anno successivo. Il percorso è relativamente semplice e i vantaggi sono tanti, a partire da quello reputazionale. Presentarsi come una Società Benefit può aiutare le aziende ad attirare capitali, conquistare nuovi talenti, sempre più interessati a lavorare in realtà socialmente responsabili, entrare in nuovi mercati, ricchi di opportunità.

B Corp, una certificazione fornita da terzi

Una B Corp, invece, è una società che ha ricevuto una certificazione, fornita da un ente terzo. L’iter attraverso il quale può essere ottenuta questo attestato è la BIA (B Impact Assessment), che in pratica misura la performance in termini di impatti ambientale, sociale ed economico. Il test è piuttosto complesso e bisogna avere un punteggio finale uguale o maggiore a 200. Se la valutazione è gratis, la certificazione costa e può essere anche piuttosto cara. Si parte da un minimo di 500 euro per arrivare fino a 50 mila, in base al fatturato dell’azienda. Non è finita. Se negli Usa le B Corp hanno valenza di legge, in Italia no e chi ottiene la certificazione poi deve convertire la società in Società Benefit entro massimo tre anni. Questo spiega il motivo per cui una B Corp molto spesso è anche Società Benefit, ma non viceversa. Il risultato è che spesso molte realtà si sottopongono all’assessment, cercando di capire a che punto sono nel loro cammino verso un business prospero ed etico, ma poi finiscono per scegliere la strada della Società Benefit. Essere iscritto all’elenco delle B Corp comporta comunque degli obblighi. Non solo il test va ripetuto ogni due anni. Come nel caso delle Società Benefit, occorre anche presentare una relazione sullo stato dell’arte delle proprie attività rivolte verso il bene comune. Essere inseriti negli elenchi delle B Corp porta un vantaggio reputazionale notevole e la possibilità di entrare in contatto con un numero selezionato di aziende, con un credito altrettanto consolidato.

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Quale opzione scegliere?

Ma quale delle due opzioni è meglio scegliere? Il discorso è complesso, posto che sentire uno specialista è sempre il passo più corretto da fare, le startup o le piccole/medie aziende possono essere più vincolate nella scelta. «La certificazione esterna», sottolinea il Prof. Bellavite, «è una soluzione molto invasiva. Si tratta di un esame ad ampio spettro dove spesso vengono chieste cose anche al di fuori di quella che è la peculiarità della società. Si tratta di un passaggio decisamente oneroso, che forse può interessare a imprese molto grandi. La Società Benefit costa meno e ha il vantaggio enorme che è tagliata su misura dell’azienda che la vuole implementare».

Insomma, sembra proprio che con un minimo di sforzo e la scelta del modello giusto, sia possibile dare un contributo importante per porre le basi per un futuro migliore. I più critici pensano che queste formule possano portare a una sorta di greenwashing , quindi puntare sulla sostenibilità per favorire una circolazione di denaro non propriamente trasparente. Gli addetti ai lavori però frenano e sono ottimisti. Chi si trasforma in Società Benefit deve ex ante adottare metriche di carattere internazionale che, unite ai fattori soggettivi e alle clausole della legge italiana, sono garanzia di una gestione virtuosa.

Ma quanto può durare questo trend? Si tratta di una bolla o di un modus operandi destinato a durare? Anche in questo caso, il Prof. Bellavite ha contestualizzato il fenomeno, in un’ottica saggiamente ottimista. «Fino a questo momento», spiega, «il trend è stato assolutamente positivo. La mia sensazione è questa: nel mondo i rendimenti e con loro i tassi stanno crescendo. Il capitale diventerà più scarso e in una condizione di scarsità potrà anche capitare che l’attenzione si focalizzerà soprattutto sul rendimento finanziario nudo e crudo. Non credo ovviamente che questo trend che riguarda le Società Benefit verrà superato, ma potrebbe forse rallentare un poco nel prossimo futuro».