Tempi duri per l'immobiliare. Lo conferma anche una nuova indagine di Duff & Phelps: per circa quattro investitori su 10 (il 39%) il valore degli asset immobiliari calerà tra il 5% e il 10% nel 2020, mentre circa un terzo (il 31%) prevede una diminuzione superiore, quale conseguenza della crisi dovuta alla pandemia. In Europa quest’ultimo dato risulta inferiore (23%) rispetto a quello globale, segno di una maggiore fiducia nella tenuta del comparto.

L’indagine, realizzata da Duff & Phelps Real Estate Advisory Group, ha coinvolto un campione rappresentativo di top manager e investitori nel settore real estate in Europa, Regno Unito e Usa. Come prevedibile, gli intervistati hanno indicato che i settori che risulteranno maggiormente penalizzati nel lungo termine saranno quelli del retail e dell’hotellerie (indicati rispettivamente dal 37% e dal 36% del campione), e in particolare la maggioranza degli investitori si aspetta una diminuzione dei valori degli immobili nel retail tra il 10% e il 40% nei prossimi 12 mesi. Questi comparti hanno chiaramente sofferto più degli altri durante la pandemia, quindi gli investitori immobiliari saranno con ogni probabilità portati a guardare verso altri settori che hanno mostrato maggiore resilienza.
Più di un terzo del campione (il 36%) è invece convinto che il comparto logistica/industriale emergerà come il più forte dalla crisi attuale. Grazie alla crescita dello shopping online determinata dalla pandemia, le strutture “last mile” – cioè i magazzini destinati alla gestione dell’ultima fase della consegna dei beni – diverranno sempre più importanti. Gli investitori confidano in prospettive positive anche per le asset class residenziale (il 29%) e proptech (il 19%), che potrebbero trarre vantaggio dalla crisi.

Data la recessione economica già confermata nei principali mercati, il 64% degli investitori sostiene che la recessione globale sia il rischio maggiore per gli asset immobiliari commerciali, molto più degli sviluppi della pandemia, che preoccupano il 25% del campione. L’80% degli intervistati delle più importanti regioni (Europa, Regno Unito e USA), inoltre, crede che la ripresa economica assumerà un andamento a U, piuttosto che a V. Gli investitori possono comunque sentirsi rassicurati dal fatto che il 90% delle aziende prevede che le quotazioni degli asset immobiliari possano tornare ai livelli pre-pandemia entro il 2021. Infatti, più di 4 intervistati su 10 (il 41%) a livello globale, che salgono al 51% in Europa, si dicono più ottimisti ora riguardo il comparto real estate europeo rispetto a quanto lo erano all’inizio della pandemia; in particolare, i gestori di fondi di investimento sono quelli che si mostrano più ottimisti, rappresentando più della metà (il 53%) di chi ha espresso un sentiment positivo. Inoltre, il 42% degli investitori ha mantenuto invariati i propri impegni di capitale o pensa addirittura di incrementarli. Infine, il 70% ha dichiarato di essere pronto a impiegare le risorse finanziarie disponibili, quando necessario; in particolare, quasi tutti i gestori dei fondi di investimento hanno risposto affermativamente a questa domanda, dissipando le preoccupazioni legate alla liquidità in questo settore.