Giovani: la priorità è il lavoro. Aumentano paura e pessimismo

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Didattica a distanza, restrizioni e un futuro incerto. Inevitabile che tra i giovani italiani aumentino paura e pessimismo. Secondo l’Osservatorio sulle giovani generazioni di Flowe, società del gruppo Banca Mediolanum, la metà dei ragazzi considera peggiorata la propria condizione, mentre il 25% è preoccupato per il proprio lavoro più di ogni altra cosa, tanto che in molti si vedono costretti ad accettare posizioni lavorative non alla loro altezza o a emigrare all’estero.

Nonostante il futuro venga avvertito dai giovani come incerto, resta ferma per le nuove generazioni l’importanza del mondo lavorativo: secondo la ricerca condotta da AstraRicerche per Flowe, il 47,9% considera il lavoro come l’aspetto prioritario per il proprio futuro, superiore anche all’importanza data ad amici (45,4%) e famiglia (44,9%). La disillusione verso la società italiana e lo scoraggiamento verso il mondo del lavoro, avvertito come problematico, complesso, non aperto a sufficienza ai giovani e alle loro esigenze sono forti: il 64,4% dei ragazzi dice di dover accettare lavori non all’altezza, e di vedere la scelta del lavoro all’estero come una necessità (62,7%), mentre un giovane su tre, nonostante sia abituato a prefiggersi obiettivi per il proprio futuro, non è convinto delle scelte che ha fatto per raggiungerli.

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L’80,8% degli intervistati si dichiara preoccupato per il futuro del mondo (il 42,6% è molto preoccupato), il 66,4% è preoccupato per il proprio futuro (22% molto preoccupato) e il 54,2% è preoccupato per il futuro della famiglia (15,6% molto preoccupato). Emergono come impattanti a livello personale i problemi economici e di lavoro (25,6%), seguiti, al secondo, posto, dalla salute (15,8%) e, al terzo posto, dalle ricadute psicologiche del Covid-19 (ansia, depressione e solitudine: preoccupazione per il 10,6% degli intervistati). Allargando lo sguardo a una sfera più generale, i problemi più sentiti sono la crisi economico-finanziaria internazionale (per il 77,1), il cambiamento dell’economia mondiale (peggiorati secondo il 72,8%), la debolezza o l’assenza di relazioni e la solitudine (70,5%), la salute (61,6%) e l’ambiente (55,7%).

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Alle preoccupazioni non si associa però scoraggiamento e i ragazzi non sembrano disposti ad arrendersi, ma avvertono il futuro come una propria responsabilità: il 71,9% degli intervistati crede, infatti, che la qualità della vita che lo attende dipenda da sé, dalle proprie scelte e dal proprio impegno (il 26,1% solo da sé stessi e il 45,7% principalmente da sé stessi e solo il 6,7% è convinto che dipenda invece da altri). I ragazzi sono pronti ad agire in prima persona per migliorare l’avvenire (il 47,2% evidenzia spirito attivo e proattivo rispetto al 22,6% di passività). La speranza sembra però emergere maggiormente quando si pensa a un futuro a lungo termine come a dire che superata la crisi tornerà il ‘sereno’ nelle nostre vite: pensando al futuro fra cinque anni, infatti, l’ottimismo prevale sul pessimismo (38,8% vs 33,0%) così come la serenità sulla paura (36,8% vs 31,8%).

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Secondo i giovani i singoli cittadini possono comunque impegnarsi personalmente per affrontare il problema della disoccupazione, principalmente attraverso la formazione (scolastica per il 41,6%, continuativa e specializzante per il 59,5%). Per il 64,4% degli intervistati tutti sono, inoltre, chiamati ad essere responsabili e ad affrontare le problematiche ambientali: attraverso la raccolta differenziata, ma anche cercando di limitare gli sprechi di elettricità (64,4%) e di acqua (59%), facendo acquisti ecologici (45,4%), preferendo prodotti di aziende attente all’ambiente (32,4%) e spostandosi con i mezzi pubblici (36,6%).