Intervista a Frank Meyer, Ceo di E.ON Italia

Costruire un grande futuro per E.ON Italia basato sulla sostenibilità e sul coinvolgimento dei clienti nel cambiamento energetico. Ispirare e sfidare i propri collaboratori a costruire insieme la storia, cogliendo l’opportunità unica offerta dagli investimenti europei nel Paese. Essere davvero rilevante per il futuro della Penisola, dando il proprio contributo all’economia perché diventi più verde. Frank Meyer ha assunto il ruolo di Ceo della filiale tricolore di E.ON dallo scorso 1 aprile, ma ha già le idee molto chiare sul nostro mercato e sulle sue priorità per il futuro dell’azienda in Italia. Merito del suo profilo manageriale fortemente improntato su una visione internazionale e, probabilmente, anche del lavoro svolto per creare e sviluppare la divisione del gruppo dedicata alla fornitura di soluzioni energetiche innovative per la casa (Future Energy Home) e per la mobilità elettrica, che gli ha fatto conoscere da vicino diversi mercati europei e non solo. Del resto, Meyer ha dalla sua anche la “fortuna” di lavorare in uno dei pochi gruppi a livello internazionale che può dire di non aver sofferto in modo eccessivo la crisi in corso. «La pandemia non ha lasciato segni indelebili sui bilanci di E.ON», spiega. «I suoi effetti negativi sul fatturato globale sono stati limitati e saranno ampiamente recuperati nei prossimi anni. Nel 2020 il gruppo ha dato prova di stabilità e resilienza e di essere in grado di agire tempestivamente e in modo sistematico mettendo in atto contromisure efficaci per mitigare i rischi. Per questo posso dire che alla fine siamo soddisfatti dei risultati raggiunti». Non sorprende visto che nel 2020 E.ON ha registrato un fatturato di 60,9 miliardi di euro, con un utile netto adjusted di 1,6 miliardi. «E anche la filiale italiana ha un costante trend di crescita», sottolinea Meyer.

Per chi lavora nel campo dell’energia quello della sostenibilità è un tema chiave, e in seguito alla pandemia sembra si sia diffusa una maggiore consapevolezza in merito. Cosa potremmo fare come cittadini, aziende e istituzioni per farla stabilizzare nella coscienza collettiva? 
Credo che per uscire da questa crisi sia imprescindibile mettere a punto un piano incentrato sulla sostenibilità. Dobbiamo considerare la pandemia come una chance per investire in infrastrutture e soluzioni “green”, è un’occasione irripetibile da non perdere. È l’unica strada da intraprendere e devo dire che molti Paesi sembrano averlo capito. E anche le singole persone. In questo contesto i consumatori sono sempre più consapevoli della centralità del loro contributo per guidare il cambiamento. La verità è che molti, me compreso, hanno imparato che la vita può cambiare completamente in brevissimo tempo e in qualsiasi momento. Per questo stiamo riflettendo su cosa possiamo imparare da questa crisi e su come prevenirne altre in futuro. In questo senso, un tema centrale per l’umanità intera è quello del global warming: credo che ora finalmente la gente si sia resa conto delle sue possibili conseguenze, del fatto che potrebbe davvero cambiare le nostre vite se non interveniamo urgentemente. Forse è perché sono ottimista per natura, ma credo davvero che questa crisi, con i gravi effetti che ha avuto su tutti noi, ci abbia insegnato molto e che sfrutteremo quanto abbiamo appreso per combattere la più grande sfida che al momento si presenta all’umanità: il riscaldamento globale appunto…

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L'intervista continua sul numero di Business People maggio

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