Luca Medici, Checco Zalone © Fabrizio Marchesi/Photomovie

Luca Medici, in arte Checco Zalone (“Che cozzalone” in pugliese significa “Che tamarro”), è nato a Bari il 3 giugno 1977. Laureato in Giurisprudenza, non ha mai intrapreso la carriera forense per dedicarsi interamente al mondo dello spettacolo

Non sai mai se stai intervistando Checco Zalone o Luca Medici. Inizi a parlare con Luca e ti risponde Checco oppure interroghi Checco e prende la parola Luca. Mica facile intervistare una personalità così. Però divertente. E istruttiva. Perché a rispondere alle domande non è un artista qualunque. È una persona che da Capurso, provincia di Bari, è arrivato ad essere campione d’incassi con il suo primo film, Cado dalle nubi e a essere un comico cult nel giro di pochissimi anni. «Inaspettatamente», continua ripetere lui che sembra ancora ringraziare chissà chi per la sua fama, il suo successo e, lo dice lui senza falsi moralismi, i suoi soldi.
Adesso Luca Medici (o Checco Zalone, fate voi) si rimette in gioco con un secondo film, Che bella giornata , prodotto dalla Taodue di Pietro Valsecchi. E anche sul cinema non è che la pensi in modo molto politically correct. Anzi, dice cose che molti suoi colleghi pensano ma non dicono. Merito del suo personaggio, reso famoso da Zelig , e delle sue battute traboccanti di parolacce, di allusioni, di storie di amori (chiamiamoli così) fugaci cantate sulle sacre melodie delle più famose canzoni di cantautori italiani. Un contrasto esplosivo. Però poi te lo vedi davanti e scopri che Luca Medici è un ragazzo di 33 anni, laureato in giurisprudenza, autodidatta nella musica, con la fidanzata che vive ancora in Puglia, che sembra stupito che qualcuno gli chieda un’intervista per parlare di economia. E lui ne approfitta per rivelare il suo prossimo sogno.

Dottor Medici, Checco, iniziamo dai Sottanos .
Sì. I Sottanos è stata la mia prima esperienza televisiva, a Telenorba. Il regista era Gennaro Nunziante che poi è stato il regista di Cado dalle nubi e pure di questo secondo film che sto facendo. I Sottanos era la parodia della serie Tv I Sopranos ed era la storia di una famiglia di mafiosi che ereditano una tv e poi la gestiscono un po’ tutta a modo loro.

E poi?
E poi niente, ho fatto dei provini ed eccomi qua.

Non la faccia facile. Come fa un uomo di spettacolo a passare da zero ad essere un campione d’incassi?
E che ne so? Guardi che la mia esplosione è stata una sorpresa pure per me. È stata del tutto inaspettata, improvvisa. Dovevo fare l’avvocato…

Vorrei parlare con lei di politica ed economia. Da dove preferisce partire?
Dalla Bignardi.

Lei è stato l’unico che si è permesso il lusso di dire alla conduttrice delle Invasioni Barbariche che faceva una trasmissione di nicchia.
Con la “m”. Nicchia con la “m” iniziale.

E la Bignardi non se la prese.
Questo non lo so, però so che mi diverte rompere i cliché, trovarmi in ambienti patinati e rompere i tabù. In quel caso fu molto divertente perché mi trovavo in un luogo e in una trasmissione che erano l’esatto opposto di me, del mio personaggio, e quindi fu davvero molto divertente.

Lei è anche l’unico che può prendere pesantemente in giro Berlusconi senza provocare interpellanze parlamentari.
Sì, però quello della satira su Berlusconi è stato un episodio anche perché chi non l’avrebbe fatta in quel momento? Comunque, se si riferisce alla canzone sulla vicenda D’Addario, quella canzone fa ridere non perché prende in giro Berlusconi o la D’Addario, ma perché è stata fatta sulla base de Il Pescatore di Fabrizio De Andrè. Quindi lo sfregio vero lo ha subito De Andrè, non Berlusconi.

Però se lo prende in giro Luttazzi si grida allo scandalo, se lo fa lei, si ride.
Tragga lei le conclusioni…

Parliamo di economia?
Di cosa?

Lei ad esempio non ha mai preso in giro nessun manager?
Tipo? Mi faccia dei nomi.

Benetton, De Benedetti, Passera, Profumo, Geronzi...
Direi che la preda migliore è Tronchetti Provera.

Per via della vicenda Telecom?
No, per la moglie.

Ah…
È il manager più nazionalpopolare che ci sia, è conosciuto. Ci sto scrivendo una canzone sopra, ma è difficile trovare la rima.

E Marchionne?
Marchionne apre scenari impensabili. A Pomigliano vuole fare una nuova auto alimentata a sangue d’operaio.

Appunto, cosa ne pensa della vicenda di Pomigliano? La Fiat ha imposto regole, per gli scioperi, per i turni, più stringenti di quelli di prima in cambio di nuovi investimenti. Lei avrebbe firmato quell’accordo?
Allora, questa è una cosa seria. Rispondo con un episodio che ho vissuto io personalmente: alla cerimonia dei David di Donatello con il presidente della Repubblica Napolitano, tra l’altro io ero emozionatissimo. Andarono a parlare al microfono uomini di cinema che facevano a gara a lamentarsi per i tagli del governo. chiunque andava a parlare si lamentava di più di quello che lo aveva preceduto. Alla fine prese la parola Napolitano, uomo del Sud e per di più di sinistra. Disse: ragazzi, bisogna stringere la cinghia, tutti, tutti insieme, bisogna aiutarci. Liquidò tutti con due parole. Secondo me è un discorso analogo. Quindi, per quanto riguarda Pomigliano, non sarei stato contrario a un accordo, perché occorre che in questo momento ci si aiuti tutti. Perché secondo me il nostro problema è che tutti quelli che lavorano in un certo mondo pensano che quel mondo sia il centro dell’universo e che tutto il resto gli debba girare intorno. Non è così. Bisogna che tutti abbiamo uno sguardo più ampio del nostro mondo.

Come fa lei ad avere questo sguardo più ampio continuando a vivere a Capurso, in Puglia?
Proprio perché sto a Capurso che ce l’ho. Se mi trasferissi a Milano o a Roma, non potrei più averlo, sarei troppo contiguo con le persone che poi prendo in giro, deve esserci un certo distacco.

La sua fidanzata vive ancora là.
Sì, non la porto al Nord sennò mi si emancipa.

Una curiosità: è vero che lei è musicalmente autodidatta?
Sì, totalmente, non so leggere la musica scritta sul pentagramma.

Comunque anche la vicenda di Pomigliano è tutta colpa della globalizzazione. Lei ci fece una canzone straordinaria sulla globalizzazione e sui cinesi che vengono in Italia a fare concorrenza alle nostre imprese.
Vuole la verità? Quella canzone l’ho scritta cinque anni prima di pubblicarla e la scrissi mentre stavo studiando all’università Diritto Costituzionale. La globalizzazione era la parte speciale di quell’esame che studiavo sul libro di Mario Baldassarre, ex presidente della Corte Costituzionale. Dopo aver letto il libro, mi venne la canzone. Non ci capivo un c… di cosa c’era scritto in quel libro, e così l’ho sintetizzato.

Perché è scoppiata la crisi?
Beh, io non sono la persona più indicata per parlare di crisi, il mio reddito non me lo consente.

Adesso lei è un affluent.
Cosa sono io?

Un ricco.
Ah, sì. Lo sono diventato velocemente e inaspettatamente. Me ne sono accorto dalle telefonate dei manager che vogliono farmi investire i soldi. Prima non mi succedeva.

E lei cosa gli risponde?
Che non ci capisco un c… e di ripassare.

Tutto merito di Cado dalle nubi ?
Anche. Però io su quel film vorrei fare una precisazione. Il mio rapporto con il cinema è in effetti un rapporto di tipo economico, nel senso che quello che mi ha fatto tremare il primo giorno di riprese è stata la quantità di denaro che uno ha tirato fuori per farmelo fare. Cioè, il primo giorno di riprese ho visto decine di camion, quintali di attrezzatura e più di 60 persone che lavoravano attorno a me. Mi sono sentito addosso una responsabilità gigantesca. E la prima cosa che ho pensato è stata: ma questi soldi ritorneranno? No, perché io non sopporto quelli che dicono: a me i soldi non interessano perché io faccio arte. Col c… qui ci sono famiglie che dipendono da un film, ci sono soldi che uno tira fuori e deve vederseli tornare. Mica erano soldi dello Stato. Sono soldi che un privato li ha usciti dal suo portafoglio.

Comunque a questo punto le manca solo di fare pubblicità per coronare la sua popolarità.
A me piace tantissimo la pubblicità, vederla, intendo, non mi piace l’idea di farla. Alcuni spot sono davvero geniali, ma altri li trovo raccapriccianti anche perchè usano dei personaggi che sono dieci anni che non fanno altro che pubblicità…

Diventerà mai imprenditore?
Quello che mi piacerebbe, per scherzo, sarebbe una linea di abbigliamento firmata Checco Zalone. Ma mo’ vediamo. Però sì, mi piacerebbe e forse lo farò anche.

Il solito ristorante dell’attore di successo?
No, ma che ristorante della m… Io penso che la carriera di qualsiasi professionista dello spettacolo è soggetta a grosse fluttuazioni, per cui il mio sogno è impegnarmi a livello produttivo. Bisogna fare qualche cosa di cui si conosca almeno l’abc.

Ci sono troppe tasse in Italia o si evade troppo?
Mi ha chiamato chi mi cura i soldi e m’ha detto: oh, ma tu non evadi un c…

Troppe tasse?
Beh, dai, il 50% è assai.

Si evade più al Nord o più al Sud?
Anche al Nord si evade, magari sotto altre forme, ma si evade pure qua.

In un’intervista ha detto che un prossimo obiettivo è Marco Travaglio. Perché?
Anche lui come Tronchetti è una preda eccezionale. Devo ancora trovare il modo di prenderlo per il c… Ha dei tratti così forti che non posso proprio rinunciare.

L’Italia di oggi è più quella che fa vedere lei o quella che fanno vedere i Vanzina nei cinepanettoni di Natale?
La mia, anche perché loro girano all’estero.

Qualcuno l’ha candidata a capo dell’opposizione.
Bisogna vedere chi governa. Comunque no, lungi da me l’idea della politica.

Lei comunque vincerebbe.
Sono trasversale, però tutti hanno capito che nei miei spettacoli non voglio fare politica. A differenza di altri io non do nessun giudizio moralista. Ecco, quello che non mi piace di alcuni miei colleghi è che danno giudizi, io voglio far ridere.

Lei non ha la pagina su Facebook.
Come no, ce ne sono decine, ma non sono mie.

Ce n’è una che ha 156.817 mila amici.
Non è mia, è di un altro.

Gli dica qualcosa.
Amico: voglio il 10% di percentuale sulle donne che ti fai.