Un particolare di una delle cinque sale di Palazzo Mocenigo dedicate al Museo del profumo

Una storia millenaria che affonda le radici nell’arte alchemica di essenze e fragranze, reinterpretate a seconda dei costumi e degli usi sociali delle differenti epoche. E una lunga tradizione che celebra la vocazione alla bellezza, all’imprenditorialità e all’innovazione della città lagunare e delle sue genti. Tra magia, potere, sacralità e seduzione, attraverso preziosi cimeli d’epoca e installazioni multimediali di ultima generazione, è un tributo alla nascita e all’evoluzione del profumo il percorso evocativo ospitato da Palazzo Mocenigo a Venezia. L’antica dimora patrizia ha riaperto i battenti l’autunno scorso dopo un’importante opera di restyling del primo piano nobile della struttura (venti sale), con un notevole ampliamento delle sue aree espositive.
In particolare, le cinque stanze che celebrano le memorie olfattive rappresentano una delle principali proposte della rinnovata sede. Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia (MuVe) – nella cui orbita è entrato il Palazzo nel 1985 – e Mavive, azienda della famiglia Vidal, attiva da oltre un secolo nel settore beauty care. Secondo le stime, i restauri sono costati un milione di euro; dei quali circa la metà è stata stanziata dal gruppo, per riaffermare il suo profondo legame con la città. Fragranze d'autore
«In questa articolata operazione di recupero non poteva non essere coinvolto l’intero sistema della Fondazione, che con decine di opere d’arte e oggetti, a loro volta rispolverati dai depositi o restaurati per l’occasione, ha contribuito a fare di Palazzo Mocenigo una vera e propria Wunderkammer (“Camera delle meraviglie”, ndr ) del Settecento, rafforzandone la naturale inclinazione legata alla storia della moda e del costume», ha dichiarato Walter Hartsarich, presidente del circuito MuVe. E ha aggiunto il direttore Gabriella Belli: «Arte, tessuti, arredi e la nuova straordinaria proposta del profumo ora s’intrecciano per suggerire originali prospettive e accostamenti, in un suggestivo connubio di contaminazioni e stimoli».
Il percorso storico-didattico prende le mosse dal caratteristico Pòrtego del Palazzo signorile e si snoda attraverso marmorini, affreschi e sontuosi arredi del XVIII secolo, animati da manichini che indossano abiti d’epoca e impreziositi da opere provenienti dal Museo Correr e dal Museo Ca’ Rezzonico; da porcellane di manifattura cinese appartenenti al Tesoro della Scuola Grande di San Rocco; da antichi manoscritti del Museo di Storia Naturale e da alcune rarità prese in prestito dai Musei di Burano e Murano (da cui arrivano, per esempio, serpentine, ampolle, boccette e diffusori in vetro). La volontà di creare un unicum nel panorama nazionale e in ambito mondiale – rendendo così il Museo del Profumo degno competitor di realtà analoghe quali quelle di Grasse, Colonia e Versailles – nasce da un’esigenza narrativa specifica: mostrare e valorizzare un aspetto meno noto della storia del profumo come lo conosciamo oggi.

Proprio tra le calli della Serenissima, infatti, vengono realizzati i primi raffinati effluvi sotto forma di gocce e vapori. E non in epoca rinascimentale: se immaginate che in Italia le prime a imbellettarsi con cosmetici e olii inebrianti siano state le nobildonne nelle corti “illuminate” del Cinquecento, dovrete ricredervi. Fate, invece, un piccolo passo indietro nel tempo, secondo quanto propone l’inedita rassegna racchiusa nel Mocenigo. Bisogna tornare lungo le rive lagunari del 1075, quando la principessa bizantina Anna Teodora Dukas sposò il doge Domenico Selvo. La nuova dogaressa, elegante e sofisticata, porta con sé una ventata d’Oriente e non può che ingentilire i modi del Palazzo: usa la forchetta, insegna alle dame veneziane trucchi e danze dell’Est, e... si profuma. Ecco frotte di mercanti partire alla volta di Grecia, Persia, Egitto, Arabia e Costantinopoli per fare incetta di fiori e di spezie fino ad allora sconosciuti. Alla Dogana cominciano via via a sbarcare sempre più carichi di merci esotiche che i “muschieri” si contendono per realizzare nuove creazioni. Sono però gli “spezieri” del Canal Grande a compiere una piccola rivoluzione: diluendo le soluzioni in purissima acquavite, ottengono gli antenati delle moderne eau de toilette (solo qualche secolo dopo, in Francia, s’inizierà a usare l’alcool etilico). Attraverso una ricostruzione ad hoc, la sezione museale rievoca un laboratorio del profumiere dell’epoca; i tradizionali alambicchi sono affiancati da strumenti interattivi come un pannello a parete dotato di mappa olfattiva, che fanno scoprire le affascinanti quanto impervie vie battute dagli antichi commercianti. Una parte consistente dell’esposizione ricorda poi l’ingente produzione di saponi nella Venezia rinascimentale: in questo periodo, nel centro storico del capoluogo veneto, si contano ben 40 fabbriche di “saoneri” che lavorano ogni anno svariate centinaia di tonnellate di detergenti solidi.

ALLA LAGUNA SI DEVONO SCOPERTE FONDAMENTALI PER LA COSMETICA
Intervista a Marco Vidal, direttore commerciale Italia di Mavive e responsabile del progetto Sezione del profumo di Palazzo Mocenigo

Proseguendo lungo il percorso si possono visionare anche documenti pregiati quali il manuale di cosmetica I Notandissimi Secreti de l’Arte Profumatoria di Giovanventura Rosetti, pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1555, primo ricettario d’Occidente che cataloga con approccio scientifico più di 300 formule di cosmetici in uso nella Venezia di allora, e il noto Erbario cinquecentesco di Pietro Andrea Mattioli, che illustra, tra l’altro, la moderna tecnica della distillazione.
La visita si conclude con due tappe fondamentali, rappresentate, da un lato, da pezzi rari e preziosi appartenenti alla pregiata collezione privata Storp, messa a disposizione dalla casa essenziaria tedesca Drom, e, dall’altro, da 30 stazioni olfattive che, tra contenitori d’epoca e iPad utilizzabili per approfondimenti virtuali, consentono al pubblico di sperimentare una forma alternativa di apprendimento basato sui sensi, oltre che sulle tradizionali nozioni storico-scientifiche. Come nell’ideale chiusura di un cerchio che si è aperto nelle prime stanze del piano nobile, dedicate ai costumi e alla moda del Settecento, così la rassegna che celebra il profumo e lega la sua storia a quella di Venezia volge al termine tra tessuti, arredi, dipinti e ornamenti risalenti al periodo della fastosa decadenza della Serenissima. Ed è anche l’epoca in cui, da qui, l’arte della cosmesi e della profumeria si diffonde in tutta Europa. Non a caso, nel 1709, l’acqua di Colonia nasce dall’estro di due emigranti italiani, i fratelli Farina, di origini veneziane. Nel 1797 l’arrivo delle truppe di Napoleone Bonaparte sancisce la fine della Repubblica della Serenissima e nelle mani della Francia, oltre alla Laguna, passa anche il primato della produzione moderna delle essenze, per quanto questa sia iniziata secoli prima sotto dogi e dogaresse del Canal Grande. Ci tiene a sottolinearlo lo storico Pier Alvise Zorzi, che ha curato un video proiettato in una stanza del Museo: anche nelle fragranze più innovative e all’avanguardia delle moderne griffe internazionali, afferma, «ci sarà pur sempre qualche traccia, qualche antica molecola della grande storia veneziana».

TESORI D’EUROPA
  FARINA HAUS COLONIA
Nella cittadina renana si può visitare l’antica fabbrica fondata nel 1709 dagli italiani Giovanni Battista e Giovanni Maria Farina. Quest’ultimo, portando con sé i segreti della distillazione moderna, creò una fragranza unica, l’Eau de Cologne, amata da illustri personalità quali Goethe e Voltaire, e oggetto di numerose contraffazioni nel corso dei secoli. farina.org
  MUSÉE INTERNATIONAL DE LA PARFUMERIE GRASSE -
Considerato il tempio della profumeria, questo museo è stato creato nel 1989 nella cittadina della Provenza, terra di grandi maison come Gallimard, Fragonard e Molinard; dopo quattro anni di chiusura per lavori, la struttura rinnovata ha riaperto i battenti nel 2008. Al suo interno sono raccolti circa 50 mila oggetti, che raccontano la storia delle essenze e degli alcool, e i piccoli segreti relativi alla creazione delle fragranze. www.museesdegrasse.com
  OSMOTHÈQUE VERSAILLES, PARIGI -
Una sorta di conservatorio o biblioteca di profumi, realizzata nel 1990 nella reggia francese di Versailles. L’Osmothèque racchiude migliaia di fragranze, di cui circa 400 ormai cadute in disuso, ma ricreate in laboratorio. Alcune sono diventate leggende, come l’acqua di Colonia Hungarian Queen, usata da Napoleone nel suo esilio a Sant’Elena, l’originale Chanel n.5, o il raro Crepe de Chine del 1925. www.osmotheque.fr