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Con telefonate, e-mail e una cena “nella sala privata di uno dei maggiori ristoranti di New York”, Apple e cinque grandi case editrici avrebbero messo a punto un cartello sui prezzi degli e-book, uno stratagemma per rispondere alla politica dei prezzi di Amazon (9,99 dollari al massimo per un libro digitale) che avrebbe provocato l’aumento dei prezzi di 3-5 dollari per e-book. È l’accusa fatta dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che ha avviato un’azione legale ai danni di Cupertino e di altre cinque case editrici, Macmillan, Penguin, Hachette, HarperCollins e Simon & Schuster (le ultime tre hanno già raggiunto un accordo per rivedere le politiche dei prezzi).
“I manager dei livelli più alti delle aziende incluse nell'azione legale odierna hanno lavorato insieme per eliminare la concorrenza fra i negozi che vendono e-book, aumentando di conseguenza i prezzi per i consumatori”, ha accusato il ministro della Giustizia, Eric Holder.
L’azione statunitense segue di qualche mese quella della Commissione europea che proprio ieri, mercoledì 11 aprile, ha sottolineato di essere in trattativa con le aziende per raggiungere una soluzione. “La Commissione europea ha ricevuto le proposte di impegno a rimediare, da parte di Apple e di quattro case editrici internazionali – ha affermato il vicepresidente dell'esecutivo Ue responsabile per la concorrenza Joaquin Almunia – Valuteremo eventuali proposte finali di impegni e le confronteremo con altre parti per verificare se siano sufficienti a preservare la concorrenza a beneficio dei consumatori, in questo mercato in rapida crescita”.