Sergio Melpignano

Sergio Melpignano

Presidente, nel panorama dei golf club italiani il vostro è una realtà particolare. Quali le ca­ratteristiche vincenti?
Oltre al valore tecnico del percorso, per noi al primo posto c’è sempre la manutenzione del campo. Oggi più che mai fornire ai giocatori un contesto in cui tutte le componenti del campo sono curate nel miglior modo possibile riten­go sia elemento preferenziale: fairway, green, più tagli di rough rappresentano un elemento centrale della nostra offer­ta. L’eccellenza delle strutture e della proposta enogastronomica completano il modo con cui accogliamo gli ospiti

Una dei punti di forza è anche la visibi­lità internazionale...
Il campo da golf è, innanzitutto, un impianto sportivo e le gare per i pro ne dimostrano la valenza. La scelta interna­zionale è stata da subito al centro della nostra politica. Per otto anni abbiamo ospitato la finale del Challenge Tour con cui abbiamo fatto conoscere la nostra struttura ai campioni stranieri e ai rispet­tivi Paesi che, in termini di giocatori, rappresentano un bacino di utenza mol­to superiore a quello italiano.

A quale target vi rivolgete?
Il nostro è tipicamente un campo tu­ristico con un target di giocatori che arrivano da fuori, in particolare stranieri (ca. l’80% dei green fee). I soci sono nell’ordine delle poche unità. E questa è la direzione su cui ci muoviamo. La combinazione golf e turismo è la nostra vocazione al punto che possiamo dire che il campo da golf è un ulteriore servi­zio delle strutture all’interno delle quali si trova.

In altri Paesi ci si è mossi sulla via della collaborazione tra club per favorire la mobilità dei golfisti. E in Puglia?
L’idea di sistema è valida, ma nella nostra regione la quantità di campi è ancora limitata per proporci come polo golfistico. Guardando ciò che sta avvenendo in giro per i circoli italiani appare evidente che la politica dell’as­sociazione “stanziale” sia superata e si capisce come il vero difetto del golf in Italia, quello che determina le difficoltà, sia il numero troppo basso di giocatori. Paesi a noi vicini e simili dispongono di un bacino anche quattro-cinque volte superiore al nostro.

Quali le mosse per cambiare questa situazione?
In un momento in cui la presenza di campioni italiani di valore mondiale può fare da traino, c’è l’occasione per un nuovo impulso a questo sport e ampliare la base. Bisogna partire dai giovani, ma pensando anche a chi (genitori e nonni) si trova nel ruolo di accompagnatore. Strutture di pratica collocate all’interno e nelle immediate vicinanze delle città consentirebbero di facilitare l’approccio al golf, aumentando velocemente la base dei praticanti, a costi contenuti. Senza dimenticare le opportunità per i tanti professionisti e le molte altre figure professionali che una struttura golfistica richiede.

Che ruolo giocano le gare?
Anche la politica delle tante gare non ha protetto i circoli dalla crisi. La nostra idea è, per i dilettanti, di una decina all’anno. Per il resto, spazio al golf nella sua essenza di sport da praticare con i compagni di gioco/amici. Questo è quello su cui puntiamo.

L’ inverno è per molti una fase in cui fare i conti con condizioni poco favore­voli. Quali le vostre iniziative per attrar­re questi giocatori?
Se il nostro percorso è meta di tanti appassionati e di molte scuole di golf anche nel periodo invernale, le strutture alberghiere che ci circondano rappre­sentano un motivo che da solo vale la pena di una visita al San Domenico. Come eventi, dopo la Pro Am dedicata a professionisti e giocatori italiani dei primi giorni dell’anno, a maggio avremo una prima di grande interesse, una Pro Am dedicata ai maestri stranieri sotto l’egida della Pga of Europe. Un altro modo per portare il nostro campo al centro del golf internazionale.