L'amateur cinese Cheng Jin impegnato sul campo del Masters Tournament all’Agusta National Golf Club © Getty Images

Via libera al gioco del golf, purché lo si paghi di tasca propria. Il Partito comunista cinese ha riabilitato lo sport, recentemente definito come un “vizio da milionari inventato per favorire accordi sporchi tra politici e imprenditori”.

Nell’ultima direttiva dell’Agenzia nazionale anti-corruzione viene decisamente riabilitato: “Visto che il golf è solo uno sport non è un male in sé e non c'è nulla di giusto o di sbagliato nel praticarlo. A patto che funzionari e iscritti al partito paghino di tasca propria”. Viene quindi abolito l’articolo contenuto nelle nuove norme anti-corruzione che stabiliva pene per il semplice "possesso di tessere del golf club", o per "l'illecita frequentazione di campi clandestini".