Ferrari: la Rossa fa 75

La Ferrari 288 Gto del 1985, madre delle supercar a tiratura limitata made in Maranello: 272 esemplari di una V8 da 400 cv che andava da zero a 100 km/h in 4,8 secondi e superava i 300 km/h

Inizia alla grande il 2022, l’anno nel quale la Ferrari festeggia il 75esimo compleanno. Se la Formula 1 non ha dato lo scorso anno soddi­sfazioni all’altezza della fama del Cavallino, il 2021 è stato, invece, l’anno più vincente della storia Ferrari nelle competizioni Gt, cele­brato con una mostra al Museo di Maranello. Una stagione che ha visto le Ferrari impegnate nei principali campionati distribuiti sul pianeta, al termine della quale l’Albo d’oro del Cavallino Rampan­te si è arricchito di 23 nuovi titoli sportivi.

Due altri elitari riconoscimenti legati al mondo del design sono ar­rivati a fine gennaio dalla giuria del Festival Automobile Interna­tional di Parigi, giunto alla 37esima edizione, che hanno incoro­nato la Ferrari Daytona Sp3 Supercar (foto qui sotto ) più bella dell’anno 2022 e assegnato a Flavio Manzoni, direttore del Centro stile, il Grand Pri­ze Design. La nuova sportiva s’ispira alle leggendarie Ferrari Sport Prototipo degli anni 60. Sotto il cofano, in posizione posteriore-centrale, scalpita un V12 da 840 cv. Tutti venduti i 599 esemplari della tiratura limitata, a un prezzo base di 2 milioni di euro.

Ferrari Daytona Sp3 Supercar

Ferrari Daytona Sp3 Supercar

Tutto in linea con quello che frullava nella testa il 12 marzo del 1947 quando Enzo Ferrari fondò la casa automobilistica che por­ta il suo nome. L’uomo che diceva: «L’auto più bella? La prossi­ma» e «La vittoria più importante? Quella che deve ancora arriva­re». Nell’Italia del secondo Dopoguerra, in cui si stava per aprire il mercato della motorizzazione di massa, scelse di andare contro­corrente investendo la sua esperienza nel sogno di costruire vet­ture da corsa. E si intuì subito il potenziale dell’”Ingegnere”. La 125 S, equipaggiata con un 12 cilindri di 1.500 cc, con al volan­te Franco Cortese debuttò all’Autodromo di Piacenza l’11 maggio 1947 e il 25 dello stesso mese conquistò la sua prima vittoria nel Gran Premio di Roma. Bastarono pochi anni per capire che era nato un Cavallino rampantissimo. Nelle gare di durata, la Fer­rari vinse la sua prima Mille Miglia nel 1948 e la sua prima 24 Ore di Le Mans nel 1949. In Formula 1 conquistò nel 1952 il ti­tolo mondiale con Alberto Ascari, un’impresa ripetuta nel 1953.

Enzo-Ferrari

All’inizio degli anni 60 nacque la vettura più iconica dell’epopea Ferrari. Il nome, secco, brevissimo, è noto a tutti gli appassiona­ti di belle automobili: 250 Gto. Prodotta tra il 1962 e il 1964, l’acronimo sta per Gran Turismo Omologata mentre il numero indi­ca i centimetri cubi di ciascun cilindro del motore V12 3.000 cc. Ma la cifra che rende magica questa vettura è 36 come il numero degli esemplari prodotti, più tre con il motore 4.000 cc, tutti di­versi tra loro, perché realizzati a mano dai sapienti battilastra ca­pitanati da Sergio Scaglietti.

Oggi la Gto è il Sacro Graal dei colle­zionisti a quattro ruote e nel 2018 un esemplare del 1962 è stato venduto a un’asta di Sotheby’s per qualcosa in più di 48 milioni di dollari, imponendosi come l’auto più costosa di tutti i tempi gra­zie anche a particolare del suo curriculum: era stata guidata dal campione mondiale Phil Hill alla Targa Florio. Ma siccome i re­cord sono fatti per essere battuti, sul sito di James Edition, spe­cializzato in oggetti di iperlusso è in vendita un esemplare a 66 milioni di dollari, pari alla bellezza di più di 54 milioni di euro.

Museo-Ferrari-Maranello

Gli anni 60 furono quelli in cui le vendite quadruplicarono ed Enzo Ferrari capì che per affrontare con successo le nuove sfide erano ne­cessari investimenti per la trasformazione dell’attività industriale e dei servizi che vi ruotavano intorno. Nel 1969 raggiunse un accordo per vendere alla Fiat della famiglia Agnelli la metà delle sue azioni. Nel 1975 debuttò la 308 equipaggiata dai primi motori V8 3.000 cc, montati in posizione centrale e trazione posteriore, che riscos­se un enorme successo commerciale, anche negli Usa, grazie alla serie tv Magnum P.I. .

I Settanta furono gli anni dei mondiali di F1 vinti da Niki Lauda e Jody Scheckter. Più difficili, invece, gli anni Ottanta che culminarono con la morte di Enzo Ferrari, il 14 agosto del 1988, e con Fiat che aumentò la sua quota azionaria al 90% mentre il restante 10 rimaneva nelle mani di Piero Ferrari. La F1 fu avara, solo due titoli Costruttori nel 1982 e 1983, molto meno la produzione di, come si direbbe oggi, hypercar. Vide la luce la 288 Gto, la madre delle supercar a tiratura limitata made in Maranello: 272 esemplari di una V8 da 400 cv che sparava lo zero-100 in 4,8 secondi e superava i 300 orari, l’auto più veloce del mondo. Il suo motore fu trapiantato su un altro famosissimo pezzo da collezione, l’F40, l’ultima vettura di Enzo Ferrari.

Luca Cordero di Montezemolo-Ferrari

Nel novembre del 1991 Luca Cordero di Montezemolo si mise al volante della Ferrari e vi rimase fino al 2014, in piena era Sergio Marchionne. La sua può essere davvero considerata una rivoluzione copernicana. Basta una sua frase per capirlo. «Durante la prima riunione a Maranello mi accorsi che i dirigenti erano tutti ingegneri. Decidevano tutto loro, dai colori allo stile, compreso il nome da dare alle auto. Avevano una cultura troppo tecnica, poca visione di marketing, di organizzazione e facevano vetture tradizionali». Montezemolo rivoltò la Ferrari come un calzino. Sulle vetture stradali trapiantò il cambio della F1, rendendole molto più divertenti da guidare. Crebbe il comfort, rinnovò la gamma dei motori a otto e a 12 cilindri attingendo sempre dalla F1. Arrivarono auto sempre più moderne. La rinnovata 348, l’F355, l’F50, la 550 Maranello, la 360 Modena. E più avanti modelli di successo come la Enzo nel 2002, F430 nel 2004, California nel 2008. Soprattutto nuove strategie di marketing e politiche di branding. Come l’inaugurazione ufficiale del primo Ferrari Store a Maranello nel 2002, seguita da una serie di aperture in Italia e all’estero che si tradussero in 30 punti vendita monomarca nel mondo, tra cui San Pietroburgo, Dubai, Abu Dhabi, Singapore, New York e Miami. Rivoluzione anche in Formula 1. Dopo la vittoria nel mondiale piloti del sudafricano Jody Scheckter nel 1979 e un intero ventennio di brucianti mazzate solo parzialmente addolcito dai titoli Costruttori dell’82, ’83 e ’99, a rilanciare la F1 fu chiamato Jean Todt. Con Michael Schumacher realizzò un filotto impressionante. Tra il 2000 e il 2008, infatti, la Scuderia conquistò in totale 13 titoli mondiali: sei Piloti (cinque con Schumacher e uno con Kimi Räikkönen) e sette Costruttori.

APPROFONDIMENTI

Non bisogna dimenticare però la più lucente delle medaglie: se esistesse un “Mondiale” della qualità del lavoro la Ferrari lo vincerebbe a mani basse. Per esempio, chi ha la fortuna di essere ospite a Maranello all’ora di pranzo non si azzardi a pronunciare frasi tipo «dov’è la mensa?», perché in cambio riceverebbe un’occhiataccia. Qui tutto è a misura di lavoratore, compreso il ristorante aziendale in cui si alternano chef di rango per far dimenticare con i loro manicaretti, almeno per il tempo di un pranzo, il profumo degli ottani. L’avveniristico edificio ispirato alla sezione di una pala di elicottero è firmato dall’architetto Marco Visconti ed è una delle perle dello stabilimento rinnovato nei primi anni 2000 sotto l’egida di Montezemolo. Tre quarti di secolo di grandi successi, insomma, con qualche scivolata che non intacca, anzi rende più umana, la leggenda Ferrari. La prossima medaglia? Incrociamo le dita, i motori delle Formula 1 si stanno già scaldando per la stagione 2022. Non facciamo altri scherzi, gli anni di digiuno sono già arrivati a quota 14…

*Articolo pubblicato su Business People, marzo 2022