Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane © Ed Jones/Getty Images

Se da un lato l'Unione Europea ha alzato le stime di crescita del pil tricolore per l'anno appena iniziato – si passa dal +1,3% annunciato nel novembre scorso al +1,5% (si conferma quindi la percentuale stimata per l'anno passato) – dall'altro il nostro Paese rimane in coda alle classifiche dell'Unione, che parla di «prospettive di crescita moderate» e di rischi legati soprattutto allo «stato ancora fragile del settore bancario italiano». E, sottolinea il report, le proiezioni sono «basate sull'assunto che non vengano modificate le riforme per la crescita già adottate e le attuali prudenti politiche fiscali». Motore del rialzo del pil dovrebbero essere export e investimenti, inoltre ci si aspetta che i consumi dei privati facciano registrare un incremento moderato ma stabile.
Ancora meno rosee le previsioni per il 2019, secondo le quali il nostro prodotto interno lordo rallenterà la sua crescita, che si attesterà su un +1,2%.

Le previsioni per l'Ue

Appare poi più rosea la situazione del continente. I tassi di crescita della zona euro e dell'Ue superano le aspettative dell'anno scorso, mentre continua la transizione dalla fase della ripresa a quella dell'espansione dell'economia. Secondo le stime, nel 2017 le economie sia della zona euro che dell'Ue sono cresciute del 2,4%, il tasso più elevato registrato nell'ultimo decennio. Tali risultati decisamente positivi sono destinati a continuare nel 2018 e nel 2019, con una crescita rispettivamente del 2,3% e del 2,0%, sia nella zona euro che nell'Ue.
Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: «In questo inizio di 2018 l'economia europea si presenta in eccellenti condizioni di salute. La zona euro evidenzia tassi di crescita mai visti dopo la crisi finanziaria. La disoccupazione e i disavanzi continuano a diminuire e gli investimenti stanno finalmente registrando un aumento significativo. La crescita economica è inoltre più equilibrata di quanto non fosse dieci anni fa e potrebbe anche rivelarsi più duratura se continueremo ad attuare riforme strutturali intelligenti e a perseguire politiche di bilancio responsabili. Questo momento propizio per le riforme non durerà però per sempre: le ambiziose decisioni necessarie per rafforzare l'Unione economica e monetaria devono essere prese ora».

La crescita dovrebbe rimanere solida

Le stime attuali per il 2017, che parlano di una crescita del pil del 2,4%, superano le proiezioni indicate a novembre nelle previsioni economiche di autunno, che erano rispettivamente pari al 2,2% per la zona euro e al 2,3% per l'Ue. Anche le previsioni di crescita per il 2018 e il 2019 sono state corrette al rialzo rispetto a novembre,  e sono rispettivamente passate dal 2,1% al 2,3% per l'anno in corso e dall'1,9% al 2,0% per il 2019. Questi sviluppi sono attribuibili sia ad una congiuntura economia più forte in Europa, dove i mercati del lavoro continuano a migliorare e dove il clima di fiducia nell'economia è particolarmente buono, che a una ripresa più forte del previsto dell'attività economica mondiale e degli scambi commerciali internazionali. La domanda forte, il livello elevato di utilizzo della capacità produttiva e condizioni di finanziamento favorevoli dovrebbero favorire gli investimenti nel corso del periodo di riferimento delle previsioni.
Guardano ai singoli Paesi, la Commissione conferma le stime di crescita 2017 di Germani a Spagna, rispettivamente +2,2% e +3,1%, e rivede al rialzo quelle del 2018: 2,3% invece di 2,1% e 2,6% invece di 2,5%. Leggero incremento per entrambi gli anni per la Francia: 1,8% per il 2017 (invece di 1,6%) e +2% per il 2018 (contro la previsione precedente di +1,7%).

Le prospettive di inflazione restano moderate

L'inflazione di fondo, che non tiene conto dei prezzi volatili dell'energia e dei prodotti alimentari non lavorati, dovrebbe rimanere moderata, a fronte di una situazione di ristagno del mercato del lavoro che migliora solo lentamente e di pressioni salariali che rimangono contenute. L'inflazione generale continuerà a riflettere la significativa incidenza dei prezzi dell'energia e dovrebbe crescere in misura modesta. Nel 2017 l'inflazione della zona euro ha raggiunto l'1,5% e secondo le previsioni rimarrà allo stesso livello nel 2018, per passare all'1,6% nel 2019.