Europa: la metà delle aziende premia i vertici che pensano all'ambiente

© geralt on Pixabay

European Report: Higher Ambition, Higher Expectations : è questo il titolo del rapporto annuale Cdp (piattaforma non-profit per la divulgazione dei dati ambientali) che analizza le politiche ambientali di 859 imprese europee, che insieme capitalizzano tre quarti dell'intero mercato del Vecchio Continente. Stando ai risultati di quest'anno, il 75% di esse ritiene che i cosiddetti rischi "di transizione", come una nuova legislazione sul clima, possano comportare effetti significativi sulle rispettive attività. Ma, soprattutto, emerge che per gestire questi rischi, il 47% delle aziende offre ora incentivi monetari ai propri vertici, con una realtà su quattro che ha stabilito premi finanziari in caso di raggiungimento dei target climatici. 
Lo studio ha rilevato anche come, entro il 2020, il 72% delle imprese si avvarrà di differenti scenari climatici per basare le rispettive strategie di business. L'analisi degli scenari aiuta le aziende a valutare le performance nel contesto di differenti "mondi alternativi", come per esempio nel caso in cui il riscaldamento globale risultasse inferiore ai 2°C in conseguenza di un notevole abbattimento delle emissioni.
Inoltre, quasi nove aziende europee su dieci tra quelle analizzate prevedono che dal cambiamento climatico possano emergere opportunità di business: per esempio, quasi la metà di esse si attende una richiesta di prodotti legati a una minor emissione di carbonio.

Emissioni in calo, ma...

Rispondendo alla richiesta di informazioni ambientali da parte degli investitori, le aziende europee hanno poi dichiarato di aver ridotto le emissioni di gas serra nel 2018 per una quantità pari a quella delle emissioni annuali dell'intera Austria. Nel contempo, le aziende dotate di target scientifici approvati per abbattere le emissioni in linea con l'Accordo di Parigi sono aumentate durante lo scorso anno del 65%. Tuttavia, oltre metà (53%) di esse non dispone ancora di un obiettivo per le proprie emissioni totali (assolute) e, tra quelle che lo possiedono, solamente un terzo ha fissato target che vanno oltre il 2025.