iGuzzini

Inaugurata nel ’98, la sede iGuzzini a Recanati (Mc) progettata da Mario Cucinella è ancora un esempio di architettura sostenibile. L’atrio a tutta altezza garantisce l’illuminazione degli ambienti e le aperture permettono una ventilazione naturale

Cinque anni di lavoro nello studio di Renzo Piano a Genova, poi il trasferimento a Parigi, la fonda­zione di Mario Cucinella Archi­tects nella capitale francese nel 1992 e di una sede bolognese nel 1999. Oggi il nome di Mario Cucinella, in architettura, è molto noto (anche se lui non ama essere definito un’archistar), ma soprattutto è sinonimo di atten­zione per l’ambiente e sostenibilità, per i quali ha sempre coltivato uno speciale interesse.

Architetto, nel nostro Paese si percepisce una sensibilità ai temi ambientali da parte delle aziende?
Direi che ci troviamo in una sorta di spartiacque. Di re­cente l’atteggiamento delle imprese è molto cambiato, si è compreso che questa è l’unica strada possibile per affron­tare i mercati e quindi c’è sicuramente un grande interes­se, però diciamo che i fatti ancora non corrispondono alle ambizioni. Del resto i cambiamenti culturali richiedono tempo, credo che ci vorranno ancora 20 o 30 anni.

Questo vale sia in Italia che all’estero?
Nel nostro Paese c’è una minoranza di professionisti, quasi dei carbonari, che già da più di vent’anni ha iniziato a par­lare di questi temi. Penso, solo per fare un esempio, a Ser­gio Loss e Giancarlo Allen. Abbiamo quindi anche una letteratura abbastanza importante, però di fatto l’Italia ha realizzato molto poco in tal senso. E se siamo indietro non è perché non abbiamo le capacità, ma anche perché altrove esistono da tempo importanti strumenti legislativi – e non parlo solo di incentivi economici – mentre da noi la governance è molto lontana da questi problemi, perché non ha una visione a lungo termine. Basti pensare che in Gran Bretagna una legge prevede che dal 2012 si possano realizzare solo case a emissioni zero e che in Francia le norme sul costruire ecologico ci sono da vent’anni. Comunque, come dicevo, ora il cambiamento sta avvenendo anche da noi: i mercati sono più severi di ogni normativa, per sopravvivere oggi richiedono una continua innovazione e una posizione più trasparente, anche dal punto di vista dei processi ambientali.

Veniamo al punto. Quali caratteristiche deve avere un edificio per essere considerato ecosostenibile?
Bisogna unire l’efficienza delle macchine a un’attenzione forte per il disegno dello stabile. Se l’impiantistica ha certamente fatto grandi passi avanti nella riduzione dei consumi, dobbiamo tenere presente che oltre una certa soglia non si potrà andare. Qui allora interviene l’architettura: disegnare un edificio in un certo modo, studiando bene l’opacità, l’orientamento, gli ombreggiamenti, può fare la differenza riducendo di molto l’utilizzo degli impianti stessi. In questo quadro anche le energie rinnovabili acquistano un ruolo importante. Fotovoltaico, eolico, solare termico sono sistemi che hanno ancora una loro fragilità, che riescono a produrre energia solo in quantità limitate, quindi possono svolgere un ruolo decisivo solo in edifici dai consumi ridotti.

In Italia si sa, prevalgono nettamente le Pmi. La maggior parte, se non tutte, non possono certo permettersi di costruire una sede nuova di zecca. C’è qualcosa che possono fare per ridurre l’impatto ambientale dei propri uffici con una semplice ristrutturazione?
Assolutamente sì. Non possiamo certo pensare di demolire tutto quanto costruito finora. Credo anzi che di nuovi edifici ne costruiremo ancora pochi e che la “grande economia” si farà proprio nel mercato della ristrutturazione. Diciamo che c’è uno spartiacque molto importante tra gli edifici monumentali e quelli costruiti tra gli anni ’60 e gli anni ’80. I primi richiedono azioni chirurgiche, per esempio la sostituzione degli impianti, dei vecchi serramenti con altri nuovi dal punto di vista tecnico, ma dall’aspetto simile a quelli antichi, o ancora interventi invisibili come la coibentazione del tetto e l’utilizzo di isolanti interni. Non saranno le soluzioni ideali, ma permettono migliorie rilevanti senza rovinare edifici d’importanza storica. Un discorso diverso vale per l’altra categoria, dove la ristrutturazione, oltre agli impianti e ai serramenti, può sfruttare un rivestimento di isolamento termico esterno per ridisegnare e ricolorare gli edifici, sfruttando l’obiettivo energetico come un’opportunità di riqualificazione estetica.

BIELLA – Sede centrale del gruppo Banca Sella
Non solo servizi per i clienti e i dipendenti, ma anche soluzioni e tecnologie finalizzate alla ecosostenibilità per la nuova sede centrale del Gruppo Banca Sella, inaugurata un anno fa. Per ridurre l’impatto ambientale il “pacchetto” murario perimetrale è stato realizzato per incrementare al massimo l’isolamento e l’inerzia termica dello stabile; i vetri sono stati pensati per ridurre fattore solare, lo spreco di acqua potabile è ridotto grazie all’utilizzo di quella piovana per gli impianti di condizionamento, idrici e di irrigazione; mentre un sistema di adeguamento automatico dell’illuminazione riduce lo spreco di energia elettrica. Non solo. Sulla copertura dell’edificio in piazza Gaudenzio Sella (così come per altre sette succursali in provincia di Biella e otto tra Puglia e Sicilia) è stato installato un impianto fotovoltaico in grado di produrre il 6% del fabbisogno energetico annuale dell’intero stabile. Un nuovo passo per l’ambiente lungo un percorso già tracciato, visto che il fabbisogno complessivo del Gruppo è già coperto per oltre il 95% con energia elettrica rinnovabile proveniente da fonte idroelettrica.
PIOLTELLO (Milano) – Headquarters 3M
Inaugurato nel 2010 il nuovo headquarters della 3M a Pioltello (Milano), una struttura lineare lunga 105 metri e larga 21, di altezza variabile tra i due e i cinque piani, ha una forma e un orientamento che consentono un efficace controllo ambientale: le facciate nord, est e ovest sono progettate con vetri e particolari sistemi di ombreggiatura; sul fronte sud il riparo dal sole è garantito da una serie di terrazze, che agiscono anche come tampone ambientale proteggendo dagli sbalzi climatici estremi in estate e inverno, riducendo così il ricorso agli impianti di riscaldamento e raffrescamento durante tutte le stagioni. Infine l’analisi ambientale del contesto ha portato alla scelta di soluzioni attive per il tetto e le facciate. Vi sono integrati pannelli fotovoltaici che, oltre a produrre energia, conferiscono un aspetto tecnologico alla costruzione.
NEW YORK – Hearst Tower
È del 2006 ma ancora degna di interesse la Hearst Tower di Foster & Partners, primo grattacielo “verde” di New York. Centottanta metri di vetro e acciaio che svettano sull’edificio del 1928 realizzato per volontà del magnate William Randolph Hearst. L’orditura diagonale delle travi, realizzate per l’85% di acciaio riciclato, crea moduli vetrati a diamante: questa forma triangolare ha permesso di risparmiare il 20% di acciaio. I vetri che lo ricoprono lasciano inoltre passare la luce del sole, ma non il calore, riducendo così il ricorso all’impianto di climatizzazione in estate. In più dei sensori regolano la luce artificiale in funzione di quella naturale che penetra dalle finestre e dei rilevatori di movimento spengono automaticamente luci e monitor quando non c’è nessuno nelle stanze. Il tutto ha permesso di ridurre del 25% i consumi energetici rispetto a quelli medi della città ed è valso all’edificio la Certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). Infine un sistema di raccolta dell’acqua piovana consente di innaffiare le piante e regolare l’umidità dell’aria. Una soluzione che ha dato vita anche alla spettacolare cascata d’acqua riciclata di 8 metri posizionata nell’atrio: in inverno umidifica l’ambiente e in estate lo rinfresca.
SALERNO – Riqualificazione ex deposito Sita
Prevede un edificio di otto piani destinato ad uffici e negozi, una piazza e parcheggi interrati il progetto dell’architetto Rocco Fasolino avviato nel 2009 per la riqualificazione dell’area deposito Sita in via Irno a Salerno. L’attenzione per l’ambiente si traduce nell’installazione di pannelli fotovoltaici e solari, ma anche nell’attenzione all’irraggiamento per garantire il raffrescamento estivo: un sinuoso schermo solare è pensato per proteggere la copertura dai raggi del sole mentre la profondità dei balconi si riduce ai piani bassi per fornire più ombra possibile. La “sorpresa” è una sorta di ciminiera di fronte all’ingresso principale. Serve a produrre energia pulita. L’aria da eliminare proveniente dai garage interrati servirà infatti per azionare delle turbine eoliche. Infine il progetto prevede la raccolta dell’acqua piovana per alimentare le vasche del piccolo parco intorno all’edifico.