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Energia solare e avanzate tecnologie per il trattamento delle acque marine. Sono questi i due strumenti chiave che il Sahara Forest Project  intende sfruttare per creare sinergie virtuose tra agricoltura, energie rinnovabili e tutela del pianeta. Messo a punto dall’organizzazione ambientalista norvegese Bellona, il progetto è stato annunciato lo scorso anno e vede ora in corso la fase pilota in Giordania.

Il concetto chiave alla base dell’iniziativa è che lo sfruttamento delle energie rinnovabili permette non solo coltivazioni in serra e produzione di elettricità, ma anche un processo di umidificazione del terreno in grado di favorire una rapida crescita di specie vegetali. Si apre così la possibilità di realizzare qualcosa finora ritenuto quasi impossibile: riforestare le regioni desertiche (contribuendo peraltro allo stoccaggio naturale della CO2 in eccesso) e al contempo dare vita in quelle zone – a partire dal Sahara – ad attività agricole fortemente tecnologizzate, creando pure nuovi posti di lavoro. Senza contare che il progetto mira anche a generare energia elettrica pulita, acqua potabile e biogas. Una manna non solo per le aree direttamente interessate, ma per tutto il pianeta Terra, visto che nel mondo oggi le foreste coprono meno di 4 miliardi di ettari e che ogni anno ne scompaiono circa 15 milioni, ossia più o meno una superficie pari alla metà dell’Italia.

Al momento in Giordania è stata installata una serra alimentata da pannelli solari e desalinizzatori, anch’essi alimentati dall’energia della nostra preziosa stella. E attorno alla struttura sono già stati piantati i primi alberi, cui farà seguito altre vegetazione spontanea come conseguenza delle altre attività. Prossimo passo sarà quello di riprodurre questo sistema su più vasta scala, con una struttura di 20 ettari. I Paesi in cui, finita questa prima fase pilota, sarà possibile iniziare a mettere in atto il progetto di riforestazione? Marocco e Algeria.