Se è green, l’economia cresce: a dimostrarlo è l’annuale rapporto L'Italia del Riciclo di Fise Unire (associazione di Confindustria delle aziende del recupero rifiuti) e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

A dispetto della recessione e dell’incertezza normativa, la green economy macina infatti performance positive: negli ultimi cinque anni il numero delle aziende impegnate nel riciclo dei rifiuti è cresciuto del +10%, contro il -11% delle aziende manifatturiere.

Lo stesso fatturato è arrivato a sfiorare i 34 miliardi di euro, generando un valore aggiunto di circa 8 miliardi di euro, pari a oltre l’1,5% del pil. In particolare si registrano punte d'eccellenza nel tasso di riciclo nei comparti di carta (86%), acciaio (74%) e vetro (65%).

PMI PROTAGONISTE. Un vero e proprio business, insomma, i cui protagonisti sono soprattutto le piccole e medie imprese, ma aumenta il numero delle società di capitali. Non solo. Le prospettive di crescita sarebbero rosee: la prevenzione dei rifiuti, l'ecodesig e il riuso possano generare un risparmio pari a 600 miliardi di euro e 600 mila nuovi posti di lavoro, riducendo la domanda di risorse scarse e costose.

«Proprio in considerazione delle dimensioni di queste imprese, le profonde carenze ed inefficienze che affliggono il settore, a livello soprattutto normativo ed amministrativo, sono ancora più difficili da sopportare, specie in una fase di recessione come quella attuale», precisa però Anselmo Calo', presidente di Unire . «Troppi sono i decreti e i regolamenti attesi da tempo: tra questi il decreto sui criteri di assimilazione, i criteri End of Waste, le linee guida per il rilascio delle autorizzazioni, gli standard per il trattamento di alcune tipologie di rifiuti, la disciplina della preparazione per il riutilizzo».

Gli fa eco Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile: «Il riciclo dei rifiuti in Italia potrebbe crescere, generando nuovi investimenti e nuova occupazione, con norme più chiare, certe ed efficaci a partire da quelle, attese da anni,che indichino con precisione a quali condizioni un rifiuto sottoposto ad un trattamento di recupero cessa di essere un rifiuto e diventa un prodotto».