Per arginare la crisi del mercato petrolifero, Russia, Arabia Saudita, Qatar e Venezuela si sono dette ufficialmente disposte a congelare la produzione di greggio, mantenendola ai livelli dell’11 gennaio. La decisione è stata siglata in seguito a un incontro a porte chiuse a Doha, che ha coinvolto i ministri dell’Energia e del Petrolio di ciascun Paese. «La ragione per cui siamo d’accordo su un potenziale congelamento della produzione è perché, semplicemente, si tratta dell’inizio di un processo che valuteremo nei prossimi mesi nei quali decideremo se abbiamo bisogno di altre misure per stabilizzare e far crescere il mercato», ha spiegato il ministro del Petrolio saudita, Ali al-Naimi. «Ci siamo resi conto oggi che l’offerta sta andando cadendo a causa dei prezzi correnti e che anche la domanda è in aumento».

SCETTICISMO. La proposta ha suscitato però più perplessità che favori. A impensierire è la condizione alla base del ventilato congelamento ossia che anche gli altri membri dell’Opec osservino il fermo produttivo. Tra questi, ci sarebbe anche l’Iran. Inoltre i livelli di produzione dello scorso mese sarebbero comunque elevati. «Il congelamento ai livelli di gennaio secondo noi è adeguato per il mercato», ha ribattuto Ali al-Naimi, «non vogliamo fluttuazioni significative dei prezzi, vogliamo soddisfare la domanda. Vogliamo un prezzo del petrolio stabile».