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Si aprirà a Parigi lunedì 30 novembre la Conferenza mondiale sul clima (Cop21). Fino all’11 dicembre i grandi del pianeta dovrebbero compiere il passo decisivo per un nuovo accordo giuridicamente vincolante che riduca le emissioni di gas serra. «Agire o sarà la fine del mondo», sono state le parole di Barack Obama per far capire l'importante dell'evento. Non c'è solo il clima e lo scioglimento dei ghiacciai in ballo, ma tutte le questioni conseguenti: problemi di sicurezza alimentare, carestie, mancanza di acqua potabile, epidemie, specie animali e vegetali a rischio estinzione.

Il punto di non ritorno è stato già indicato dagli scienziati: due gradi in più rispetto al 1850 e all'inizio della rivoluzione industriale. Il 2015 si avvia a essere senza ombra di dubbio l'anno più caldo di sempre - dal 1880, anno di iniio delle rilevazioni - con tutti i mesi dell'anno (tranne gennaio e aprile) che hanno segnato temperature record sulla Terra e negli oceani. Tra i grandi indiziati, ci sono l'uso dei combustibili fossili e la deforestazione. Secondo gli esperti Onu dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), nonostante la crisi i gas climalteranti sono aumentati come mai nei tre decenni precedenti tra il 2000 e il 2010 e lo scenario peggiore parla di un possibile incremento di 4,8 gradi nel XXI secolo se non si invertirà la tendenza.

A Parigi dunque i leader di 195 Paesi che fanno parte della Convenzione sul clima dell’Onu dovranno indicare ciascuno il proprio obiettivo di riduzione dei gas serra, con gli impegni rivedibili ogni cinque anni. Gli Stati più sviluppati dovranno creare un fondo da 100 miliardi di dollari per aiutare i Paesi in via di sviluppo. Fondamentale sarà il ruolo della Cina, che nei mesi scorsi si era mostrata molta vicina all'amministrazione Usa su questi temi.