La Toscana è la prima regione d’Europa a lanciare un programma pubblico che mette a disposizione dei privati il patrimonio terriero del demanio

Non una cassaforte o un caveau nei quali dimenticare il più prezioso dei beni, ma lo strumento per mettere la risorsa a reddito e, nel contempo, provvedere a salvaguardarla. Si chiama Banca della terra, il progetto che sta portando avanti la Regione Toscana per far fruttare i tanti (troppi) terreni e incolti con il duplice obiettivo di creare nuove opportunità di lavoro e combattere il dissesto idrogeologico. Primo esempio in Europa di strumento pubblico volto a favorire l’accesso degli imprenditori privati, in particolare dei giovani, ai terreni agricoli e forestali del demanio regionale, il progetto si compone di diverse fasi. La prima prevede la mappatura del territorio, da realizzare attraverso l’inventario di tutti i terreni e le aziende agricole di proprietà pubblica e privata disponibili per operazioni di affitto, concessione e compravendita. A questo punto i lotti idonei vengono messi a disposizione di agricoltori senza terra, meglio se under 40, attraverso richiesta di assegnazione e di rimessa a coltura dei terreni. Un progetto già entrato nel vivo. Sul finire del 2013, un anno dopo aver varato la legge regionale che istituiva l’ente terre regionali toscane e la Banca della terra, la Regione ha infatti pubblicato i primi bandi per l’assegnazione delle terre. Altri sono attesi nel corso dell’anno. Ma la Toscana non è l’unica in Italia ad aver pensato alla Banca della terra. Un analogo progetto è stato lanciato per esempio dalla Liguria, che, dopo aver varato l’ente non ha ancora però predisposto il decreto attuativo.