La routine dei grandi manager è il segreto del loro successo?

Dai “top manager” di Sergio Vastano al talent The Apprentice , condotto qualche anno fa da Flavio Briatore, il ruolo dei grandi di­rigenti d’azienda si è ammantato di mitologia, come fossero una categoria esistenziale a sé che segue regole diverse dall’uomo comune. Dei grandi capitani d’industria che hanno lasciato il se­gno sul mercato mondiale si è detto molto, a caccia di un indizio che possa diventare un inizio per chi coltiva ambizioni dirigenzia­li. Scopriamo così che Steve Jobs, l’uomo da 11 miliardi di dollari al momento della sua scomparsa, ogni mattina si chiedeva se era soddisfatto di ciò che faceva, e tre “no” di fila indicavano che un cambiamento era necessario. Per Mark Zuckerberg (Facebook) e Richard Branson (Virgin) il segreto sta nel riuscire a trovare il tempo per fare attività fisica quotidianamente, non tanto per il benes­sere e la salute, quanto come allenamento mentale: ricavare un’o­ra al giorno nell’agenda degli impegni dimostra tenacia e voglia di riuscire che si riflette sulla gestione degli affari. Zuckerberg però ha dichiarato più volte di dedicare poche ore al sonno e di rispar­miare energie dove può, per esempio sull’outfit: il suo guardaroba è fatto di magliette tutte uguali, per non dover prendere una de­cisione inutile ogni giorno. Il mattino ha l’oro in bocca anche per l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e per il fondatore di Microsoft Bill Gates, che si riservano almeno un’ora per l’attivi­tà fisica all’inizio della giornata lavorativa, svegliandosi quindi pri­ma delle 7. Giornata che inizia anche all’alba per Howard Schultz di Starbucks, che dalle 4.30 alle 5.45 si dedica ai suoi cani e alla cor­sa. Anche Tim Cook, l’attuale Ceo di Apple, si alza alle 4.30 per es­sere in palestra per le 5, e dedicare il resto della giornata al lavoro: «il primo a entrare e l’ultimo ad uscire», ama dichiarare, da au­tentico workaholic. Dall’altra parte del mondo, Jack Ma, il fonda­tore di Alibaba pur dedicando al tai chi il primo mattino, ricono­sce con saggezza tutta orientale che una vita spesa solo a lavorare si rivelerà piena di rimpianti. Sembrerebbero della stessa scuo­la imprenditori come Jeff Bezos di Amazon, che sconvolgono le priorità dedicando le prime ore del giorno alla famiglia: niente ri­unioni prima delle 10, e non si prendono decisioni dopo le 17.

Chi ha tempo non aspetti tempo, dunque? Per alcuni è un’osses­sione, per altri uno strumento, ma sembrerebbe proprio che la gestione del tempo faccia la differenza. Se però nella cultura an­glosassone – complice anche la tradizione calvinista – l’autoaffer­mazione è qualcosa che si coltiva fin dalle prime classi elementari, come conciliare la voglia di riuscire sul lavoro con la nostra cul­tura mediterranea, più incline alla convivialità? Lo abbiamo chie­sto a cinque manager alla guida di importanti realtà indu­striali italiane e internazionali, che hanno accettato di buon grado di svestire il completo da lavoro e indossare abiti più comodi, per raccontarci quello che non avevano ancora detto a nessuno.

Sveglia all’alba? Anche no

Olga Iarus­si, Ceo South Europe di Triumph International

Sorpresa numero uno, non è il lavoro il primo pensiero del mat­tino: dopo una buona notte di sonno con le canoniche 6-8 ore, la sveglia non suona prima delle 7-7:30 e non ci si catapulta dal letto per arrivare per primi in ufficio. «Io mi prendo almeno mezz’ora per il caffè, perché senza non ragiono», ci ha rivelato Olga Iarus­si, Ceo South Europe di Triumph International, che al tempo per sé non vuole fare a meno: «e non ci rinuncio nemmeno quando viaggio». La sveglia di Francesco Trapani, vicepresidente esecuti­vo della Investments company Tages Holding ed ex Ceo di Bulga­ri e Tiffany, è alle 7.15, ma per trascorrere un po’ di tempo con due dei suoi quattro figli «che vanno ancora a scuola», confessa dalla sua casa di Londra, «e prima che inizino la giornata ho bisogno di stare con loro. Poi leggo il Financial Times e corro sul tapis rou­lant almeno 4 km tutti i giorni. Il lavoro inizia verso le 9:30, a volte da casa». Anche Matteo Frigerio, Country Manager per l’Italia di Airbnb, con due bambine in età scolare arriva in ufficio non pri­ma delle 9:30, e fa colazione con i suoi collaboratori perché «i mo­menti tra colleghi arricchiscono tutti e fanno anche bene alle per­formance aziendali». Paolo Rigamonti, General Manager e a.d. di Mars Italia conferma il trend delle aziende con manager giovani, e cioè spostare l’attenzione sulle persone: «Non rinuncio a vivere in un ambiente sano, soprattutto ora che ho un bimbo di 11 mesi», spiega. «Ho scelto di abitare a Como anche se questo com­porta spostarsi ogni giorno. Il segreto è diventare “smart” per non essere schiavi dell’orologio». Per qualcuno però il mattino ha effettivamente l’oro in bocca, ma non per il lavoro. «Sono sempre stato un early bird», ride Mario Zini, Ceo Dhl Global Forwarding Italy, «e mi sveglio presto, ma per andare ad aiutare Gianni, il pro­prietario del bar sotto casa: quando apre, al mattino, io metto fuo­ri i tavolini e lui mi offre il caffè, e se parto devo avvertirlo, sennò non mi vede e si preoccupa».

Francesco Trapani, vicepresidente esecuti­vo della Investments company Tages Holding

Quale formula per il successo?

Il Ceo di Tesla e SpaceX Elon Musk ha dichiarato alla testata sta­tunitense Business Insider di dedicare al lavoro l’80% del suo tempo totale e di organizzare la sua giornata in modo molto ri­gido per non perdere efficienza. Da noi a quanto pare il concet­to di efficienza dipende da molti fattori. Dal tipo di azienda, per esempio. Francesco Trapani, ora nella holding Tagest, confessa che questo incarico implica una ge­stione del tempo molto più libera rispetto a quando era a capo di Bulgari o Tiffany: «Ora non ho un orario preferito per i mee­ting, pensi che io vivo a Londra e la mia assistente a Milano. Sono disordinato, scrivo mail e memo a qualunque ora, anche la sera molto tardi, mi metto davanti alla tv, che non guardo, e scrivo. Nel­le grandi aziende è necessario seguire una routine più precisa». Gli fa eco anche Olga Iarussi, che crede nella disciplina per porta­re a termine tutte le sfide che una posizione preminente implica: «A me viene abbastanza naturale pensare solo al lavoro, una volta uscita da casa, spesso nemmeno pranzo per non perdere la concentrazione. Non credo nel “genio e sregolatezza”, almeno non in questo ambiente. Noi siamo dei maratoneti, non degli scattisti, ed è la costanza che alla lunga premia».

Matteo Frigerio, Country Manager per l’Italia di Airbnb

La regolarità sembra es­sere un must anche in settori apparentemente più creativi, come quello dei viaggi. In Airbnb, ad esempio, la differenza sta nei tem­pi: la routine manageriale non segue ore o momenti della giorna­ta, ma stagioni. «Come azienda che si occupa di turismo», spiega Matteo Frigerio, «le nostre politiche sono condizionate dai flussi. Ci sono periodi per pensare alla strategia aziendale, di solito negli ultimi mesi dell’anno, e momenti in cui l’operatività si concentra su altre cose. C’è un tempo per monitorare i trend e uno per rela­zionarsi con le aziende partner e con i capi negli Usa. La cosa che non manca mai, però, è la condivisione con i collaboratori, senza gerarchie e formalismi». Un approccio fluido alla gerarchia carat­terizza anche Mars Italia. «Noi abbiamo spostato lo sguardo dalle poltrone alle persone, e abbiamo sposato lo smart working, che permette a ciascuno di esprimere al meglio le proprie capacità. I nostri dipendenti li chiamiamo “associati”, perché vogliamo che si sentano coinvolti in prima persona nell’attività aziendale. Non abbiamo più telefono fisso ma solo smartphone, in modo che in caso di necessità si possa lavorare anche da remoto. Penso so­prattutto alle donne, che da noi sono il 50% dei manager e il 40% del mio board, che hanno la responsabilità delle famiglie e dei fi­gli. Mettendo al centro le persone ci guadagnano tutti». Tuttavia, la cultura aziendale di partenza deve consentire un minimo di di­screzionalità allo stile di management: confessa Frigerio di AirBnB che «anni fa quando mi hanno chiesto di mandare una mail met­tendo in address list l’elenco dei destinatari dal più senior a scen­dere ho capito di non essere nel posto giusto…».

Paolo Rigamonti, General Manager e a.d. di Mars Italia

Il trucco c’è, ma non si vede

Non è la routine che fa il supermanager dunque, né il sacrificio della vita personale. La bravura starebbe proprio nel trovare un equilibrio tra questi due aspetti, così importanti per tutti e cinque i nostri interlocutori. «Il tempo che trascorro con il mio bambi­no», spiega Paolo Rigamonti, «mi fa ritrovare la giusta misura del­le cose, mi insegna a essere allegro e a stupirmi». Anche per Olga Iarussi è fondamentale saper lasciare il lavoro in ufficio e ritagliar­si dei momenti di pura semplicità. «Non rinuncio mai a portare i miei due pastori tedeschi in campagna a correre, vederli felici per le cose piccole mi ridimensiona e mi rilassa». Quando il gioco si fa duro, i duri sanno quando smettere, è il messaggio che trapela dai racconti delle loro giornate, che nascondono anche picchi di ten­sione. Risposta allo stress, anche per loro, è lo sport. Mario Zini, da ex pallanuotista professionista non rinuncia all’ora in piscina, soprattutto nei momenti difficili. «In acqua sono nel mio elemen­to», spiega, «e tra una bracciata e l’altra mi si schiariscono le idee, ritrovo la calma e la lucidità». Chi non può proprio uscire a pas­seggiare, si consola con i consigli dei mentori, come Frigerio di Ai­rbnb, che ricorda il mantra che uno dei suoi primi manager ripe­teva nei momenti peggiori: «All’epoca mi occupavo di tecnologia, e lui mi scriveva “it’s just a bloody website ”, per dire che le cose importanti nella vita sono altre». Una vita molto regolata, quella dei nostri intervistati, possibile che non ci sia mai un momento di follia? O forse la figura pubblica continua a pesare sulla confi­denzialità dei racconti? «Lo ammetto, guardo Il Grande Fratello e L’Isola dei Famosi », confessa Mario Zini, «sono dei perfetti svuo­ta-mente. E poi sì, gioco con la playstation, a 58 anni suonati».

Mario Zini, Ceo Dhl Global Forwarding Italy