Comuni: tra i più digitali anche piccoli centri e città del Sud

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La digitalizzazione oggi non è più un’esclusiva delle grandi città e delle regioni del Nord, ma coinvolge anche i centri più piccoli e le città del Centro-Sud. È l'evidenza più interessante emersa dalla ricerca l’Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo realizzata da Fpa per Dedagroup Public Services, presentata in occasione del Forum PA 2020.

L'indagine, che si pone l’obiettivo di misurare l’avanzamento della PA italiana nel suo percorso di innovazione attraverso l’approfondita analisi qualitativa di un campione di 109 Comuni capoluogo, prende in esame tre dimensioni per valutare la maturità digitale delle nostre città: Digital public services, che misura il livello di disponibilità online dei principali servizi al cittadino e alle imprese erogati dai Comuni capoluogo; Digital PA, che misura il livello di integrazione dei Comuni rispetto alle principali piattaforme abilitanti individuate dal Piano triennale per l'informatica pubblica (SPID, PagoPA e ANPR); Digital Openness, che misura il livello di apertura dell’amministrazione comunale in termini di numerosità e qualità dei dati aperti rilasciati e il livello di comunicazione con la propria comunità di riferimento attraverso l’attivazione dei principali canali social.
Per ciascuno di questi indici è stato calcolato il livello di maturità digitale ed è stato infine delineato l’Indice complessivo Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) che rappresenta la sintesi dei risultati ottenuti nelle tre dimensioni. Immaginando il percorso di digitalizzazione come una corsa di velocità, che anche alla luce della recente esperienza dettata dall’emergenza sanitaria si è capito che si deve e si può compiere, l’indagine individua tre classi di maturità digitale che vede i Comuni collocati in tre momenti: “Blocchi di partenza”, “Stacco” e “Spinta”. A conferma della possibilità di passare rapidamente al momento successivo, il fatto che l’indagine registra un notevole movimento, con molte città che si collocano appena sotto il punteggio-soglia della fase immediatamente successiva, e che con un minimo ulteriore sforzo potrebbero avanzare facilmente.

Cesena e Pisa al top

Su 109 Comuni capoluogo, 35 sono nella fase “Spinta” e hanno raggiunto un buon grado di maturità digitale, 37 si attestano nella fase di “Stacco” e altrettanti si collocano ai “Blocchi di partenza”. Tra le 35 amministrazioni con elevata maturità digitale ci sono 26 Comuni che raggiungono un livello almeno sufficiente in tutte e tre le dimensioni considerate (Digital public services, Digital PA, Digital Openness) ed elevato in almeno una di esse (classificate come “omogenee”), cioè Arezzo, Bari, Bergamo, Brescia, Cagliari, Cremona, Firenze, Forlì, La Spezia, Livorno, Lodi, Matera, Modena, Monza, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Piacenza, Prato, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Trento, Verbania, Verona e Vicenza. A cui si aggiunge Mantova, con un livello “differenziato” (in fascia bassa in una dimensione e in quella più elevata nelle altre due. E poi 8 Comuni che raggiungono il livello più alto in tutte le tre dimensioni: le grandi metropoli di Bologna, Genova, Milano, Roma, Torino, Venezia e due medie realtà come Cesena e Pisa, a testimonianza del fatto che difficoltà strutturali oggettive (collocazione geografica e dimensione demografica) non impediscono il raggiungimento di ottimi risultati quando si è in presenza di determinate proattività soggettive.
Se è vero che nel complesso, a ottenere la migliore performance dal punto di vista territoriale sono i capoluoghi del Nord-Ovest (12 su 24 si collocano nella fase “Spinta”, 6 nella fase “Stacco”) e del Nord-Est (11 Comuni su 24 in fase “Spinta”, 9 in fase “Stacco”), e che spiccano ancora i grandi comuni (ben 11 dei 12 Comuni con più di 240 mila abitanti sono in fase “Stacco”, uno solo in fase “Spinta”), anche il Sud ha importanti realtà che performano bene. Si collocano infatti nella fase “Spinta”: Bari, Cagliari, Matera, Napoli, Palermo e Reggio Calabria.