Breve guida ai social Ceo

Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Il digitale rappresenta un alleato sempre più fondamentale per quei top manager che vogliono essere ed essere riconosciuti come “social leader”, ovvero capi la cui autorità e autorevolezza non derivi solo dal ruolo assegnato dall’organizzazione che guidano ma, soprattutto, dalla reputazione all’interno delle comunità in cui operano. LinkedIn, insieme a Twitter, è tra le piattaforme digitali più utilizzate nella comunicazione corporate in sinergia con l’ufficio stampa e gli eventi. Per questo la società di consulenza di reputazione digitale Pubblico Delirio ha mappato la presenza su LinkedIn dei Ceo delle più grandi aziende che operano in Italia e della loro comunicazione durante l’emergenza Covid-19 . 

Cosa è emerso? Tra banche, assicurazioni e private equity è il settore finance il più presente, con undici manager tra i primi trenta in temini di seguito e attività. Importante anche il peso del settore Energy & Utility con cinque manager, mentre i settori Tech, Retail, Pharma e Automotive sono in classifica con due manager.
I 30 leader aziendali più seguiti su LinkedIn hanno mediamente 14.600 follower. Francesco Starace di Enel guida la classifica con 34 mila, davanti a Nerio Alessandri di Technogym e Claudio Descalzi di Eni. Poi Marco Alverà di Snam, Luca De Meo di Renault, Luca Dal Fabbro di Inso e Corrado Passera di Illimity Bank. Francesco Pugliese di Conad, Andrea Pontremoli di Dallara e Giampaolo Grossi di Starbucks chiudono le prime dieci posizioni. Tra i top manager donna la prima è Silvia Candiani di Microsoft al 22° posto, mentre Fabiana Scavolini di Scavolini e Nicoletta Luppi di MSD Italia occupano rispettivamente il 25° e 30° posto.

A ogni leader il suo stile social

Naturlmente ogni Ceo ha il proprio stile sui social come nel lavoro, ma in linea di massima secondo gli esperti di Pubblico Delirio sono quattro i macro-profili in cui si possono far rientrare i diversi approcci a seconda della scelta di spostare il baricentro della comunicazione più sul business o sulle comunità e alla adozione di stili più informativi o più coinvolgenti:

  •  Reporter: prediligono una comunicazione più istituzionale, aggiornando gli stakeholder sulle misure adottate e rassicurandoli sulla continuità e solidità del business. Tra le tematiche prevalenti durante il Covid-19 lo smart working, la sicurezza delle persone sul lavoro, i piani di investimenti e decisioni responsabili come il taglio degli stipendi dei manager e il congelamento dei dividendi;
  • Supporter: focalizzano la loro comunicazione sul supporto concreto alle comunità in cui operano. Alcuni esempi dalla recente emergenza: donazioni di beni, servizi e denaro; iniziative straordinarie di welfare aziendale; riconversione degli stabilimenti produttivi per la produzione e donazione di strumenti insufficienti come i dispositivi di protezione individuale;
  • Thought Leader: stimolano e coinvolgono dipendenti e business partner rispetto alla propria visione strategica della new normality e dell’evoluzione che le imprese devono affrontare per imparare e uscire rafforzate dall’emergenza. Tra gli argomenti più trattati negli ultimi mesi sicuramente l’adozione di un “growth mindset” e la trasformazione digitale come evoluzione culturale prima ancora che di competenze e processi;
  • Activist: prendono posizioni pubbliche coraggiose per il bene presente e futuro della collettività esprimendosi su problematiche sociali e ambientali non sempre necessariamente collegate al business che guidano. Per rappresentare l’impresa in maniera credibile, deve incarnare con i fatti, le parole e i comportamenti il purpose e i valori identitari.

A lezione di buone pratiche

La ricerca ha, inoltre, isolato alcune tendenze e buone pratiche nell’esposizione dei manager su LinkedIn nel periodo del Covid-19:

  • Velocità di reazione: se soprattutto all’inizio in molti hanno preferito tenere un profilo basso o attendista, c’è chi ha avuto il coraggio di prendere subito una posizione netta, sbilanciandosi con i propri pareri e previsioni;
  • Frequenza di pubblicazione: mediamente nel quadrimestre marzo-giugno i Ceo italiani hanno postato su LinkedIn 20 volte, quindi cinque volte al mese. Il più prolifico è stato Francesco Pugliese di Conad con 62 post, anche grazie ad un ampio uso delle condivisioni;
  • Tono di voce: rassicurazione, solidarietà, inclusività e positività uniti ad una onnipresente concretezza sono stati il comune denominatore dei messaggi inviati agli stakeholder; 
  • Lunghezza dei contenuti: oltre ai numerosi post al di sopra dei 500 caratteri, si nota la ripresa della pubblicazione di articoli long-form su LinkedIn per aggiornare su decisioni e iniziative e per raccontare la propria visione in maniera più articolata;
  • Narrazione visuale: a fianco delle immagini istituzionali e delle grafiche informative non sono mancati contenuti più caldi dei manager che li ritraggono al lavoro da casa o mentre indossano la mascherina. In pochissimi hanno pubblicato video in continuità;
  • Pubblicazione di link: la segnalazione di articoli sul sito internet aziendale o su testate generaliste e di settore legati all’impegno aziendale e di registrazioni delle interviste televisive o dei webinar sono state molto presenti sui profili della maggior parte dei Ceo italiani.