Sono passati più di due anni dalla sua nascita e tanti, tantissimi casi di violenza contro donne e bambine, e finalmente oggi anche il nostro Paese ha deciso di portare avanti l’iter per far diventare legge la Convenzione di Istanbul. Il trattato, sottoscritto nella capitale turca l’11 maggio 2011, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che mira a sanzionare «tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, sia nella vita privata». Oggi, dopo due giorni di discussioni in aula (purtroppo non troppo gremita) la Camera dei Deputati ha approvato la ratifica della Convenzione. Un primo passo contro la violenza sulle donne espresso con voto unanime, 545 sì su altrettanti deputati presenti.

«Un segnale di sensibilità dell’istituzione, tanto più importante perché arriva nelle ore in cui, in Calabria, viene dato l’addio all’ennesima vittima della ferocia maschile, Fabiana» ha voluto sottolineare il presidente della Camera Laura Boldrini, che solo due giorni fa se la prendeva con i suoi colleghi deputati, colpevoli di aver snobbato la discussione in aula.

Ora il testo passa al Senato, dove, la Boldrini ha fiducia «che potrà contare su un’eguale attenzione». Si tratterà poi di varare la legge di attuazione della Convenzione, una legge che dovrà avere la copertura finanziaria necessaria per permettere la realizzazione dei concreti interventi di sostegno.

Se anche il Senato approverà la Convenzione d’Istanbul potrebbe diventare la prima proposta di iniziativa parlamentare approvata in questa legislatura, rendendo l’Italia il quinto Paese ad aver ratificato la Convenzione di Istanbul, dopo l’Albania, Montenegro, Repubblica Ceca e Turchia.

Il governo italiano ha sottoscritto la Convenzione d’Istanbul il 27 settembre scorso. A firmare l’allora ministra del Lavoro e delle pari opportunità Elsa Fornero e il ministro degli Esteri Giulio Terzi.

IL TESTO DEL TRATTATO