Reddito di cittadinanza: il sistema pubblico a rischio collasso

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Il sistema pubblico che dovrebbe permettere l’erogazione del Reddito di cittadinanza non è adeguato a sostenere un simile impegno: se non sarà potenziato e riorganizzato in breve tempo rischia il collasso. Per far partire la complessa macchina amministrativa che lo dovrà gestire, l’Italia si accinge a compiere un grande investimento che in tempi rapidi è chiamato a trasformare un fragile insieme di amministrazioni centrali e locali in una rete capace di lavorare come un sistema integrato. Per gestire al meglio i 20 miliardi di euro che saranno erogati nel triennio alle famiglie in situazione di povertà, il Paese si prepara a investire complessivamente circa 3,4 miliardi di euro tra il 2019 e il 2021 per potenziare Centri per l’impiego, i Servizi sociali dei Comuni, l’Anpal, l’Inps, i Caf e il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali tra inserimento di personale, aggiornamento delle competenze necessarie a seguire i destinatari nei percorsi di “uscita dalla povertà”, formazione per la gestione delle nuove procedure, potenziamento dei sistemi informativi e integrazione delle banche dati, comunicazione. È quanto emerge dalla la ricerca Reddito di Cittadinanza: siamo pronti?  di FPA Data Insight, centro studi sulla Pubblica Amministrazione di Fpa, società del gruppo Digital360, che ha analizzato tutti i numeri utili per capire quanto e come l’Italia sta investendo per questa misura e cosa fare affinché il sistema non si inceppi.

Centri per l’impiego: a ogni operatore 521 persone da gestire

Tra queste risorse, 1,3 miliardi di euro in particolare saranno destinati a rafforzare i Centri per l’Impiego, 501 uffici per 8000 dipendenti, a cui dalla primavera con il Reddito di Cittadinanza si rivolgeranno tra 1,3 milioni e 1,7 milioni: se anche solo una persona per nucleo familiare sarà chiamata a colloquio, ciascun operatore dovrebbe seguire complessivamente 521 persone. Solo con i nuovi investimenti a regime, l’organico dei Centri per l’impiego potrebbe arrivare a 13.600 dipendenti, per cui ciascun operatore si troverà a gestire 95 destinatari di Reddito di cittadinanza e 213 persone in cerca di lavoro. “Il successo o meno di questa sfida dipenderà da come verranno spesi i soldi”, commenta Gianni Dominici, direttore generale di Fpa. “Se non ci sarà una riforma complessiva del sistema, con una efficace azione di accompagnamento, c’è il rischio che le risorse si rivelino sprecate. Un altro settore importante su cui investire è il sistema informativo del lavoro, che dovrebbe diventare davvero interoperabile e utilizzare le tecnologie più attuali per la gestione e l’analisi dei dati. Solo così si potranno prendere decisioni ragionate e si potrà monitorare l’effetto delle misure adottate”.