Il Parlamento europeo approva la nuova legge sul diritto d’autore

Ieri è arrivato il sì del Parlamento europeo alla nuova norma sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. Con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni, di fatto i deputati hanno dato ragione a quanti sostenevano che, senza una nuova legge, il futuro del giornalismo sarebbe stato a grosso rischio, e hanno invece bollato come “sterili” le preoccupazioni di chi temeva che il testo sul copyright così come concepito inizialmente ledesse la libertà di internet. In realtà, rispetto al documento originario presentato a giugno sono state proposte alcune modifiche agli articoli più contestati, l’11 e il 13, modifiche che a quanto pare hanno soddisfatto i parlamentari, tanto da ricevere il loro via libera. Ora iniziano i negoziati con il Consiglio, che potrebbero portare all’obbligo, per i colossi digitali, di condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti. Una parte della legge prevede, infatti, che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, e anche editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo viene utilizzato da piattaforme digitali come YouTube o Facebook e da aggregatori di notizie come Google News. 

Le reazioni dopo il via libera alla norma sul diritto d’autore

Dopo la decisione del Parlamento europeo sul diritto d’autore nel mercato unico digitale sono scattate puntuali le reazioni delle diverse parti politiche. Da una parte, i soddisfatti, fra cui l’europarlamentare del Pd, Silvia Costa, che ha dichiarato “ha vinto l’Europa della cultura e della creatività contro l’oligopolio dei giganti del web”; e ovviamente il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, secondo cui “la direttiva sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i cittadini. Oggi il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale”. Di segno opposto le reazioni dell’europarlamentare del M5s Isabella Adinolfi, che parla “di una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva”. Decisamente scontento anche Luigi Di Maio, che parla di un atto “che legalizza la censura preventiva” e di ingresso “in uno scenario da 'Grande Fratello' di Orwell”.